Radiografia eseguita: il Napoli non è malato
Al triplice fischio pioggia di verdetti e referti. Il Napoli "malato" è in gran salute e ha sottomesso il Leicester spedendolo in purgatorio.

© “ELMAS” – FOTO MOSCA
Se vi danno del “malato” è lecito attendersi da voi una capatina in clinica per accertarvi delle vostre condizioni. “Malato” è stato definito il Napoli nelle ultime settimane. Era malato un po’ per tutti, organi di stampa, tifosi, addetti ai lavori. “Vuoi vedere che è così?” avrà pensato Spalletti, avendo per primo in cura la squadra giorno dopo giorno si rifiutava di crederci. Le sue analisi dicevano tutt’altro, “ma sai com’è?”.
Questa del “malato” è un po’ come la storia che raccontano in Toscana. Puoi essere anche un fenomeno – un genio – ma se ogni volta che scendi di casa ti dicono che sei scemo, primo o poi ti guardi allo specchio e magari ti convinci di esserlo sul serio. L’essere umano è per natura condizionabile. Allora, l’uomo di Certaldo, per non lasciare spazio al minimo dubbio, ha preso i suoi e li ha messi al cospetto del Leicester, in questa vicenda più che club, esame diagnostico: radiografia dell’anima.
Alla fine, come una persona qualsiasi rincuorata dal referto ricevuto dai medici che testimonia la sua buona salute, ha esultato, lo ha fatto in modo esagerato, gettandosi nell’acqua, per scivolare sull’erba, libero dal peso di aver avvelenato chi è venuto a salvare. La sua missione è al sicuro. Costruire un’identità di squadra, cementare una personalità forte, mantenere alti livelli di fiducia in se stessi, estirpare la paura, valorizzare l’intero organico, sono grosso modo le voci del manifesto Spalletti. Dopo ieri sera possiamo affermare che “he is on his way”, sta onorando i suoi impegni.
Leicester poteva essere una Waterloo, la personalissima Caporetto del Napoli “malato”. Uscire dall’EL e perdere contro un’inglese avrebbe rappresentato un fallimento europeo per la stampa internazionale. Un fastidio per la società. Quasi un sollievo per i tifosi che nemmeno hanno digerito la qualificazione ai sedicesimi. Perché se escono le altre dalle Coppe è “uno scuorno” – nonché l’ennesima prova che le italiane snobbano l’Europa – ma se lo fanno gli azzurri “chi s’ne fott’” di una competizione piccola, che ammazza gambe a giocatori e campionato.
Uscire dall’EL, però, nell’effettivo avrebbe significato per il Napoli inteso da Spalletti non aver aggiunto niente alle stagioni scorse, non aver lavorato sulle mancanze, né tantomeno superato qualche piccolo limite. Ma uomini deboli fanno destini deboli e uomini forti hanno destino forti, e sembra che questo mantra a Castelvolturno sia entrato nella testa di tutti. Dal primo senatore all’ultimo magazziniere. E non stiamo esagerando con l’entusiasmo. Il Napoli “malato” ieri aveva tutte le scuse per fallire e novità delle novità sotto al Vesuvio: non l’ha fatto.
Gli azzurri senza sette titolari – per dover di cronaca ricordiamo anche le numerose defezioni degli avversari – hanno giocato una partita gagliarda, impavida. Un match dal sapore di birra, cornamuse, mattoncini rossi e “we’ll never walk alone”. L’avevano fatto con l’Atalanta, si sono ripetuti. “We speak english!” hanno urlato in faccia alle Foxes, che credevano di fare i furbi con il gol del pareggio (2-2) di Dewsbury-Hall.
Nei primi ventiquattro minuti gli azzurri si sono riversati sui britanni come i romani nel 43 d.c. sotto l’Imperatore Claudio. Li hanno conquistati dalle prime isole fino al Nord. Due incursioni vincenti: al 4’ quella di Ounas, al 24’ quella di Elmas (giocatore eccezionale, soldato semplice in odore di lustri e gradi). Hanno poi dovuto rinculare e finire in pareggio prima della ripresa (rete di Evans al 27’, e di Dewsbury-Hall al 33’). Oltremanica non conoscono il termine “arrendersi”.
Il secondo tempo è stato saggio, segnato ancora una volta dal mercenario macedone (per pura licenza poetica). È arrivato il 3 a 2 di Elmas sugli scudi al minuto 53’. “Partiamo forte e rimettiamoci davanti” era stato l’ordine recepito di Spalletti nei meandri del Maradona, solo il tentato tradimento di Di Lorenzo al 55esimo poteva mandare all’aria la strategia di guerra (quoque tu!), ma ci ha pensato il palo a fermare Maddison in odore di rigore in movimento. Dopo nessun sussulto degno di nota degli inglesi. A truppe contate gli azzurri hanno fatto trincea, mancavano le forze, ma le scorribande avversarie sono state previste e controllate, disinnescate, così come la loro urlata superiorità.
Al triplice fischio pioggia di verdetti e referti. Il Napoli ha sottomesso il Leicester spedendolo in Conference League – il purgatorio d’Europa, ha vinto la sua battaglia restando nella competizione, nonostante la guerra non sia ancora finita e consterà anche di un sedicesimo contro una quasi certa nobile popolazione del calcio. Il malato è in gran salute, così come tanti uomini troppo presto dati per caduti, facciamo due nomi a caso: Malcuit e Ounas. Il comandante Spalletti può sorridere, tornare a casa e bere vino ascoltando un coro misto cantare: “Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via, dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai…”. La cura, la sua, funziona.
