Napoli-Inter, io vorrei, non vorrei, ma se vuoi…
Napoli-Inter è stata un gran partita tra due squadre che in modo diverso si sono equivalse. Una gioca il miglior calcio, l'altra è più forte.

© “NAPOLI-INTER” – FOTO MOSCA
Napoli-Inter è stato un gran bel match. Una partita corretta, intensa, seria, giocata quasi alla pari tra due squadre completamente opposte che alla fine si sono equivalse e salutate con un vorrei, non vorrei, ma se vuoi.
Gli azzurri hanno lasciato l’amaro in bocca ai propri tifosi, delusi di non averla vinta, di aver visto i propri campioni ancora una volta sul punto di, senza fare poi il famoso passo oltre, oltre dove non c’è confine tranne l’estasi, il trionfo. Ma è un rammarico sbagliato perché nasce da più errori, quello di presumere che il primo tempo fosse durato all’infinito, e che gli avversari fossero soltanto quelli visti da i due gol del Milan in poi e, soprattutto, non avessero il desiderio di giocarsela. Ma è un gran peccato non godersi il calcio del Napoli di Spalletti, e rimarginare sui suoi limiti. È come mangiare la mozzarella, dannandosi per il colesterolo.
Gli azzurri hanno giocato un primo tempo spaziale, in senso di grandezza e nel senso che erano dappertutto. Hanno manifestato una velocità alla quale nessuno può stare dietro in questo campionato, nemmeno la prima della classe. L’Inter non è mai stata in difficoltà in questa stagione come nei primi 45’ minuti al Maradona. È scesa in campo con l’intenzione di azzannare gli avversari e poi si è ritrovata a rincorrerli, finendo per perdere sicurezza, come un leone sorpreso che non sa se riuscirà ad ottenere ciò per cui era andato a caccia. Gli azzurri hanno infierito tanto sulle fasce. Dumfries e Perisic, stando ai pronostici, avrebbero dovuto surclassare i colleghi di fascia, sostanzialmente si sono trovati quasi sempre in mezzo a delle triangolazioni che non potevano fermare. Il vantaggio è arrivato grazie alla tecnica in velocità che si beffa della fisicità come Alberto Sordi degli operai. Il Napoli stava macinando e se c’è da arare Osimhen non si tira mai indietro.
Ha segnato Insigne sul rigore conquistato dal nigeriano. Insigne che ancora una volta è stato encomiabile per l’impegno e il sacrificio in fase difensiva. Aveva un treno dalle sue parti e lui è stato capostazione, ha perlustrato. Chiedersi perchè manca di lucidità negli ultimi 30 metri è diventato superfluo. In quei metri ha fatto tanto l’attaccante mascherato. Nei primi minuti Skriniar, De Vrij e Di Marco si sono divisi i falli, uno a testa per acciaccarlo e fargli perdere verve, altrimenti non lo si tiene. Hanno fatto il proprio “Dovere”, non l’ha fatto Doveri in quel caso, mancano almeno due gialli, ma tant’è. Osimhen ha inciso, ha tenuto il peso offensivo della squadra, si è reso pericoloso ma è ancora tanto fumo, un fumo che rende tutto difficile, anche vedere ma non ti uccide, non ti brucia, come il fuoco, come Dzeko.
Da una punta a una punta, come si danzasse, il cigno di Sarajevo ha fatto meno ma allo stesso tempo più dell’altro. Gioca meno per sé, incide di più sul totale della squadra. L’ha pareggiata lui, alla ripresa, con fortuna, si. La conosciamo tutti la storia della fortuna e dell’audacia. In quel momento sono cambiate le carte in tavola, o è cambiata addirittura la tavola. È stata l’Inter a mostrare al Napoli le sue mancanze: struttura, sostanza, saggezza, esperienza. Agli azzurri questo ha causato disagio, l’incubo che con forza avevano scacciato sotto al letto è tornato fuori senza avvisare e, soprattuto, senza un perché. È calata la tensione nervosa degli uomini di Spalletti, non hanno saputo mantenere lo strappo, hanno pensato che non bastasse: è ciò che ti blocca a metà tra la paura di perderla e quella di vincerla.
L’Inter, a sua volta, ha capito che non avrebbe potuto chiedere di più a sé stessa. Ha tenuto palla, ma ha tirato pochissimo. Ospina è uscito con i guantoni immacolati, Handanovic li ha buttati via. Dopo il pareggio la partita è stata condotta da entrambe quasi concettualmente ad una naturale ed equilibrata conclusione. Vorrei, non vorrei, ma se vuoi. Si è stati alla pari, anche se in modo diverso. Non c’è un vero sconfitto, non c’è un vero vincitore. Forse il Milan.
Il Napoli gioca il miglior calcio del campionato. L’Inter è la più forte. Hanno ancora da dire sulla stagione e lo faranno sino alla fine.
