DeLa, il boia del monte ingaggi

De Laurentiis continua nella sua opera di riduzione del monte ingaggi della società, la prossima rivoluzione è dietro all'angolo.

De laurentiis manfredi
Articolo di Redazione SDS04/02/2022

© “DE LAURENTIIS” – FOTO MOSCA

In casa Napoli ennesima rivoluzione, altro ciclo, altro giro per puntare a nuovi obiettivi, abbassare a 70 milioni il monte ingaggi per fine anno senza rinunciare a Ruiz e Koulibaly, e tornare in Champions League.

La rivoluzione inizia in silenzio, nel lontano maggio del 2021. La querelle con Gattuso nasconde un sentimento più profondo: arrivare ad un allenatore esperto che miri alla riconquista della qualificazione in Champions, vitale per le tasche del club. Spalletti è la scelta giusta, un uomo di polso, coraggioso, capace in poco di riportare la squadra in cima alla classifica.

La scorsa estate il patron annuncia che le casse del club sono vuote, che il Covid e le relative regole hanno dissanguato il club. È allora che si accende il genio del maestro dell’oscuro, raschiare il barile, non toccando la struttura della squadra, bensì le tasche ad personam di ogni professionista.

I primi a farne le spese sono lo staff medico del club, poi tocca ai calciatori. Marciando ancora sull’onda di un golpe fallito dallo spogliatoio, De Laurentiis falcia chiunque che, in maniera sfacciata o timida, si affacci al suo ufficio chiedendo un rinnovo. Nessuno è intoccabile, i conti al proprio posto valgono più di affetto, stima e professionalità. La linea tracciata è una, e “Capitan Tiranno” si appresta a seguirla.

Il primo è Manolas. Sia chiaro, la parentesi Napoli è una parentesi con tante ombre e poche luci però, ancor prima del mercato di riparazione, viene ceduto senza pensare ad un rimpiazzo del giocatore nell’organico.  

Il capitano, figlio dei successi della Nazionale, prova a racimolare qualche soldo in più. La risposta è un biglietto di sola andata per il Canada. Tocca poi anche a Ospina che a Natale ci prova, ma viene accompagnato ad accomodarsi gentilmente alla corte di Carlo Ancellotti.

Gli altri colpi in canna li tiene per Malcuit e Ghoulam. Quest’ultimo, finalmente, ritrova sé stesso e comincia a giocare, prova di nuovo a galoppare su quella fascia sinistra, dove ha fatto innamorare mezza Europa per il calcio espresso, ma questo non è altro che una vetrina per esser svenduto al miglior offerente.

Mertens è un discorso diverso, il ragazzo vuol restare, la proposta sarà a ribasso, roba da part time a 24 ore mensili.

Ora le voci di una possibile cessione del club ad Amazon corrono, con nomina di Aurelio a presidente onorario. Chissà che non sia un’altra trovata per poter trattare la vendita o svendita dei pezzi pregiati. Fabian è molto corteggiato in Spagna. Apprezzato da mezzo mondo, ritornerebbe a casa, coccolato e vezzeggiato dal suo popolo.

Il City da anni corteggia Kalidou. Il Napoli ha sempre resistito, chissà se riuscirà anche quest’anno. Infine, Victor Oshimen la pantera nera da ammaestrare. Dimostra talento, forza, ma il suo carattere irruento lo condanna. Pizzicato più volte sui social, si lascia andare, dimostrando di non avere la maturità da grande campione. In campo la sua forza annienta gli avversari, bisogna aggiustare la mira sotto porta per divenire finalmente un killer spietato.

Il presidente si prepara ad un’altra rivoluzione, ha le spalle forti per farla. È passato tante volte nel fuoco, sperando che la sua buona stella non l’abbandoni perché, di questo passo, ci ritroveremo a giocare con Pippo e Pluto, e la Champions da sogno diverrebbe incubo.

Articolo scritto per la rubrica “Le vostre voci” di Sport del Sud da Antonio Terracciano.