Che fine hanno fatto gli 11 del Napoli 2011/2012?

Ritorna la rubrica che ritrova i talenti del Napoli, svelando l'attuale occupazione e ripercorrendo la loro carriera.

Articolo di Gianmarco D'Antonio08/12/2022

2011/12 è l’anno in cui si torna grandi. Alla guida degli azzurri c’è Walter Mazzarri e il suo tipico 3-5-2, con il quale i partenopei si qualificarono in Champions League. L’urna per niente favorevole: Bayern Monaco, Man City e Villareal. Il Napoli non è mai stato fortunato nei sorteggi, sempre gironi proibitivi e compagini altisonanti. Ciò non fiaccò lo spirito. Infatti, la formazione azzurra riuscì in un incredibile passaggio del turno, con ben 11 punti si qualificò seconda ai danni dei citizens allora allenati da Mancini. Ma quello che li rese grandi fu l’essere l’unica squadra ad opporsi all’egemonia juventina. In quell’anno tornò un titolo al San Paolo: la Coppa Italia.

La posizione in campionato, invece, fu solo un 5o posto, ma che nel complesso di una stagione altalenante, veniva giudicata un’ottima annata: gli ottavi di Champions, la coppa sopracitata e soprattutto la consapevolezza di essere ormai una big del campionato.

La stagione cominciò nel migliore dei modi, vittorie di fila contro Cesena e Milan, poi il solito Napoli, sconfitto fuori casa con il Chievo ed un pareggio sterile contro la Fiorentina. Ma era il canovaccio della stagione, la vittoria contro l’Inter fu la prima risposta e poi ancora sconfitta con Parma e Catania per poi rifilare 6 goal a Cagliari e Genoa. Nel frattempo, imbattibile in coppa e avversario ostico per chiunque. Solo il Chelsea, che poi si laureò campione d’Europa, riuscì a fermare la squadra di Mazzarri, tra l’altro ai supplementari in una sfida roboante a Stanford Bridge.

Si credeva tanto in questo Napoli che giocava un ottimo calcio, entusiasmato dai 3 tenori: Hamsik,Lavezzi, Cavani e dall’entusiasmo e la foga agonistica di Gargano, Cannavaro, Zuniga etc etc.

Anche il mercato fu fatto in ottica precisa per accontentare le richieste dell’allenatore, con gli arrivi di Aronica, per completare il terzetto di difesa e Inler, per gestire il pallone. Inoltre furono presi molti comprimari per allungare la rosa: Fernandez, da vice Cannavaro, riuscì in una doppietta contro il Bayern; Dossena prelevato dal Liverpool era una valida alternativa a Maggio e Zuniga; Dzemaili e Donadel in mezzo al campo erano riserve di lusso. 

Quegli anni, oltre alla l’entusiasmo di essere tra le grandi, diedero qualcosa in più: la consapevolezza di poterci rimanere!

Ma quale era la formazione titolare? E che fine hanno fatto i campioni del Napoli?

La formazione base era una 3-5-2 con esterni più votati alla fase difensiva, un incursore di centrocampo e gli altri due a fare da diga, e i tre dietro che potevano anche staccarsi e proiettarsi in avanti in fase di possesso:

  • Morgan De Sanctis; portierone dai riflessi felini, fortissimo tra i pali, meno nelle uscite, oggi è il direttore sportivo della Salernitana, portando in Campania bei talenti, ha iniziato alla grande questa nuova carriera.
  • Hugo Armando Campagnaro; che toro, difensore granitico, quasi insuperabile. Veloce, forte fisicamente e fenomenale nelle ripartenze. Ha giocato fino a 40anni concludendo la carriera nel Pescara in Serie B, dove oggi fa l’assistente tecnico.
  • Paolo Cannavaro; capitano e profeta in patria, lui cresciuto a due passi dal San Paolo, provava sensazioni più forti nel disputarci la Champions, oggi è vice allenatore del fratello al Benevento.
  • Salvatore Aronica; ottimo difensore mancino, con passati da terzino, poteva ambire alla doppia fase, dopo essersi ritirato ha iniziato la carriera da allenatore, la cui ultima esperienza è in Serie D con il Savoia nel 2021.
  • Christian Maggio; fortissimo di testa, velocissimo e fondamentale nelle diagonali difensive, non aveva nel cross la sua migliore arma, autore però di goal pregevoli. Amatissimo dai tifosi, che ancora ricordano i suoi inchini alla curva, ha smesso di giocare quest’anno a 40 anni, ora studia per diventare direttore sportivo.
  • Gökhan Inler; calcio e pugilato le sue passioni, tiratore scelto e ottimo motore di centrocampo, meno preciso di un regista scompariva spesso da mezzo al campo. Autore di un goal che poteva valere la qualificazione contro il Chelsea, era un leone in mezzo al campo. Ha continuato la sua carriera per mezza Europa, ed ad oggi gioca per l’Adana Demirspor in super League turca.
  • Walter Gargano; recupera palloni eccezionale, eccesso di foga, ma fondamentale nello scacchiere napoletano. Attualmente milita nel Penarol, dove, con poche apparizioni, disputa un campionato di vertice.
  • Camilo Zuniga; autore di un’annata straordinaria, dribbling e cross, una furia sia sulla fascia destra che sinistra. Perse le sue tracce dopo che gli infortuni hanno falcidiato la sua carriera. Ritiratosi a 33 anni ha fondato una scuola calcio per colombiani a Chicorodo’.
  • Marek “marekiaro” Hamsik; probabilmente una delle sue migliori annate con 14 goal e altrettanti assist in tutte le competizioni, traslocato da centrocampista a trequartista, vedeva corridoi e si lanciava in spazi che noi esseri umani non potevamo nemmeno immaginare. Ad oggi è un giocatore del Trabzonspor, ma ormai dopo l’addio alla nazionale è un giocatore che si avvia verso la fine della carriera da calciatore, e dopo le belle parole di De Laurentiis tutti speriamo che possa diventare dirigente azzurro.
  • Ezequiel “el Pocho” Lavezzi; argentino e funambolo, che altro per farsi amare di più dai napoletani? Semplice: una pallonata ad Allegri ed un goal agli ottavi contro il Chelsea. Ritiratosi da poco, è un commentatore sportivo per le partite europee degli azzurri.
  • Edinson Cavani; esiste solo un Matador! Ricordiamo tutti la telecronaca “è un mostro, è Cavalien”. Goal pregevoli, tenuta atletica mostruosa, recuperava palloni in difesa per poi correre verso la porta e segnare lucidamente. Amato da chiunque! Un’atleta come lui non poteva che giocare ancora a grandi livelli: è il centravanti del Valencia e della nazionale Uruguaiana.