Non esiste dolore più grande di un amore non corrisposto
L'amore per Insigne non è mai sbocciato. Napoli, però, è una piazza strana, che spesso dà tanto e riceve poco e dà poco ma riceve tanto.

© “INSIGNE” – FOTO MOSCA
Volevo scrivere queste parole da tanto tempo, ma non c’è mai stata una vera occasione. Poi, bene o male, il mio pensiero su Insigne emergeva ad ogni articolo. Questa volta, però, lo faccio, perché è finita per davvero: il capitano andrà al Toronto a fine stagione.
Il rapporto tra la città di Napoli ed Insigne non è mai decollato. Avete presente lo sforzo che deve fare un calciatore italiano in Serie A per essere apprezzato rispetto ad uno straniero che chiude il proprio cognome in -Inho? Bene. Moltiplicatelo per 10. Lorenzo non solo è italiano, ma è pure napoletano, ed a Napoli gli autoctoni sono destinati a soffrire.
Napoli è una piazza esigente, strana, che sa dare amore a chi dà poco e sa dare odio a chi lotta con tutte le proprie forze. Ricordo ancora le parole di Cristiano Lucarelli: “Per il Napoli non ho fatto assolutamente nulla. Nonostante tutto però ho ricevuto un affetto incredibile che i napoletani mi riconoscono tutt’ora. È stata l’esperienza più bella di tutta la mia vita!”
Ed invece ad Insigne, figlio di questa città, non è mai stato perdonato nulla. A lui è sempre stato puntato il dito, perché è un cafone, non conosce l’italiano ed è pure un nano.
Inutile sottolineare che non bisogna fare tutta d’erba un fascio. Semplicemente i famosi “leoni da tastiera” fanno molto più rumore di chi se ne sta buono e difende Insigne a spada tratta, proprio come ci hanno insegnato i nostri genitori quando eravamo bambini: “intanto in pubblico prendiamo le tue parti, poi a tu per tu facciamo i conti!”. È vero, c’è chi ha difeso Insigne anche quando si sarebbe dovuto comportare meglio, da leader, come nel caso dell’ammutinamento, giusto per citare un episodio. Ma non importa, si è così tanto incoerenti nella vita che esserlo per difendere il primo beniamino della squadra del cuore non può essere considerato peccato.
Caro Lorenzo, la verità è che penso che tu ci sia arrivato da solo ad indossare la maglia numero 10 dell’Italia. E che da solo hai conquistato la fascia da capitano nel Napoli. Ma questi ipocriti, esattamente, cosa volevano da te? Che vincessi lo scudetto da solo? Non è possibile. Quante volte abbiamo sentito: “è solo un buon calciatore”, come se si desse risposta ad un suo ipotetico “sono il più forte di tutti”. Quante volte abbiamo sentito: “è juventino”, solo perché il suo idolo è Del Piero? Sapeste quali sono gli idoli di noi degli anni 90… vi mettereste le mani nei capelli, perché c’entrano con tutto tranne che con il Napoli calcio.
Eppure, come la storia recente ci insegna, il tifoso napoletano riesce ad adottare un calciatore di un’altra nazionalità e renderlo napoletano. Mertens ne è l’esempio più vicino. Dries è ormai partenopeo (anche per merito suo). Dries, a differenza di Lorenzo, viene perdonato se sbaglia un gol a porta vuota o si arrabbia dopo una sostituzione. È vero, il belga è più simpatico di Lorenzo… e forse è anche più scaltro ed intelligente. Ma che importa alla fin dei conti? Ma lo stesso discorso vale per Hamsik, che scappò in Cina nei freddi giorni di febbraio, a mercato chiuso, lasciando Ancelotti in balìa delle onde. Qualcuno ha mai letto commenti contro il numero 17? Io no. Insomma, l’amore per il capitano sarebbe dovuto sbocciare come un fiore a primavera, anche perché come diceva Pino Daniele: “Ogni scarrafone è bello a mamma soja”.
