Il Napoli di Spalletti incarna la felicità di Maradona
In occasione del compleanno di Maradona, il Napoli ha fatto la vera festa in onore del proprio idolo vincendo contro il Sassuolo nella dodicesima giornata di Serie A.
NAPOLI CALCIO SASSUOLO
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FOTO MOSCA© “NAPOLI” – FOTO MOSCA
Ci ha pensato il Napoli a far la festa a Maradona. Quello in campo, non certo chi lo rappresenta dietro una scrivania e un doppiopetto. Il 62esimo compleanno del Pibe non poteva essere celebrato da un fugace giro di campo di una statuetta e da un’esibizione misera di Clementino, servivano le bollicine e ci hanno pensato i migliori produttori di spumante del Paese: i ragazzi di Spalletti, metodo classico. Ebrezza, numeri e record, in onore di Diego.
Han fatto, infatti, tredici gli azzurri, ed è un numero che ha nulla a che fare con la sfortuna. Tredici vittorie consecutive, otto in campionato, cinque in Champions. Trentadue i punti in dodici partite, come solo una volta nella storia, già cinquanta i gol segnati in stagione, simboli di un attacco devastante, frizzante, giovane, prepotente. Col Sassuolo il fronte offensivo ha avuto due uomini copertina: Kvaratskhelia e Osimhen, gli Attila della Serie A. Il primo ha messo a referto due assist e un gol da cineteca, il secondo una tripletta – la sua prima in assoluto in carriera – che lo rende difatti il miglior marcatore del torneo con sole 8 presenza sul groppone.
Ha malmenato gli avversari il Napoli, come fa sempre, come un pugile. E dire che il Sassuolo era salito sul ring anche col piglio giusto, a viso aperto, pronto a lesinare la propria scuola di pensiero e di lotta. Ha preso tre papagni da tappeto in trenta minuti: due gol del nigeriano su assist del georgiano e uno di questo ultimo. È suonata la campanella al Maradona, quella che decretava la manifesta superiorità di una squadra, per la quale abbiamo finito gli aggettivi, e di un centravanti e un’ala fuori dal comune.
Come dicevamo, la partita c’è stata. Gli uomini di Dionisi pure riconoscendo la distanza dagli avversari hanno provato a colmarla con idee e con voglia, con gli spunti di ragazzi interessanti come Laurientè e Thorstvedt. Ma il Napoli picchia come il buon Ali. Vola come una farfalla, punge come un’ape.
Ha sferrato il primo colpo al quarto minuto. Osimhen ha arpionato un pallone quasi impossibile in area spizzato da Kvara e la poggiato in porta come se fosse fragile. Al 21esimo Kvara ha cambiato zona d’appartenenza, perché lui è un uomo libero, è stato servito in profondità, ha mandato Lopez al bar e ha cercato il rimorchio di Osimhen, arrivato puntuale come un treno svizzero. Il tre a zero è stato lo scarto di un cioccolatino e il suo definitivo assaggio, scioglievolezza. Mario Rui ha servito il georgiano come un cameriere di un ristorante stellato, pallone sul vassoio. Kvara ha stoppato da scuola calcio e tirato di controbalzo, tutto con lo stesso piede, il destro. e gol. Il quarto gol, l’ultimo cazzottone, è stata una carezza di Osimhen, uno scavetto, per ricordarci che non è solo tempesta.
Il povero Sassuolo ha dovuto solo restare a terra. Non si poteva fare nulla al Maradona, nel giorno di Maradona, e forse sempre. È calato il Napoli nel secondo tempo, non c’era bisogno di tirare troppo la corda, ci sono tante partite da giocare, c’è un Liverpool da affrontare al massimo della forma, non per il risultato, per la gloria.
Spalletti al 56esimo ha fatto uscire Anguissa e Zielinski per Ndombele e Elmas. Poi Kvara al 71esimo per Raspadori, e ancora Demme per Lobotka, otto minuti più tardi, e Zanoli per Di Lorenzo.
Fino al 90esimo i minuti sono passati lenti e felici, come quelli che precedono la fine di una festa ben riuscita. Diego sarebbe stato contento di assistere allo spettacolo in scena nello stadio a lui dedicato. Maradona giocava per la felicità, per la sua, per darla a chi guardava. Questo Napoli lo incarna alla perfezione e alla perfezione sembra ambire.
