Sarebbe ora di un ministero dello sport

Foro Italico - Ministero dello Sport

È sorprendente apprendere che nell’anno più bello dello sport italiano, dove si è vinto tutto, a cominciare dalla finale dei 100 metri all’Olimpiade (Jacobs), il Coni, nell’ultimo Consiglio Nazionale, abbia richiesto la costituzione di un Ministero dello Sport.
La risposta è no, anche se le forze politiche hanno accolto la notizia con un silenzio assordante, segno che, quando c’e da criticare o da alzare un po’ di polvere, la mobilitazione è generale, ma quando si prospetta un impegno concreto, allora esiste la tendenza a defilarsi se non a nascondersi, per evitare di mettersi al lavoro e misurare le proprie capacità. 

Il Coni ha posto un problema concreto

Il Coni, nel momento del massimo splendore, ha posto un problema concreto che l’Italia non ha mai voluto risolvere: creare un ministero, come esiste in gran parte d’Europa, al quale affidare le competenze che riguardano lo Stato. E cioè: sport nella scuola, sport e sanità, impianti sportivi, creazione di nuovi educatori sportivi e di quadri dirigenti.

Ministero dello Sport: sarebbe l’ora

Anche perché sarebbe arrivato il momento di mettere un po’ di ordine nella gestione di tutto il movimento, costretto ad assistere a ripetuti fraintendimenti (nella migliore delle ipotesi) o aspri dissidi fra Sport & Salute e Coni.

Sarebbe ora che il primo entrasse a far parte dell’invocato ministero e che il Coni, come dice la parola stessa si occupasse invece del lavoro delle federazione e dell’attività di vertice, con tutto quello che questo comporta, a cominciare dalla Scuola dello Sport, dai Centri di preparazione olimpica o dal Foro Italico, al contrario di quanto previsto in questo momento dalla legge.

È (sarebbe) venuto il momento che lo Stato superi il ritardo di decenni accumulato in materia di sport, un passo non più differibile, soprattutto se si vuole che i successi di questo magico 2021 abbiano un seguito di passione e siano un’occasione di allargamento della base e non rappresentino invece una specie di fenomeno occasionale, magari frutto di fortunate congiunzioni astrali.

Un vantaggio per tutto il Paese

Affidare allo Stato lo sport di base, sottrarre i bambini alla giurisdizione del Coni non è un’operazione da fare, con il solo scopo di raggiungere grandi successi nell’attività di vertice. Aumentare il numero di ragazzi che praticano attività sportiva sarebbe soprattutto un vantaggio per tutto il Paese, non una garanzia di nuove vittorie. Il campione rappresenta un talento che può sbocciare anche all’improvviso e anche per caso, in qualsiasi angolo d’Italia, ma un Paese che fa sport è un Paese che può soltanto crescere, migliorare, avere un grande avvenire davanti a sé. Un investimento sul futuro di tutti.

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