Empoli e Spalletti, storie parallele
Il legame tra Spalletti ed Empoli, città gioiello del Rinascimento italiano, con chiese, piazze, monumenti, e palazzi, è tuttora fortissimo.

© ARCHIVIO FOTO DI DAVIDE MORGERA
Empoli dista da Certaldo una ventina di chilometri. Un tiro di schioppo. Empoli assapora la Serie A la prima volta nel 1986-87 quando un ragazzo di Certaldo, un centrocampista ventisettenne, gioca nello Spezia in serie C1 e la riconquista nel 1997-98 quando l’ex giocatore, ormai trentottenne, è diventato un allenatore. Il suo nome è Luciano Spalletti e non sappiamo se conosce di più la città di Empoli, per averci giocato collezionando 53 presenze e 3 reti e per averci allenato, o il “Decamerone” del suo concittadino Boccaccio. Fatto sta che il legame tra Spalletti e la città gioiello del Rinascimento italiano, con chiese, piazze, monumenti, palazzi e ponti, è tuttora fortissimo. Basti pensare che Certaldo fa parte dei cosiddetti comuni dell’area “empolese valdelsa” insieme ad altri centri rinomati quali Fucecchio, Cerreto Guidi, Castelfiorentino, Vinci e Montelupo. Luoghi dove la storia si respira in ogni angolo, nei sapori, nell’architettura, nella cadenza dialettale, nella presenza di torri e mura medievali. Luoghi magici che si sposano col carattere che Luciano Spalletti mostra davanti le telecamere. Posato, tranquillo, sereno, pacato. Cosa vuoi di più? Ah, sì, una bella bistecca fiorentina, gnocchi, il castagnaccio ed un ottimo bicchiere di vino in una trattoria con vista su Piazza Farinata degli Uberti.
Quando l’Empoli giocò per la prima volta in Serie A dovette affrontare il Napoli di Maradona, quello dei futuri campioni d’Italia. Quattro a zero nel giorno dell’anniversario del terremoto (Maradona, Bagni e doppietta di Carnevale sotto un diluvio) e tutti a casa. L’anno dopo, concluso con la retrocessione dei toscani, la squadra sponsorizzata dalla locale Sammontana, perse di nuovo dopo una doppietta di Maradona a cui rispose lo svedese Ekstroem. Fine delle comunicazioni tra gli azzurri toscani e la massima serie. Quando l’Empoli ritorna in Serie A, dopo un purgatorio tra serie C e B, è l’anno di grazia 1997-98. Alla sua guida c’è un uomo che l’anno prima li ha portati anche dalla C alla B, dunque doppia promozione, gioia doppia. Quell’uomo si chiama Spalletti. Poco mancava facessero un monumento al tecnico che, con pochissimi capelli, prima di radersi del tutto la pelata, aveva fatto fare loro un doppio salto di categoria mostrando la sua stoffa di allenatore capace e preparato.
