Paola Pigni, nostra signora della corsa
Paola Pigni è stata una delle più grandi mezzofondiste italiane, capace di abbattere i pregiudizi di genere nell’atletica.

«Paola Pigni è stata una delle più grandi mezzofondiste italiane, capace di abbattere i pregiudizi di genere nell’atletica. Ha vinto il bronzo nei 1500 metri all’Olimpiade di Monaco di Baviera nel 1972, e stabilito il record mondiale sulla stessa distanza all’Arena di Milano. Il suo esempio ha spinto migliaia di ragazze a praticare la disciplina della corsa sulla media e lunga distanza».
Con questa motivazione, letta dalla presidente del consiglio comunale, Elena Buscemi, Milano ha voluto inserire il 2 novembre anche il nome di «nostra signora della corsa», nata a Milano nel 1945 e morta a Roma per un attacco cardiaco l’11 giugno 2021, fra i 24 cittadini benemeriti, ricordati nel Famedio del cimitero Monumentale.
Nell’anno in cui i risultati non soltanto olimpici hanno ribadito la forza e la centralità dello sport femminile in Italia, quello del Comune di Milano ha rappresentato un omaggio a chi tanto ha fatto per dare forza alle donne in un campo, la corsa lunga, che sembrava a loro precluso. E in questo senso si colloca anche il libro fresco di stampa, scritto da Sergio Giuntini, «Paola Pigni – Liberarsi correndo» (ed. Assital, 116 pagine, 12 euro), presentato in uno dei grandi teatri dell’atletica mondiale, l’Arena di Milano.
La grandezza di Paola Pigni non è soltanto nei numeri (due volte campionessa mondiale di corsa campestre, due volte bronzo nei 1.500 metri, prima all’Europeo del 1969 e poi ai Giochi olimpici del 1972, pluriprimatista del mondo, dominatrice del cross), ma è soprattutto nella volontà di dimostrare che, con un allenamento studiato anche nei dettagli, programmato, illuminato da chi sa, e con la voglia di combattere, come può avere una studentessa del liceo tedesco di Milano, niente è precluso alle donne.
Così sono arrivati i record del mondo, in distanze giudicate «infernali», dai 1.500 (4’12”4, 1969) ai 5.000 metri (due volte, 15’53”6) ai 10.000 (35’30”5), passando attraverso quello dei 3.000 (9’09”2) e del miglio (4’29”5, nel 1973). Il tutto sotto l’alto magistero del professor Bruno Cacchi, catanese (ma nato a Forlimpopoli), trapiantato a Milano e poi a Roma, scomparso nell’aprile 2019: nel 1970 sposò Paola Pigni (un matrimonio che ha sfiorato le nozze d’oro, con due figli), continuando ad allenarla, con metodi rivoluzionari, dalla preparazione in quota fino al test del 31 dicembre 1971, sotto la pioggia di Roma, nella maratona coperta in poco più di tre ore (e senza problemi).
Cinquanta anni fa! La vittoria al Mondiale di corsa campestre di Monza (16 marzo 1974), il terzo oro di cross della sua carriera dopo quelli di Vichy 1970 e Waregem 1973, fece scrivere all’inviato dell’Equipe: «Ma questa ragazza italiana come riesce a battere tutti?» Con la testa, il cuore, le gambe, la passione. E tante volte ha saputo esaltarsi a Formia, nel meeting organizzato da Elio Papponetti: lì aveva costruito i record del mondo dei 3.000, dei 5.000 e dei 10.000. L’atletica, non soltanto quella italiana, le deve tanto, anche per il suo essere un capricorno severo, soprattutto con se stessa, nemica del caos, amante della fatica e delle imprese impossibili.
Lo ha ricordato il c.t. Antonio La Torre: «Ha rotto tutti i tabù culturali dell’epoca; è stata avanguardia e innovazione della metodologia di allenamento». È stata un pezzo di storia di grande atletica, aperta al futuro, pensando sempre a quello che sarebbe stato, fino all’ultimo giorno.
