Il Napoli ha vinto sé stesso più che l’Empoli

Il Napoli ha vinto sé stesso più che l’Empoli

©️ “NAPOLI-EMPOLI” – FOTO MOSCA

Lao Tzu, filosofo cinese del VI secolo a.c., una volta disse “colui che vince gli altri è potente, chi vince sé stesso è forte”. Questa mattina possiamo dire che il Napoli di Spalletti 2.0 è potente, ma anche forte. Ha superato l’Empoli per 2 a 0 – e questo era dato quasi per scontato – ma ha fatto soprattutto meglio di quanto potesse nell’immediato e di quanto ha potuto in passato.

Non si corre il rischio di essere ripetitivi se ancora una volta affermiamo che questo Napoli continua ad essere una novità nel riuscire dove falliva nelle gestioni precedenti. Ed è sotto gli occhi di tutti il calo atletico fisiologico che ha raggiunto gli azzurri come un nuvolone a ridosso della sosta. La gara con i toscani ha avuto un coefficiente di difficoltà maggiore rispetto quello che l’attribuivamo e non solo per la prova offerta dagli ospiti.

Gli uomini di Zanetti si sono snaturati, hanno ignorato i propri connotati di fabbrica, dal viso aperto a quello nascosto dietro due guantoni. L’Empoli non è stato fioretto, ma guardia alta e cazzottoni (calcioni), si è sporcato rispettando gli avversari, aspettandoli sempre dietro la linea della palla, ripartendo quando proprio non poteva farne a meno. Non ha creato nulla, è stato solo attento, ma tanto è bastato per mettere in difficoltà il Napoli, vero nemico di sé stesso: era sulle gambe.

La banda azzurra ha girato a vuoto intorno all’Empoli per gran parte del match, smarrita, quasi incapace di ammettere di non avere le forze per travolgere gli avversari come al solito. Cocciuta al punto da intestardirsi cercando le solite geometrie e meccanismi. È sbattuta sul muro toscano, e come una mosca continuava a farlo ronzando intorno al vetro.

Si è andati alla ripresa con la sensazione che poteva andare così, come le ultime tre volte contro l’Empoli: male. Ma quello era un vecchio Napoli, potente ma non forte, intristito dalle proprie mancanze e senza fiducia nel futuro. Quello odierno è molto meglio. È uscito dagli spogliatoi con la calma dei saggi, non c’è stata frenesia né abbattimento, ma pazienza, virtù. Spalletti ha gettato nella mischia Lozano, Elmas e Zielinski, per Politano, Raspadori (incolore) e Ndombele. Serviva dinamicità e movimento.

Poi, soprattuto, l’inerzia delle grandi squadre e dei grandi giocatori – come Osimhen – quelle brave e quelli bravi a cavalcare gli episodi, anzi a crearseli. Il leone nigeriano al 69esimo ha soffiato palla in aerea al suo diretto marcatore (Marin ingenuo), si è piazzato davanti ad esso e ha fatto di tutto per farsi toccare. Per Pairetto non c’è stato dubbio: rigore. Si, rigore, non rigorino.

Pesava tre chili quel pallone ed è stato messo tra le mani – o piedi, fate vobis – di Lozano, al primo calcio dagli undici metri in maglia azzurra. Il messicano ci è andato freddo come il marmo, Vicario ha toccato ma la conclusione era forte: 1 a 0. È finita lì, o almeno è finita poco dopo al minuto 74′, quando Luperto ha rimediato il doppio giallo e la doccia.

L’acqua gelida sugli avversari l’ha aperta Zielinski (insostituibile), che ha fatto il raddoppio con un tiro secco a rimorchio in area: il polacco non segnava d’agosto. Sembra un secolo che il Napoli affrontava il Monza. Si sognava, ora quei sogni sono divenuti realtà, o almeno lo stanno diventando. Qualcuno aspettava che gli azzurri si sciogliessero come neve al sole, e invece continuano ad essere lì solidi.

Potenti, ma anche forti. Forti perché andati oltre il talento, mancante (vedi Kvara) e spento. Forti da duro lavoro di squadra e intelligenza, saggezza. Le partite da circo fanno spettacolo e creano entusiasmo nella piazza, ma sono queste da miniera a fare i campionati. Il Napoli che fu, che era, ne usciva con la faccia sporca e niente più, quello contemporaneo, anche insozzato, stringe sempre tra le mani un minerale prezioso: i tre punti. Lo fa da dieci partite consecutive, in ogni modo.

Scava, scava, esce sempre vittoria. Resta l’ultima picconata, prima del meritato riposo, è una roccia friulana, ma non più dura della scorza di un gruppo nato per vincere. Un gruppo che comanda la classifica con 38 punti, guardando da otto lunghezze la seconda (inciampata a Cremona!). Un gruppo che saluterà il 2022 da capolista imbattuta, come solo il PSG nei top 5 campionati europei.

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