Mertens non merita il rinnovo
Il Napoli è già proiettato nel futuro e se Mertens vorrà farne parte dovrà accettare un rinnovo al ribasso.

©️ “MERTENS” – FOTO MOSCA
“A Napoli sto bene ma gli accordi si fanno sempre in due”, queste sono state le ultime parole di Dries Mertens in merito alla querelle rinnovo che lo vedrà coinvolto da qui all’estate.
“Ne parleremo a fine stagione”, la chiosa di Giuntoli qualche giorno fa.
Nemmeno il tempo di assorbire ed elaborare l’addio d’Insigne, che la società azzurra e la città si ritrovano immerse in un’altra questione spinosa, delicata, affettiva.
Dirigenza, popolo e calciatore. Come sempre tre sono le parti in causa, diverse per peso ed emozioni, raziocinio e numeri.
Non si fugge dal tetto ingaggi
L’intenzione che muove la società è unica: abbassare il monte ingaggi e soprattutto fissare un tetto agli stipendi (3,5 milioni all’anno sembrerebbe essere il nuovo massimo emolumento consentito). L’ultimo bilancio ha segnato un passivo di 58,5 milioni di euro. Nulla di preoccupante, perché non c’è debito nei confronti delle banche, ma indice di costi non più sostenibili e da abbattere, soprattutto in vista di una qualificazione in Champions che mai si può dar per sicura. L’austerity è la cartina tornasole che ha guidato la trattativa Insigne, tutti sappiamo come sfociata. Ma in quel caso la bussola era condizionata da un condizione magnetica particolare, De Laurentiis e il capitano erano ormai due poli opposti, si rigettavano di una carica negativa nutritasi nell’ammutinamento e mai soddisfatta.
Carica negativa che, ad esempio, non si frappone tra lo stesso ADL e Dries Mertens, il miglior marcatore della storia azzurra e idolo indiscusso della città. Non è un caso, infatti, che il belga a fine 2020 riuscii a strappare al Presidente 4,5 milioni di euro all’anno, frutto di un contratto biennale (triennale per opzione).
Le sirene
Quel tempo, però, è passato veloce come l’acqua sotto i ponti, tante cose sono cambiate nel mondo e nel calcio, ed ecco che risedersi a tavolino per discutere di un contratto beneficerà poco di rapporti distensivi (amorevoli) e tanto di numeri. In parole povere, il belga così come è nel cuore della città, lo è anche in quello dei dirigenti, ma ciò non toglie che il suo stipendio non è più sostenibile. Nessuna preclusione ad un prolungamento, ma che sia al ribasso, addirittura dimezzato, altrimenti Insigne insegna. E cosa ne penserà Mertens di tutto ciò? Sarà l’amore che guiderà la sua scelta? L’amore che gli permetterà di vivere con un portafoglio più leggero? Oppure anche lui si slegherà dall’albero per lasciarsi persuadere dal canto delle sirene della MLS?
Chissà. Siamo in grado, però, di scandire la voce di Partenope, sirena che non chiama alle sue braccia, ma lo fa per tenere. Napoli è certa ed è unita, come non lo è stata per Insigne, Mertens non si muove. Dries è Ciro, è figlio di una città che lo ha accolto e adottato. Proprio da qualche ora abbiamo letto di una petizione che sta girando su tutte le piattaforme social: una firma per trattenere Mertens. C’è da giurarci, centinaia di migliaia saranno le sottoscrizioni.
Ma il belga merita il rinnovo? E, soprattuto a che cifre?
Cominciamo col dire che discutere di Mertens a Napoli e un po’ come discutere di San Gennaro, senza voler essere profani. Siamo nella città più profana del mondo, capace di rendere “religioso” ogni aspetto della vita. E Mertens ci ha messo del suo, non solo a suon di gol e prestazioni spettacolari che gli hanno permesso di scalare le classifiche dei rendimenti all time. Mertens è diventato Ciro, ha mostrato negli anni un sentimento di appartenenza alla città che è rintracciabile raramente altrove. Si è mostrato per com’è, uno scugnizzo dal cuore buono, felice di vivere sul mare e di bellezza, fiero di essere napoletano, di vedere i suoi connotati fiamminghi colorarsi d’azzurro.
