Napoli, incassata la decima
La grandezza di questo Napoli sta tutta nell’incazzatura alla fine della partita: vinta, decima su undici, fuori casa e su un campo difficile.

©️ “NAPOLI” – FOTO MOSCA
La grandezza di quello che sta facendo il Napoli sta tutta nell’incazzatura alla fine della partita: vinta, decima su undici, fuori casa e su un campo difficile.
Eppure non era bastato un intero calendario a raccogliere tutti gli improperi profusi dai primi minuti alla fine. E al fischio finale il “feeling” era più quello di una serata amara che vittoriosa.
Razionalizziamo, come sempre dopo averci dormito su.
Cominciamo dall’avversario: per valori tecnici il più scarso affrontato finora. Squadra da serie inferiore, senza se e senza ma. Di più: la Salernitana inizia la partita timorosa, soverchiata da un pressing efficace degli azzurri nei primi 15’ durante i quali si mettono in evidenza in mezzo al campo Ruiz, stranamente meno marcato del solito, e il solito Anguissa.
Spalletti gioca senza Osimhen e Insigne. Anche fosse una sua libera scelta, qualunque motivo l’abbia consigliata, sarebbe giustificata dal valore dell’avversario e dagli impegni incombenti.
A mio avviso c’è un’altra considerazione a supporto del turnover, forzato o meno che sia: il tecnico deve capire fino in fondo quanto può contare su alcuni giocatori, dando loro un’opportunità di mostrare il valore reale, non quello basato su rendite di posizione. Per poter poi scegliere senza temere incrinature nel “Gruppo”.
Quindi, fa giocare Mertens da centravanti con ai lati Lozano (al posto di Insigne) e Politano sulla destra. Dietro, nella solita quarta dimensione nota solo a lui, si muove Zielinski; confermato il resto della squadra.
Sintesi delle prestazioni di questa linea “avanzata”: Politano 5, Lozano 4, Zielinski 4 (senza il gol con un tiro sbagliato e fortunato sarebbe stato 3), Mertens 3.
Il gioco offensivo del Napoli ha definitivamente svoltato in verticalità con Osimhen. E con lavori ancora “in corso” perché quando il nigeriano è ben marcato tendiamo a essere lenti, asfittici: non importa se finora i numeri dicono cose diverse, in qualche occasione ci è andata bene.
Al momento non abbiamo piano B. Quando manca Osimhen, è utile che lo sostituisca quello che più lo ricorda per (lontanissima) approssimazione: Petagna. Inutile e rischioso schierare giocatori sperando che risolvano con un guizzo partite per il resto molto mal giocate. L’epoca degli attacchi con i Biancaneve (Zielinski) e nani al seguito, dei tocchettini da oratorio, giocate “veneziane”, è archiviato, finito.
Spalletti avrà preso buona nota delle risposte avute sul campo, al di là delle parole politiche e di circostanza: solo per questo la partita di ieri rappresenta un tangibile valore per il prosieguo del cammino del Napoli.
Alcune considerazioni sul “Gruppo”: penso che qualcosa sia successo all’interno dello spogliatoio. Osimhen era contrariato dopo il secondo rigore contro il Bologna. Anguissa e KK hanno parlato con lui lasciando gli altri “esultare” .
A centrocampo si è riunito l’asse portante di questo Napoli: i veri, palluti leader di questa squadra. Quelli senza i quali MAI il Napoli si sarebbe ritrovato in questa situazione di classifica. Si sono detti qualcosa mentre un altro “leader” continuava a combattere battaglie individuali e auto referenziali con la fascia di capitano al braccio. Sarò stucchevole su questo tema, ma non aver lasciato il rigore a Osimhen è un grave, ulteriore segnale di immaturità e inadeguatezza al ruolo.
Spalletti ha di che gestire. Speriamo lo faccia con saggezza e conseguenzialità.
Tutto ciò premesso, alla fine di novembre siamo a in testa alla classifica, +12 sulla zona CL nostro obiettivo dichiarato. A novembre abbiamo Verona e Lazio in casa, Inter fuori. Due vittorie (per niente scontate e agevoli) ci consentirebbero di medicare un’eventuale sconfitta a Milano; se invece anche da Milano portassimo via un risultato positivo, beh allora…
FORZA NAPOLI SEMPRE
