Napoli-Verona, interrogativo inevaso
Napoli-Verona si conclude esattamente come lo scorso maggio con un pareggio, ma è un risultato sul quale non bisogna recriminare.

©️ “NAPOLI-VERONA” – FOTO MOSCA
“Così finiscono le conversazioni con mia figlia, con un interrogativo inevaso” diceva il mitico Luciano De Crescenzo in “Così parlò Bellavista”. Noi, potremmo parafrasarlo, perché Napoli-Verona finisce con le stesse modalità a distanza di 5 mesi.
“Cosa è successo in Napoli-Verona?” è una domanda che ci ha accompagnato per tutta l’estate. Com’era possibile che una squadra come gli azzurri avesse potuto perdere l’accesso alla Champions all’ultima giornata. Qualcosa ci era nascosto, qualcosa anche noi dell’informazione nascondevamo. Questo era il motivo per cui bisognava allontanarsi dal calcio.
Noi che avevamo una sola risposta a quella domanda, pensavamo già che sarebbe bastata qualche vittoria per rinforzare il legame tra squadra e tifosi. Le vittorie bastano sempre, sia sulla rabbia che sul gioco. È stato così. È stato il nuovo corso di Spalletti a placare i retropensieri e il complottismo. Il Napoli ne ha vinte 10 su 11 e ha sostituito ai dubbi le certezze – come quella che si può lottare per il tricolore. Ha dimostrato di non voler mai lasciare nulla al caso, di non voler mai lasciare un punto nemmeno in Europa. Poi al Maradona è arrivato il Verona.
È arrivata l’occasione per vendicarsi di Giulietta, di quel “tradimento” di squadra e società, perdonate ma non ancora assolte. Napoli-Verona era de maggio – io, no, nun me ne scordo.
Eppure alla fine dei 90’ regolamentari lo stesso risultato: 1-1, e scaligeri imbattuti nelle ultime tre sfide di A contro i partenopei come non accadeva dall’aprile 1987, con Osvaldo Bagnoli alla guida.
Un uno a uno giusto se vogliamo. Gli azzurri possono recriminare per i pali – quello di Osimhen nel primo tempo e di Mertens su punizione nel secondo, ma essere comunque soddisfatti. Il Napoli avrebbe potuto vincerla, ma ci è arrivato stanco e affrontare questo Verona da scarichi non è mai una buona idea. La squadra di Tudor ha un’intensità da encomio, propone un’applicazione militare del pressing, è cattiva, irritante, e a ciò abbina una tecnica in velocità e in conduzione propria del panorama europeo. È un piccolo Lipsia.
Ciò nonostante gli azzurri hanno tenuto il campo. Sono stati “da bosco” nella prima frazione – anche se hanno da migliorare il governo nell’emergenza – hanno risposto colpo su colpo, a Simeone, Di Lorenzo. Alla ripresa hanno provato ad alzare il baricentro, per abbassare quello degli avversari, quasi ci riuscivano. Ma oltre Anguissa e Osimhen nessuno è prevalso nell’uomo contro uomo progettato da Tudor. Come ogni battaglia che si rispetti è stata confusa, anche grazie alla gestione fantasiosa dei cartellini di Ayroldi. Si è conclusa senza vittime, senza vinti e vincitori. Contenti tutti. Gli ospiti dopo aver battuto Roma, Lazio e Juventus, non le hanno prese dalla prima della classe, quest’ultima mantiene il suo status, consapevole che anche di queste partite sporche è fatta una stagione luminosa.
Napoli-Verona uno a uno, interrogativo inevaso ma forse fino ad un certo punto.
“Cosa è successo in Napoli-Verona?”, hanno pareggiato, semplicemente, ieri come a maggio, capita.
