Tra illusioni perse e sogni infranti: la Salernitana e la sua agonia senza fine
Sousa aveva compiuto un autentico miracolo calcistico, riuscendo a valorizzare taluni giocatori mediocri al di là delle loro potenzialità. La dirigenza salernitana, nella sua inesperienza, si era illusa di avere a disposizione tante pepite preziose e che la squadra era già forte così.

Caro Dino, amico mio sampdoriano, che mi scrivi per sapere perché la mia Salernitana sia caduta così in basso, perché vuoi saperlo? Cosa ti spinge a indagare sullo stato pietoso in cui è precipitata la Salernitana? E’ per via del clima di stima e di rispetto reciproco esistente tra le nostre due tifoserie? O perché rivivi nelle nostre vicende quel clima di disfatta che hai già sperimentato al Marassi? Proverò a spiegarti, con l’amarezza nel cuore e la penna intrisa di tristezza, il motivo di questo triste e inaspettato declino della Salernitana, e il motivo per cui i tifosi sugli spalti hanno ormai perso la pazienza.
Iervolino, dopo aver commesso l’errore fatale di licenziare un’autentica icona del calcio italiano come Walter Sabatini, in favore di un direttore sportivo principiante e alle prime armi che gli ha sperperato una vagonata di milioni nel suo primo calciomercato, ha compiuto il suo capolavoro stringendo i cordoni della borsa proprio quest’estate, ignorando completamente le reiterate suppliche dell’esperto allenatore portoghese che, con il suo arrivo a Salerno, aveva operato una vera e propria resurrezione di una squadra allo sbando. Sousa aveva compiuto un autentico miracolo calcistico, riuscendo a valorizzare taluni giocatori mediocri al di là delle loro potenzialità.
La dirigenza salernitana, nella sua inesperienza, si era illusa di avere a disposizioni tante pepite preziose e che la squadra era già forte così. Errore di valutazione tragico, non a caso, l’esperto Sousa aveva formulato ben sette richieste di rinforzi, indicando chiaramente i ruoli da potenziare. De Sanctis e Iervolino, tuttavia, hanno scelto di ignorare completamente le sue richieste, forse anche come atto punitivo nei confronti del tecnico per i suoi contatti con De Laurentiis. Il patron ha tirato le redini della borsa con fermezza, forse troppa.
Un atto di austerità che, se da un lato è comprensibile in tempi di vacche magre, dall’altro ha privato la Salernitana della possibilità di attirare quei talenti che avrebbero potuto sollevare il morale di una tifoseria affamata di gloria. Il mercato estivo è stato così una estenuante danza di trattative che si sono concluse con un pugno di mosche in mano. Tanti giovani calciatori italiani di prestigio erano sul taccuino del ds, ma impedimenti sconosciuti hanno bloccato il loro arrivo. La salvezza, come la saggezza popolare insegna, non si costruisce con fichi secchi, e chi ha seminato illusioni (“faremo una squadra più forte“) raccoglie ora gli inevitabili fischi di una tifoseria delusa.
Davanti ai primi brucianti responsi del campo, la società ha addossato tutte le responsabilità a Sousa, sostituendolo con un allenatore mai vincente in massima serie.
La sconfitta contro il Bologna è stata come uno specchio impietoso che riflette l’attuale dramma della Salernitana. La posizione in classifica è diventata infausta, e la promessa di rinforzi a gennaio appare come una foglia ingiallita in autunno. Gli spalti, una volta teatro di passioni, sembrano ora un mare in tempesta, che tradisce l’amarezza di una tifoseria stanca di subire sconfitte umilianti. Quel dodicesimo uomo che faceva la differenza in campo, oggi si è trasformato in una luce fioca nel buio del disincanto.
Ma perché tutto questa amarezza? La risposta risiede nella passione che, paradossalmente, sta trasformando l’affetto in sofferenza. Una squadra dimessa, costruita senza criterio, è il catalizzatore di questo malcontento. La promessa di calciatori di calibro come Mertens e Cavani si è dissolta nel nulla, lasciando spazio a volti sconosciuti, incapaci di colmare il vuoto lasciato dalle promesse infrante.
A tutto ciò aggiungi che la Salernitana si trova a navigare in queste acque perigliose senza una voce nel palazzo che la tuteli efficacemente da arbitraggi spesso ostili nei suoi riguardi. La Salernitana ha tentato il ruolo di Don Chisciotte contro i procuratori, ma la realtà è che oggi la voce della squadra sembra persa nel palazzo, ignorata e penalizzata.
Tuttavia, mentre gli spalti si svuotano e la passione vacilla, è evidente che la Salernitana sta attraversando un’inquietante eclisse di gloria che richiede una riflessione profonda e una risposta coraggiosa per riaccendere la fiamma nell’anima dei suoi sostenitori e evitare quel bagno di sangue, per le casse e per i sogni di gloria della società, rappresentato da una indecorosa retrocessione in B.
