Gloria ad Antonelli, ma ridateci la vera F1
Kimi Antonelli riporta la Mercedes al successo, ma le gare non sono più quelle di prima. FIA e Liberty Media hanno ridotto la competizione a un gioco di strategia.
Immagine creata con AI + Fabio MarinoIl secondo successo consecutivo di Kimi Antonelli a Suzuka dovrebbe farci esultare: una striscia così vincente, per un pilota italiano, non si vedeva dai lontani anni Cinquanta. Eppure, dopo che gli eroi hanno festeggiato sul podio e l’eco del circuito si era ormai spento, il nostro entusiasmo si è man mano trasformato in una strana nausea che pochi capiranno.
Per i broadcaster è stato un bel Gran Premio. Sugli spalti il pubblico era un’unica onda calda e accogliente, come da tradizione; fuori dalla pista i ciliegi in fiore sembravano applaudire l’azione di chi su una pista tecnica e severa ha regalato diversi sorpassi. Tutto ciò che Domenicali invoca da tempo. Così come in un bel film, i colpi di scena hanno fatto il loro dovere: hanno tenuto incollato lo spettatore occasionale, quello che si emoziona per lo show e non per ciò che accade sull’asfalto rovente.
Ma in mezzo a questa euforia ben confezionata, ci insinuiamo noi e puntiamo il dito sulle crepe volute da chi amministra la regina del motorsport.
La prima crepa ha un nome e due sigle: FIA e Liberty Media. La direzione imboccata da tempo sembra stringere, gara dopo gara a tutto ciò che è racing. E allora vengono in mente — quasi come un album di fotografie che oggi non si scattano più — le ruotate, i sorpassi in punti impensabili, le difese ad oltranza; persino quella zona grigia fatta di contatti al limite, di duelli sporchi. Al loro posto resta un fair play di plastica, con queste vetture non si sorpassa perché un pilota è più bravo o più veloce, ma perché quello davanti entra in crisi con la ricarica dell’energia: lo si è visto soprattutto quando Leclerc è passato su Russell.
In TV tutto sembra luccicare: lo spettacolo gira, l’azione pure. Ma mentre la regia corre dietro alle azioni spettacolari, il sale dello sport — la competizione — si scioglie piano piano e per gli appassionati resta in bocca un gusto sempre più amaro. Ma finché la mucca si lascerà mungere, non si udirà nessuna voce di protesta tra gli addetti ai lavori. Le voci scomode, come quella di Verstappen, finiranno per diventare sempre più rare: non tanto perché manchi il coraggio, quanto perché molti sono ipnotizzati dai dollari sporchi e facili e scelgono di chiudere gli occhi davanti all’entertainment voluto ora dai padroni americani. E quando questi signori sventolano soluzioni e correttivi, spesso sembrano specchietti per le allodole: un modus operandi gattopardesco, regole che “cambiano per non cambiare”. Tradotto per i comuni mortali: oggi ci promettono svolte per tenere alta la bandiera della competizione, ma allora viene spontaneo chiedersi perché non ci abbiano pensato prima.
Non è un caso se, nel tentativo di rallentare il dominio delle Mercedes, si torna a guardare a soluzioni già viste altrove.
Sul tavolo prende forma l’idea di una sorta di Balance of Performance — il chiacchieratissimo ADUO — mutuato dal WEC, pensato per concedere agli altri motoristi il tempo e lo spazio per colmare il divario prestazionale. Un meccanismo che nelle gare di durata ha una sua logica, dove la gestione è parte integrante della sfida e la macchina va accompagnata per ore. Ma in Formula 1, nelle gare sprint tutto è spinto al limite, costi inclusi. Le monoposto dovrebbero essere spinte sempre al massimo. Usiamo il condizionale, perché ormai parole come gestione della vettura e lift and coast fanno parte del lessico anche per chi segue la massima serie.
Eppure qualcosa si dovrà pur fare, proprio perché tutti amiamo questo sport. La domanda da porsi è la seguente: vogliamo davvero tornare a gare più umane che si decidono sull’asfalto e non nelle centraline elettroniche? Le soluzioni “vere” sono lì, a portata di desiderio, ma non di calendario: troppo denaro è già stato bruciato per il presente. Se arriverà una svolta, dovrà essere una scelta di amore e di coraggio — non un trucco — e dovrà ricordarsi di una cosa semplice: lo show passa, ma lo spirito del racing resta.
