Ho ucciso il Legia: alla facciaccia vostra!
Il Legia lo ammazzo e torno. Detto fatto, il Napoli si sente forte e Spalletti alza il calice alla facciaccia dei nemici.

© “SPALLETTI” – FOTO MOSCA
“Moglie mia, non so dove sei, ma ovunque tu sia, io faccio un brindisi alla facciaccia tua e alla salute mia!” intonava il Principe de Curtis in Totò, Peppino e i fuorilegge. E alla faccia vostra sembrava pensarlo anche un po’ Spalletti ieri in conferenza post Legia. Ha detto che la prestazione dei suoi lanciava un messaggio anche a chi era rimasto a casa. Si ma non solo ai calciatori, a chiunque continua a manifestare resistenze su questo gruppo e le sue reali possibilità.
Alla facciaccia di chi pensava che a Varsavia sarebbe stato un bagno di sangue senza Osimhen, Insigne e Fabiàn. Alla facciaccia di chi ritiene che Juan Jesus, Lobotka, Elmas e Petagna siano giocatori di Serie B, da far giocare al massimo a Dimaro. A quella, poi, dei “complottisti” sparsi per tutta Italia che vogliono le nostre squadre “farlo apposta”, uscire dalla Coppe per concentrarsi solo sul campionato. Si ma anche di quelli che incitano a farlo – abbandonare l’Europa si intende. Perché non brindare poi a chi ha brindato al gol del Legia, convinto che fosse un’altra sera stile Spartak Mosca.
“Siamo da bosco e da riviera” alla facciaccia vostra! Ovvero in qualunque modo la si mette, o si metta una partita, alla fine vinciamo noi. È stata quasi inquietante la sicurezza mostrata dal tecnico di Certaldo nel dopo partita, sicurezza che poi è la stessa trasmessa alla e dalla sua squadra. Quelli bravi titolerebbero “il Napoli ha una forza tranquilla” alla Bruno Buozzi, e, in effetti, ci prenderebbero.
Talmente tranquilla che quasi vien da pensar male. Si, il gol degli avversari – siglato da Emreli – forse è stato accolto anche da un piccolo piacere masochistico: ha incrementato il coefficiente di difficoltà del match. Se andare in svantaggio risultava prima come un invito alla rinuncia, ora sembra quasi una sfida, un richiamo alle armi: tira fuori dal Napoli il peggio, come fosse un assassino. Come gli azzurri fossero Joe della serie Netflix “You”, lui uccide se sente le persone che ama in pericolo, loro – gli uomini di Spalletti – lo fanno se il proprio successo viene messo in discussione, entrambi hanno un controllo lucido e maniacale dello schema da eseguire per raggiugere l’obiettivo.
Quello del Napoli è stato di tenere il campo, anche in svantaggio, cercando gli spunti, soprattutto quelli di Zielinski a cui l’aria di casa fa di certo bene. Piotr si è procurato un rigore e lo ha segnato. Ha fatto lo stesso Politano, ma dagli undici metri ci è andato Dries – subentrato da poco – e ha messo la freccia prima mettendola dentro e poi, qualche minuto dopo, servendo l’assist a Lozano per l’1 a 3. La parola fine, il colpo di grazia – restando in tema – l’ha sparato Ounas, che ha voluto anche beffarsi della vittima e tanto di cappello: sombrero al difensore e tiro al volo.
Dominio completato, “goal” raggiunto e alla facciaccia vostra. A Varsavia li ammazzo e torno. Torno con una stelletta in più nel CV in formato europeo, con una squadra che si sente tanto forte da pavoneggiarsi e un allenatore che alza il calice, aspettando la prossima cena con delitto.
