Lo scudetto non te lo regalano (fino a prova contraria)
Lo scudetto non te lo tolgono e non te lo regalano. Lo scudetto devi prendertelo e in campo gli avversari non sono quasi mai d’accordo.

© “SPALLETTI” – FOTO MOSCA
Accattatavill. Accattatev ‘o scudett’. Scudetto da mangiare, o portare via. Zeppole, pall’ e ris’ e scudetto. Scudetto a prezzo di saldo. Paghi uno, prendi due.
Purtroppo, o per fortuna, lo scudetto non è in vendita (fino a prova contraria) nelle rosticcerie in città. Purtroppo, o per fortuna, lo scudetto non te lo regalano (fino a prova contraria) perché siamo pronti a calarci nel clima natalizio. A Natale siamo tutti più buoni, ma di solito il tricolore se lo cuce sul petto la squadra più “cattiva”: il bello del calcio, pardon, i brutti del calcio.
Eppure dopo Sassuolo sembra che la piazza abbia scoperto l’acqua calda, vincere è difficile. Arrivare in cima alla classifica è complicato, ma restarci fino a maggio lo è ancora di più. Si, signori è così. Essere primi non rende simili alla fata di Cenerentola, quella che trasforma le zucche in carrozze e magari i neroverdi in Scansuolo. Essere forti non obbliga gli avversari ad accoglierti col tappeto rosso come si fosse alla premiazione dei César. Sorprende, allora, la meraviglia del popolo azzurro dinanzi a questa amara verità.
A Reggio il Napoli è stato bello a metà, per un quarto sfortunato e per un altro sbagliato, questo è significato tornare a casa con un sol punto, quando potevano essere tre. Per dover di cronaca, anche zero. Chi ha le tasche piene di calcio e gli occhi pieni di campionati direbbe meglio pareggiarla quando non riesci a vincerla. Però in Emilia il prosciutto è buono e i tifosi ne avranno fatto incetta, sino a foderarsi gli occhi, tanto da esclamare: lo scudetto a Napoli non deve arrivare, la casta vuole le milanesi al comando, Spalletti ha sbagliato i cambi, i rincalzi non sono all’altezza, e via dicendo.
A fine partita, ascoltando l’umore, era passato più o meno un secolo, da domenica scorsa, quando Napoli e il Napoli hanno vissuto una delle pagine più emozionanti della storia recente azzurra. Il ricordo di Diego celebrato da una vittoria al sapore d’Armand de Brignac, gold edition. La vetta della classifica, un popolo che vive tutto unito in un sogno. Stupende immagini in una città che vive da sempre la sua personalissima drammedia, e così al riso, non puoi mai non accompagnare il dramma. Il dramma che è sembrato concretizzarsi ieri.
Sembrato per noi. Il merito più grande della squadra di Spalletti è di essersi scrollata di dosso l’etichetta di perdenti e piagnucoloni, lo percepisci. Però, l’ambiente senza quelle categorie si sente un algoritmo nel mondo analogico.
Il Napoli ha giocato a tratti una buona partita. Ha strappato lo scettro del possesso palla dalle mani di una squadra che ne fa il proprio il martello di Thor, l’ha costretta a stare bassa. Esattamente come una squadra che vuole vincere lo scudetto ha dominato territorialmente il campo nel primo tempo, lasciando agli avversari sporadiche transizioni offensive.
Alla ripresa è sceso in campo con il piglio di un undici maturo, che conosce i momenti della partita, che sa quando affondare e in che modo farlo. Senza Insigne – rimasto negli spogliatoi per un indurimento al polpaccio – ha messo la dinamicità di Elmas e Zielinski a servizio della qualità, quella di Mertens e Fabian. Ha alzato l’asticella e ha mandato gli altri fuori giri. Allo stesso tempo per farlo ha impiegato tutte le sue forze, quelle degli uomini migliori. Il belga, la cui carta d’identità non è più green, non ne aveva più. Lo spagnolo è caduto per un’apertura anomala della coscia. Spalletti ha dovuto richiamarli, pensando anche al big match di sabato, consapevole di non avere più punti di riferimento in campo, né tantomeno le energie.
Il risultato è stato scoprire che Dionisi è un ottimo allenatore, il Sassuolo una squadra conscia delle proprie possibilità e dei propri limiti, e che il prato è condiviso con gli avversari (ci sono anche loro). Hanno mantenuto un piano gara anche nella tempesta, divenendo tempesta. Illuminante il cambio Kyriakopoulos-Rogerio. Dal greco – e dalla destra – è nato un po’ tutto ciò a cui abbiamo assistito sino al triplice fischio: il gol da centravanti vero della Nazionale di Scamacca, il colpo di testa sontuoso di Ferrari, la rete annullata a Defrel per fallo di Berardi.
Nel mezzo un’altra scocciatura da annotare: un infortunio muscolare rimediato da Koulibaly (Peppiniè gli strappi passano a tre!).
Un punto stretto, è diventato un punto guadagnato. In un campo difficile si rosicchia un altro pezzetto di scudetto – guardando ancora dall’alto le milanesi. Per un Pezzuto, invece, si pensa sia stata intesa l’impossibilità di tricolorarsi a maggio. L’arbitro ha valutato non falloso un intervento su Rrhamani che ha portato alla punizione del pareggio (errore di valutazione): venduto!
Quello stesso arbitro ha considerato giocabile un pallone palesemente uscito dal campo nell’azione dell’uno a zero: venduto?
C’est la vie. Non abitiamo nel complottismo. Non appesantiamo la squadra. Gli scudetti non te li tolgono e non te li regalano (fino a prova contraria). Gli scudetti devi prenderteli e in campo gli avversari non sono quasi mai d’accordo.