Vi siete mai chiesti perché Spalletti ha abbracciato così calorosamente Martusciello, il vice di Sarri, prima di Napoli-Lazio di quest’anno? Semplice, perché Martusciello era uno di giocatori che Spalletti mandò in campo il 14 settembre 1998 quando l’Empoli giocò a Napoli nell’anno più brutto della storia degli azzurri. Un anno concluso con la retrocessione in serie B con soli 14 punti, frutto di 2 vittorie, 8 pareggi e 24 sconfitte. E’ l’annus horribilis dei quattro allenatori, Mutti, Mazzone, Galeone e Montefusco, dei trentatré giocatori in rosa, della prima retrocessione di Ferlaino da quando è presidente del Napoli, della morte annunciata già alla fine del girone d’andata chiuso con la miseria di 6 punti. Fu un’agonia senza fine, lenta, dove i pur validi Protti e Bellucci, comprati per fare goal, ‘Batman’ Taglialatela in porta, Ayala, Mirko Conte e Baldini in difesa, un trio ‘tosto’ sulla carta, Turrini, Rossitto ( un nazionale ) e Goretti a centrocampo, non riuscirono a tenere a galla la barca. Noè e la sua arca affondarono perché quell’anno a Napoli passarono giocatori come Prunier, Calderon, Sergio, Crasson, Pedros, Asanovic, Stojak, Allegri, Zamboni, gente che oggi si ricorda solo chi ha collezionato le figurine Panini o i malati di ‘meteoriti’. Ebbene, l’Empoli capita a Napoli quando le condizioni del malato non sono conosciute, di cui non si sa ancora la gravità. Infatti è appena la seconda giornata di campionato, la diagnosi di ‘cancro calcistico’ è di là da venire e la speranza di un buon campionato, nel cuore dei tifosi napoletani, è enorme. Come sempre. Mister Mutti schiera Taglialatela, Ayala, Facci, Conte, Baldini, Sergio, Esposito, Longo, Rossitto, Protti e Bellucci con Prunier, Altomare e Sbrizzo subentranti. Il giovane Spalletti ha Pagotto in porta, Fusco, Baldini, Bianconi e Tonetto in difesa, Martino, Pane, Ficini e, appunto, l’ischitano Martusciello a centrocampo ed il duo Cappellini- Esposito a pungere la difesa napoletana. Il tempo è all’inizio afoso, poi arriva un quarto d’ora di tormenta con una pioggia battente che mette a nudo la ridicola copertura del S. Paolo. Spettatori 32 mila, di cui 23 mila abbonati. La partita non è semplice per l’arbitro Serena che espelle prima Bellucci per doppia ammonizione e poi Pagotto per fallo da ultimo uomo. A prendere il posto di quest’ultimo subentra Roccati proprio in luogo del già citato Martusciello che probabilmente senza l’espulsione del suo compagno non sarebbe mai uscito dal campo.

Azzurri vincenti, ma che fatica! Due lampi della coppia Bellucci- Protti portano i tre punti al Napoli ma il gioco latita tanto che Il Mattino titola “Gol e paure. Punti 3, gioco 0”. Chissà, forse nell’aria già c’era sentore che qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto. Una trama di gioco decente non si vedeva nemmeno col cannocchiale, all’impegno e alla volontà dei giocatori in campo non facevano riscontro le idee, la squadra sembrava un ibrido costruita più sulle speranze che sulle certezze. Insomma, l’incognita era grossa come una casa. Anche in questa gara, infatti, il finale è tutto dell’Empoli con Taglialatela che salva tutti, squadra e risultato. Il Napoli cala alla distanza e subisce gli attacchi dei toscani perché Sergio, il migliore per gli assist agli attaccanti, non ne ha più, Facci è all’esordio in A ed è impacciato come un bambino, Conte è appena arrivato e non conosce ancora i compagni. Meno male che, ad inizio ripresa, la gara è già sul doppio vantaggio. Un fattore che aiuta, tra sofferenze e rimpalli a favore, a condurre in porto la vittoria nonostante il napoletano Carmine Esposito segni a 15 minuti dalla fine. Quella che doveva essere la coppia da almeno 30 gol fa il suo dovere, sarà la prima delle uniche due volte che segneranno nella stessa gara ( l’altra nel 3 a 6 contro la Samp a Marassi ). Al 33′ Bellucci raccoglie un assist di Sergio e, a pochi metri da Pagotto, con un tocco sporco ma delizioso, porta il Napoli in vantaggio. Ad inizio ripresa anche Protti ha un suo lampo : finta, giro lesto, avversari di stucco e palla in porta. Sembra fatta. E’ fatta un corno! Mutti, invece di alleggerire la pressione finale dell’Empoli spingendo la squadra in avanti, inserisce Altomare al posto di Calderon. Morale della favola, il muro lo fa il Napoli e l’Empoli va all’assalto. Ci pensa Taglialatela a salvare le coronarie dei tifosi azzurri. Presagio, triste presagio.

