Juventus-Napoli, Teatro dell’Assurdo, 6 gennaio 2022

Juventus-Napoli è stata consegnata con disgusto nelle mani di Sozza. Una vicenda assurda finisce con un pareggio che sa di Champions.

Juventus-Napoli
Articolo di carloiacono07/01/2022

© “JUVENTUS-NAPOLI” – FOTO MOSCA

Agli astri Juventus-Napoli non va più giù, e la conseguenza – per qualche strano allineamento – è che questo big match finisca per cominciare sempre ben prima della scesa in campo. È successo ancora, per la seconda stagione consecutiva. Questa volta il fischio d’inizio è andato in scena in una sala dell’Asl 1 di Napoli questo mercoledì, la partita si è dispiegata in campo per poi – e per forza di cose – mettersi alla mercé dei tribunali, come precedente. 

Dici Juventus-Napoli, dovresti parlare di calcio, ma è difficile e forse farlo totalmente non sarebbe nemmeno giusto dato il contesto storico. La vicenda che ha accompagnato la partita, mentre nasceva tra le mani degli istituti sanitari, è stata una mise en place da teatro dell’assurdo. Quelle ore, del pomeriggio del 5 gennaio, hanno distrutto logica e coerenza, obblighi e buon senso, e soprattutto contribuito alla danza della difformità e della diversità. Abbiamo capito, se ancora ce ne fosse bisogno, che nel nostro strano Paese non c’è una linea comune, una direttiva sanitaria nazionale e che, anche se ci fosse, questa potrebbe essere applicato al nostro mondo, ma non a quello del calcio che evidentemente è di Serie A.

Și, perché, Juventus-Napoli – e ritorniamo, ahìnoi, agli astri – ci ha anche detto che noi tutti che il calcio lo seguiamo siamo figli di dei minori, mentre chi il calcio lo fa è un figlio delle stelle, probabilmente. Non si può non pensare alle centinaia di migliaia di italiani che questo anno hanno trascorso il Natale o il Capodanno da soli, in quarantena. I positivi, certo, ma anche quelli che non lo erano e per coscienza civile e regolamenti vigenti hanno dovuto osservare un periodo d’isolamento. Non si può non pensarli ascoltando le parole di Marotta che ha chiesto l’indipendenza dalle ASL. Non si può non pensarli leggendo l’ultimo protocollo della Lega Serie A che sintetizziamo così: noi siamo noi e voi non siete un… di Sordiana memoria. Non si può non pensarli vedendo Rrhamani, Zielinski e Lobotka in campo, tre giocatori posti in quarantena dalla ASL 2 di Napoli prima e da quella di Torino poi. 

La società azzurra ha in pratica illeggitimato gli organi sanitari regionali, facendo fede al protocollo istituito dalla Federcalcio nel giugno 2020 e alla “Quarantena soft”, che permette lo spostamento casa-lavoro anche ai non vaccinati. Decisone coraggiosa per alcuni, decisione che avrà ripercussioni per altri, decisione oltraggiosa per chi scrive, per chi pensa a chi ha brindato dietro una porta chiusa. Dici Juventus-Napoli, e che gli astri le assistano, dici Novak Djokovic, il Marchese del Grillo, il sistema calcio, tutti coloro che pensano e agiscono come chi è al di sopra di tutto. 
Chi dovrebbe dare l’esempio si fa beffe di noi, chi punisce noi, permette loro, rendendo qualsivoglia appello alla sensibilità e al bene comune privo di senso e credibilità.

È così, con disgusto che Juventus-Napoli è finita tra le mani di Sozza. È stata una partita misera, brutta, condizionata. Le mancanze degli altri hanno fatto venire fuori tutta la ingiustificata supponenza della Juve degli ultimi tempi. La squadra di Allegri è scesa in campo convinta di farne carne macinata, di stravincere. Si è ben presto resa conto che gli azzurri anche se decimati restavano superiori e di molto. La squadra di Spalletti ha fatto quello che poteva e come poteva e lo ha fatto bene. Il Napoli aveva un perché, ha difeso di squadra e ha attaccato allo stesso modo. Nel sistema si sono esaltati i singoli, quelli di difesa (applausi a Ghoulam, forse ritrovato), e anche quelli offensivi capaci di trovarsi con il lumicino, diretti da un Insigne magistrale. Il Canada può aspettare. 

Hanno creato calcio gli azzurri, mentre la Juve è evidentemente impossibilitata a farlo, vive di solo guizzi, dei strappi dei migliori, ma è slegata non ha stabilizzatori e soprattuto qualità. Il pareggio, in effetti, va stretto agli azzurri, per come è maturato, per la situazione particolare in cui è maturato, e forse anche per un VAR dormiente. Ma più del punto vale la sensazione che i rivali – coloro che dovrebbero/potrebbero ostacolare la qualificazione in Champions – sono stati piccoli anche a dispetto di stampelle, piaghe e ferite, profonde, come il divario che intercorre tra le due squadre e che non potrà essere colmato da qui alla fine, quando il teatro della Serie A tirerà il sipario sui figli delle stelle.