I connotati calcistici, invece, gli si sono trasformati grazie all’incontro con Sarri, il quale gli ha letteralmente cambiato la carriera: spostandolo dall’esterno al centro dell’attacco, e permettendogli di sviluppare parti del suo gioco che erano rimaste perlopiù non manifeste. Parti poetiche.
Fenomenologia del folletto fiammingo
Sarri lo ha reso, all’occorrenza, centravanti e soprattutto lo ha modellato a seconda della manovra di cui aveva bisogno la sua squadra. Gli chiedeva di muoversi in profondità per ricevere alle spalle dei centrali, non più dei terzini, e anche di farlo spalle alla porta!?!?
Un esterno tutto dribbling doveva mettere i panni di un centravanti moderno. Cose da pazzi! Cose da Mertens, così pervaso da quelle richieste da dimenticarsi dell’uno contro uno e dedicarsi totalmente allo sviluppo del gioco, alla squadra. Ancora oggi quando riceve palla sull’esterno la prima cosa a cui pensa è: un filtrante in diagonale.
Il suo modo di stare in campo, poi, naturalmente è diventato sempre più sofisticato col tempo, con Ancelotti ha imparato a stare affianco ad un’altra punta, a giocare fuori dall’area. Il belga ha cominciato a venire più indietro, ad essere il maestro dei mezzi spazi. Chi non conosce i suoi movimenti classici? Mertens viene incontro al pallone per poi allontanarsi oppure viceversa. Entra e esce da una porzione di campo, capisce come si muovono i centrali e i terzini avversari e si mette in mezzo di conseguenza, è difficile da seguire, perché scatta continuamente, si muove di istinto, copre talmente tanto campo che non è semplice cambiare le marcature con i tempi giusti. In pratica non cerca lo spazio ma lo crea, come un architetto con la stessa intelligenza e sapienza.
Non si vive di soli gol
A questo negli anni ha aggiunto una caterva di gol, bellissimi, iconici, “maradoniani”, indimenticabili. Mertens è il Re Mida delle trasformazioni, gli abbiamo visto trasformare in rete qualsiasi tipo di pallone giocabile. Gol che tra l’altro continua a segnare, ma forse è l’unica cosa che gli riesce ancora bene perché non deve sforzarsi per riuscire.
In questa stagione, influenzata inizialmente dai tempi di recupero per un infortunio alla spalla, Dries ha collezionato 21 presenze, 1020’ minuti in totale, in cui ha realizzato 8 gol, ovvero una rete ogni 127’ minuti. Score che permette al belga, a quasi 35 anni suonati, di essere un pelino sotto alla media, ad esempio, di un fenomeno come Vlahovic (1 ogni 102’ minuti) oppure del suo bestiale compagno di squadra Osimhen (1 ogni 115’). Addirittura se allarghiamo il cerchio e cerchiamo due tra i giocatori più talentuosi del campionato simili a Mertens per ruolo, notiamo che l’azzurro riesce a tenerli a distanza: Lautaro ha una media gol di 1 ogni 139’ minuti, Dybala di 1 ogni 133’. Realizzare non è un problema, ma non solo da questa statistica si giudica un giocatore. Altrimenti, siamo chiari, urleremmo: rinnovate Dries con foglio bianco.
Calo evidente delle performance
La realtà, però, ci dice altro. Al cuor non si comanda, ma a volte per avere conto della verità, bisogna essere razionali. Così come in un rapporto relazionale per valutare il partner ad un certo punto mettiamo i sentimenti da parte e ci affidiamo ai fatti, del tipo “c’è nel momento del bisogno?”, “mi da supporto?”, “come vivrei senza lei/lui?”, se parliamo di un calciatore dobbiamo affidarci ai numeri.
