Vorrei, tremendamente vorrei…
Con l'infermeria piena e contro un'Atalanta in gran forma, il Napoli ha dato davvero tutto in campo. La volontà, talvolta, però non basta a superare le difficoltà.

© ” LOZANO” – FOTO MOSCA
L’ennesima notte tormentata di questo sfortunato scorcio di campionato e 12 km di corsa prima dell’alba non sono bastati ad affogare del tutto l’amarezza di un sabato sera contrastato.
Vorrei, tremendamente vorrei…ma non posso: questo ha gridato ieri un Napoli per certi versi stoico.
Non si può dire niente alla squadra: ha affrontato la gara senza i 5 titolari più rappresentativi, con due co-titolari a mezzo servizio, è rimasta priva del suo regista -fino ad allora migliore in campo– per l’ennesimo problema muscolare, ha sostituito i due giocatori più carismatici e tecnici (e qui parliamone…) con due onesti travet. Tutto questo mentre un’Atalanta già al completo nel secondo tempo ha estratto dal suo cilindro Hateboer, Ilicic, Pasalic e Muriel.
Il Napoli ha giocato con cuore, anima e pure con il massimo della tecnica e della tattica consentite dagli interpreti, sfiorando più volte il pari in un finale quasi commovente per intensità e voglia. Applausi convinti. Ma reso il giusto merito agli azzurri, dobbiamo anche dire che l’Atalanta non ha certo rubato la vittoria. Per larghi tratti ha dominato, come era normale che fosse, ha colpito un palo clamoroso, è stata leggera tante volte in situazioni in cui ci sarebbe voluto davvero poco a marcare.
Spalletti ha con grande intelligenza sparigliato le carte schierando un 3-4-1-2 (o 3-5-2, vattelapesca) per proteggere un po’ di più la difesa e alcuni giocatori, riserve delle riserve, hanno risposto con una partita semplicemente incredibile. Due per tutti: Lobotka, grandissima conferma, e Malcuit salutato con una meritata ovazione alla sua uscita dal campo. Anche Jesus ha tenuto il campo in modo più che dignitoso, nonostante alcune incertezze e la serata storta di Rrahmani.
Dal divano di casa, osservatorio sempre poco credibile, ci siamo chiesti -davvero incazzati sul momento- se fosse il caso di sostituire ancora una volta Mertens e Lozano facendo scendere la nostra già bassa qualità tecnica contro una squadra in quel momento straripante fisicamente e piena di talento. La faccia per niente convinta di Mertens trasmetteva chiaro il messaggio che ne avesse ancora e che -almeno la sua- fosse una sostituzione “preventiva”.
Se così fosse, una critica a Spalletti andrebbe fatta: mi sembra di vedere talvolta una ricerca di protagonismo, di cerebralità nei cambi, che nelle ultime due partite ci hanno penalizzato. Se la palla di Petagna fosse capitata tra i piedi di Mertens, avremmo avuto almeno la speranza che sarebbe stata gestita in modo meno sciagurato. Ben presente che il calcio non è una scienza esatta, come gli ultimi minuti di Inter- Napoli insegnano.
A distanza di soli 6 giorni dalla partita con la Lazio, lo scenario è profondamente cambiato. La squadra si è molto indebolita per i troppi infortuni; la ruota ha iniziato già da un po’ a girarci contro dopo partite in cui invece lo stellone ci aveva assistiti in più di un’occasione; qualche errore del tecnico. A Reggio Emilia abbiamo buttato via due punti: nel 1976 il Napoli di Vinicio pareggiò 2-2 a Perugia giocando una partita speculare a quella vista al Mapei. Lungo dominio, gol di Massa e Braglia, poi tentativo di gestione del risultato con rimonta nei minuti finali di un Perugia che sembrava finito. Il grande Giuseppe Pacileo intitolò il giorno dopo il suo pezzo con un qualcosa simile a “i fessi devono stare a pane e acqua”.
Ecco, per piacere, un invito va indirizzato soprattutto a Spalletti: mala tempora currunt, cerchiamo di non essere pure fessi. Grazie.
FORZA NAPOLI SEMPRE
