Giro d’Italia

Venerdì 6 maggio 2022, Santa Giuditta, è il giorno in cui prende il via l’edizione numero 105 del Giro d’Italia. Si parte da Budapest, perché c’è sempre bisogno di novità (o di soldi) e si arriverà a Verona.

Articolo di Fabio Monti06/05/2022

Venerdì 6 maggio 2022, Santa Giuditta, è il giorno in cui prende il via l’edizione numero 105 del Giro d’Italia, senza il vincitore del 2021: il colombiano Egan Bernal sta cercando di riprendersi dal terribile incidente del 24 gennaio (venti fratture).

Si parte da Budapest, perché c’è sempre bisogno di novità (o di soldi) e si arriverà a Verona domenica 29 maggio, ignorando per una volta Milano e dintorni, il tutto dopo 21 tappe, 50.850 metri di dislivello e 3.410,30 chilometri di fatica, perché in bici si fa sempre e comunque una gran fatica.

Sabato 14 maggio la corsa, dopo nove anni, ritorna a Napoli (partenza e arrivo), con incursione a Monte di
Procida
. Il primo traguardo è a Visegrad, piccola città sulle rive del Danubio, molto citata per le resistenze di Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia alle direttive dell’Unione europea.

Altri due giorni ungheresi, poi il Giro torna in Italia lunedì 9 maggio (prima dei tre giorni di riposo) e ripartirà il 10 con partenza da Avola e arrivo sull’Etna. Partono in 176 (22 squadre) e il favorito è Richard Carapaz, ecuadoriano, già vincitore dell’edizione 2019 e campione olimpico a Tokyo. Ha classe, volontà, esperienza e una grande squadra, la Ineos Granadiers, che promette di sigillare una corsa, finalmente restituita alla passione popolare.

Orio Vergani, il cantore di Fausto Coppi e Gino Bartali, aveva definito il Giro «la festa di maggio»; Bruno Raschi, straordinario narratore di ciclismo per la
Gazzetta dello Sport, parlava di «romanzo scritto a quattro mani da Edmondo De Amicis ed Emilio Salgari», per dire che, in questo rito, inaugurato nel 1909, con la vittoria di Luigi Ganna, c’è tutto: il
sentimento e l’epica, la passione e il coraggio, in una parola la vita, perché il ciclismo è vita.

Ci vuole un grande sforzo da fantasia per immaginare che Verona possa incoronare un vincitore italiano, come era accaduto nel giugno 1984, quando Francesco Moser aveva superato Laurent Fignon, nell’ultima cronometro. Anche quest’anno si chiude con una prova contro il tempo, ma di soli 17 chilometri.

A guidare il gruppo di casa c’è ancora Vincenzo Nibali, 37 anni, due volte vincitore (2013 e 2016), sei volte sul podio, in ceca di una giornata di gloria, prima di congedarsi, perché costretto a fare i conti con l’età, come lo spagnolo Alejandro Valverde (42 anni). Giulio Ciccone, abruzzese, è l’unico vero candidato italiano al podio, sperando che riesca a governare il proprio carattere, che spesso lo induce a privilegiare i colpi di
teatro rispetto a una gestione razionale degli sforzi. C’è molta attesa per Lorenzo Fortunato, dominatore dello Zoncolan nel 2021, dopo una fuga da tempi eroici; per Davide Formolo, che una volta tanto non dovrà lavorare per Tadej Pogacar; per Alessandro De
Marchi
, dopo tutto quanto di buono ha fatto un anno fa, prima di una rovinosa caduta.

E se non dovesse vincere Carapaz? La curiosità è tanta intorno all’eritreo Biniam Girmay, classe 2000, vincitore della Gand-Wevelgen, in cerca di un successo di tappa (per ora), mentre corrono per il podio finale il portoghese Joao Almeida, per due settimane in rosa al Giro 2020, lo spagnolo Mikel Landa Meana, il britannico Simon Yates, protagonista incompiuto nel 2018, quando a vincere era stato Chris Froome e l’australiano Jai Hindley, secondo due anni fa alle spalle di Tao Geoghegan Hart, con un distacco di soli 39”. E attenzione all’olandese Mathieu Van der Poel. Ha 27 anni e un tallone d’Achille: soffre la terza settimana di corsa, quando arriveranno le grandi montagne, Passo Pordoi, Mortirolo e Marmolada, giusto per non farsi mancare niente.