Comandante e non più Comandante: Sarri compie 63 anni

Compie 63 anni Maurizio Sarri, il Comandante di una squadra impossibile da replicare. La sua Lazio non sarà mai il suo Napoli.

Articolo di Salvatore Esposito10/01/2022

© “LAZIO-SARRI” – FOTO MOSCA

Diciamoci la verità, ma quanto ci siamo divertiti col Napoli di Maurizio Sarri? E quanto è stato bello assaporare, almeno per un attimo, il profumo dello scudetto? In città una squadra così divertente, forse, non la vedremo mai più.

Abbiamo urlato di felicità, ma abbiamo anche lottato contro un magone sullo stomaco, quando quello che fu “Il comandante” ha voltato le spalle alla (sua) realtà e ha firmato con la Juventus. Il dispiacere è stato doppio, poiché un mese prima dell’inizio del percorso bianconero, il tecnico dedicò la vittoria dell’Europa League col Chelsea a Napoli. Qualcuno in città, me compreso, si è intenerito.

Oggi Maurizio Sarri compie 63 anni. Da amanti del calcio, e senza che il cuore prenda il sopravvento, gli facciamo tanti auguri. La domanda, però, sorge spontanea: il Sarrismo è nato e morto a Napoli?

Probabilmente, una qualsiasi squadra allenata da Sarri non raggiugerà mai i livelli di quel che fu il suo Napoli. Non parliamo di titoli, ma di arte e rivoluzione. Dopo l’addio al club azzurro, il tecnico di Figline sottoscrive un accordo col Chelsea, nell’estate del 2018. Il suo percorso inglese non è stato proprio rose e fiori. Sì, la vittoria in Europa League (era a capo della squadra più forte della competizione) ma le sconfitte contro il Manchester City, in Community Shield prima e in Carabao Cup poi, e l’eliminazione agli ottavi dalla FA Cup per mano della Manchester rossa, non hanno soddisfatto i tifosi Blues. In Premier, per concludere, si è classificato terzo, a ben 26 lunghezze da Pep Guardiola.

Il 16 giugno 2019, invece, firma per sedere sulla panchina della Juventus. L’amore tra Sarri e i tifosi bianconeri non è mai sbocciato. Ma non c’erano poi così tanti dubbi. I precedenti non erano dalla parte dell’ex Napoli, poiché il club di Agnelli è stato bersagliato, in precedenza, più volte dal tecnico. Poi l’immagine del dito medio dal pullman ai supporters juventini è diventato un cult.

“Per avere un rigore a favore bisogna avere la maglia a righe” disse l’allenatore negli anni a Napoli in riferimento ai favori arbitrali che coinvolgevano casa Juve.

La Juventus quell’anno vince lo scudetto, ma non gioca un buon calcio. I vertici del club, convinti che Sarri potesse portare un po’ di colore allo Juventus Stadium, restano delusi. Anche lì l’amore non sboccia. A far storcere il naso definitivamente, poi, l’eliminazione precoce agli ottavi di finale di Champions contro l’Olympique Lione. L’8 agosto del 2020, Sarri viene sollevato dall’incarico. Il tecnico, oramai ex Napoli e Juventus, è solo e non ha nessuno dalla sua parte.

Dopo un anno sabbatico, Sarri viene annunciato come nuovo allenatore della Lazio. Qualche mese prima fu contattato da De Laurentiis, poco soddisfatto di Gattuso e delle prestazioni dei suoi. La risposta del tecnico fu chiara: “Ho dato la mia disponibilità, ma da luglio in poi”. Il Napoli virò su Spalletti.

La bella Lazio è solo un’illusione delle prime due giornate. Il 21 agosto, i biancocelesti vincono 1-3 al Castellani di Empoli in 41 minuti. I numeri, però, non sono favorevoli: 8 tiri contro i 16 dei neopromossi. La gara del possesso palla la vince Sarri: 56%.

Sette giorni dopo, poi, la vittoria per 6 a 1 contro un’altra neopromossa: lo Spezia. Ecco qui, è tornato il Comandante! 3 gol di Immobile in 45 minuti, poi Anderson al 47esimo. Addirittura Hysaj in gol dopo due giornate. Con la maglia del Napoli conta un solo gol in 6 anni.

La prova del nove arriva nel big match della terza giornata, a San Siro contro il Milan. Gli uomini di Pioli, però, distruggono i beniamini di Sarri: 19 tiri rossoneri contro gli 8 biancocelesti. Il risultato è di 2-0. Da lì, il rapido declino: 2-2 contro il Cagliari, ora 18esimo in classifica; 1-1 contro il Torino, attualmente 13esimo.

La bella vittoria nel derby contro la Roma riaccende un barlume di speranza. Nella partita più sentita in città, Sarri sconfigge Mourinho per 3 reti a 2. Anche qui, però, i numeri sbugiardano il risultato: 10 tiri contro i 20 dei giallorossi. La Lazio, però, con le unghie e con i denti (e con tanta precisione) porta a casa tre punti che valgono doppio.

Sulle ali dell’entusiasmo, però, spesso si perde di lucidità. Una settimana dopo, la Lazio crolla clamorosamente contro il Bologna per 3-0. Che batosta!

Delle successive gare bisogna sottolineare le importanti vittorie contro Inter (3-1) e Fiorentina (1-0) ma anche e soprattutto le pesanti sconfitte contro Verona (4-1), Juventus (0-2), Napoli (4-0) e Sassuolo (2-1). L’Inter, ora prima della classe, aveva un conto in sospeso: ieri, alla seconda giornata di ritorno, Inzaghi ha sconfitto la sua ex squadra 2-1.

Attualmente Sarri è ottavo, a pari punti con Roma e Fiorentina. Sassuolo ed Empoli inseguono a 4 lunghezze. Il campionato è lungo, ma almeno per adesso i risultati non sono soddisfacenti. Le sette sconfitte in 21 gare pesano. Raggiungere l’Europa League, quest’anno, non è poi così semplice.

La Lazio di Sarri non è e non sarà mai il Napoli di Sarri. Comandante, quello che fu il Napoli dal 2015 al 2018 non si ripeterà mai più.