Mertens segna tanto e gli vogliamo bene, ma cosa ci dicono le statistiche in merito alle sue performance?
Prendiamo alcuni parametri per quantificare il suo apporto alla causa. Nello specifico: assist (per quanto relativi), dribbling, tiri a partita, tiri dall’area piccola a partita, tiri da fuori area a partita, tiri dall’area di rigore a partita, passaggi a partita, precisione passaggi, passaggi chiave, passaggi filtranti a partita, cross, passaggi lunghi.
Nella stagione attuale le statistiche del folletto belga sono queste: 0 assist, 0,3 dribbling a partita, 1,4 tiri a partita, 0,1 tiri area piccola, 0,4 tiri da fuori area, 0,9 tiri dall’area di rigore, 14,9 passaggi a partita, 73,8% di precisione dei passaggi, 0,9 passaggi chiave, 0 passaggi filtranti, 0,2 cross, 0,2 passaggi lunghi.
Statistiche per stagione
La scorsa stagione 2020/2021 leggiamo: 9 assist, 0,4 dribbling a partita, 1,75 tiri a partita, 0,4 tiri area piccola, 0,4 tiri da fuori area, 1,1 tiri dall’area di rigore, 16,6 passaggi a partita, 77,5% di precisione dei passaggi, 1,6 passaggi chiave, 0,1 passaggi filtranti, 0,7 cross, 0,35 passaggi lunghi.
Ancora prima quella 2019/2020 ci dice: 8 assist, 0,5 dribbling a partita, 2,6 tiri a partita, 0,2 tiri area piccola, 0,8 tiri da fuori area, 1,55 tiri dall’area di rigore, 20,5 passaggi a partita, 78% di precisione dei passaggi, 1,6 passaggi chiave, 0,1 passaggi filtranti, 0,8 cross, 1,1 passaggi lunghi.
E l’ultima stagione di Sarri 2017/2018 riscontriamo: 9 assist, 1 dribbling a partita, 3,2 tiri a partita, 0,3 tiri area piccola, 1,2 tiri da fuori area, 2,7 tiri dall’area di rigore, 20,5 passaggi a partita, 80% di precisione dei passaggi, 2,06 passaggi chiave, 1 passaggi filtranti, 0,2 cross, 0,6 passaggi lunghi.
Le somme
La sensazione, almeno in chi scrive, è che il folletto belga si stia pian piano eclissando, e faccia fatica col tempo ad essere incisivo e all’ “interno delle partite”, soprattuto contro avversari fisici e in situazioni di pressing asfissianti, dove è richiesto un dispendio energetico importante che, gioco forze, impatta sulla lucidità nei momenti decisivi della gara, e dunque sull’incisività e sulle “giocate chiave”.
Ad analizzare i numeri, infatti, già ad occhio nudo ci accorgiamo che quelli attuali sottolineano performances certo non di rilievo e di elevato contributo tecnico e qualitativo alla manovra, ma soprattutto che questi ultimi manifestano un netto calo, una parabola discendente continua e costante, se confrontati con quelli delle stagioni precedenti.
E con ciò? E arrivati a ciò bisogna tirar le somme. Prendere posizione in merito alla questione rinnovo Mertens. Il sentimento ci dice che il folletto merita sicuramente di restare ancora a Napoli, di chiudere la carriera con i colori che ama e nella città che lo ama. Di chiudere mostrandoci ancora qualche perla.
Ma la ragione, invece, la ragione va dalla parte della dirigenza: si al rinnovo di Mertens ma al ribasso. A circa 35 anni un rinnovo alle stesse cifre (4,5 milioni di euro all’anno) non è plausibile, né tantomeno supportato dalle statistiche. Ciro non merita un contratto da superstar perché – maledetta carta d’identità! – della superstar non può più assicurarne i numeri. Il Napoli è già proiettato nel futuro e Dries – volente o nolente – in questo futuro non potrà essere la punta di diamante ma, bensì, se vorrà, corredo, luce laterale.
