ESCLUSIVA – Ciro Sicuro alla Frattese: “Non ci ho pensato due volte a dire sì”
Ciro Sicuro è ufficialmente un giocatore della Frattese. Il campano classe 2000, prodotto del vivaio del Palermo, è stato intervistato ai microfoni di Sport del Sud.

Ciro Sicuro è ufficialmente un giocatore della Frattese. Il calciatore campano classe 2000, prodotto del vivaio del Palermo e protagonista lo scorso anno nella promozione in Serie D conquistata dall’Acerrana, è stato intervistato dal nostro Giovanni Calabrese, che gli ha chiesto del suo passato e delle sue aspettative future.
Chi è Ciro Sicuro?
Giocatore molto versatile, di gamba, ma con una formazione da professionista, con ben sei anni vantati nella cantera del Palermo di Zamparini. In carriera ha quasi sempre giocatore da esterno destro di difesa, talvolta adattato a tutta fascia.
Nella chiacchierata fatta insieme, è emersa subito la voglia di riscatto di questo ragazzo, entusiasta della sua nuova avventura a Frattamaggiore, ma anche consapevole del suo passato e delle sue potenzialità, che vuole dimostrare in categorie più alte.
Dal sogno Serie A in maglia rosanero, all’incubo fallimento, fino alla presa di consapevolezza di non poter mollare il percorso che lo aveva portato a sedersi tra i campioni. E poi la stagione incredibile con l’Acerrana e la voglia di ripartire ancora più forte nel campionato che ha dominato fino a pochi mesi fa. Ecco le sue parole.

Iniziamo dall’immediato presente: il tuo approdo alla Frattese. Quali sono le tue aspettative per questa nuova avventura e le tue prime impressioni sulla squadra e la società?
“Appena mi ha chiamato il Direttore Sportivo, Paolo Di Lernia, e mi ha parlato della società non ci ho pensato due volte. Quando abbiamo preso il primo appuntamento per vederci, infatti, e ho conosciuto i Presidenti sono rimasto con la bocca aperta. Quella della Frattese è una piazza storica e questa è stata la cosa che mi ha spinto a firmare”.
Con te si trasferisce anche il centrocampista Giovanni Liberti, con cui hai vinto lo scorso campionato di Eccellenza con la maglia dell’Acerrana. Credi che riuscirete a portare la mentalità e l’esperienza adatte a replicare questo successo?
“Si in effetti è proprio quello il nostro scopo. L’anno scorso, ad Acerra, ci siamo ritrovati in uno spogliatoio veramente vincente e non solo sul campo, ma anche fuori eravamo un grandissimo gruppo. Quindi il nostro primo obiettivo è portare questa positività nello spogliatoio a Frattamaggiore e riuscire a vincere di nuovo”.
L’anno scorso sei stato protagonista di una stagione fantastica con l’Acerrana, nella quale avete dominato il campionato di Eccellenza. Cosa ti lascia l’aver conquistato una promozione in questo modo e cosa ti motiva a ripeterti nello stesso campionato invece di fare anche tu un salto di categoria?
“La stagione ad Acerra per me è stata una delle più emozionanti, perché io inizialmente stavo a Castelvolturno e a dicembre, all’apertura del mercato, mi chiamò il Direttore Stiletti e mi chiese se potessi andare lì. Io non ci ho pensato due volte, perché loro stavano dominando il campionato e quando sono arrivato là ho capito in che ambiente vincente mi trovavo”.
“Purtroppo, sono state fatte delle scelte da parte della società, com’è normale, e alcuni di noi siamo andati altrove. La cosa che mi ha spinto a rimanere in questa categoria è stata proprio l’offerta della Frattese, che non ho esitato ad accettare”.

Vuoi fare un saluto e un in bocca al lupo ai tifosi di Acerra per il prossimo campionato di Serie D?
“Certo, con i tifosi dell’Acerrana ho mantenuto un bellissimo rapporto e alcuni fino ad oggi mi scrivono per sentirci; dunque, non posso che fargli un enorme in bocca al lupo e augurargli anche di vincere il campionato e guadagnare la promozione in Serie C, perché sono una piazza calorosa, fatta di bellissime persone, e meritano ben altri palcoscenici”.
Raccontami dei tuoi primi anni di carriera: dalle giovanili del Palermo sei passato in Serie C, al Rende, e poi hai fatto diverse esperienze in Serie D. Com’è stato il passaggio dal calcio giovanile a quello dei ‘grandi’?
“A Palermo parecchie volte ho avuto la possibilità di fare panchina in prima squadra, tra Serie A e Serie B. Purtroppo, poi, dopo sei anni in rosanero, la società è fallita e siamo dovuti andare via tutti”.
“Io sono andato al Rende, in Serie C, e da lì è iniziata davvero la mia carriera professionistica, anche se avevo già avuto modo di toccarla con mano in Sicilia. Tra Rende, Cavese, Cassino, Sorrento sono state tutte esperienze bellissime, però Palermo è stata il punto di svolta della mia carriera, perché quando sei piccolo è sempre un’incognita arrivare. Loro mi hanno fatto crescere davvero sotto tutti i punti di vista, sia calcistico che umano”.
A tal proposito, immagino non sia stato facile, soprattutto per un giovanissimo come te, che faceva i suoi primi passi nel calcio professionistico, veder fallire un gigante del calcio italiano come il Palermo. Com’è stato vivere l’esperienza del fallimento e segui ancora i rosanero nella loro rinascita?
“Assolutamente, non ti nascondo che all’inizio è stato veramente duro riprendermi. Dopo sei anni in cui ero cresciuto lì, non era facile. Ma dovevo andare avanti, cercando di non pensarci più. Oggi vedo sempre le partite del Palermo, anche se in realtà guardo un po’ tutto, dalla Premier all’Eccellenza. Palermo ha creduto in me sin dall’inizio, dunque come si fa adesso a non supportarla?”.

Prima di salutarci, quali sono i progetti futuri per la tua carriera nel mondo del calcio?
“Io sto cercando di fare di tutto per tornare a quel calcio che ho avuto modo solo di sfiorare a Palermo. Vorrei tornare a quei livelli e giocare tra i professionisti, qualunque livello sia, ma il mio obiettivo è tornare lì”.
