Grazie Kovalenko
Il gol di Kovalenko è il colpo di grazia per Rudi Garcia: si sacrifica il capro espiatorio, per non ammazzare tutto il gregge.
Foto Mosca©️ “NAPOLI-EMPOLI” – FOTO MOSCA
“Vogliamo ringraziare pubblicamente Kovalenko, il ragazzo non può immaginare il regalo che c’ha fatto”. Sono le parole di un gruppo di tifosi, a fine partita, ai microfoni di una tv locale, a sintetizzare il sentimento di una città tutta. Perché, ormai, anche chi era del partito #in, oggi non può che pensare: grazie Kovalenko.
L’ucraino che ha regalato la vittoria nei minuti finali all’Empoli – corsaro al Maradona (0-1) – ha scaraventato molto più di un pallone in rete. Il destro dell’ex Shakthar ha fatto crollare il cantiere del duo Garcia-ADL, per evidente stato d’orrore dei lavori. Non se ne poteva più, si è arrivato allo strazio. Il Napoli non ha solo perso con l’Empoli, ha fallito il suo primo quarto di stagione.
Salterà Garcia, come è giusto che sia per le logiche aziendali. Si sacrifica il capro espiatorio, per non ammazzare tutto il gregge. Tutta colpa di Garcia, per salvare il bestiame, che in campo si comporta esattamente come tale: d’esempio Olivera, Rui, Rrahmani, Anguissa, Elmas, Simeone, che contro i toscani sembravano semplicemente scesi al pascolo. Tutta colpa di Garcia, per non inseguire con una lupara il latifondista che avanza anche pretese, quando in realtà ha tutti i disastri sul groppone.
Grazie Kovalenko. Perché finiremo di guardare questa serie di umiliazioni subite da Garcia. Un allenatore scelto per doti che non ha mai vantato, ostacolato dalla piazza, mal digerito dal gruppo, delegittimato a nemmeno un mese da inizio mandato, commissariato, mandato a quel paese da qualunque Tizio e Caio.
Grazie Kovalenko. Perché ci si renderà conto, qualunque sia l’erede del francese – esonerato da tempo ma soltanto a breve con ufficialità (come anticipato dalla nostra redazione lo scorso venerdì) – che la squadra campione d’Italia è diventata inallenabile. Lo sarebbe stata per chiunque e continuerà ad esserlo prima di un doveroso bagno d’umiltà o di strigliate e scarpini volanti alla Sir Alex Ferguson.
Era fatta solo per Spalletti, o meglio l’ha fatta Spalletti. Oggi è lampante che il Napoli tricolore non manifestava la mano dell’allenatore in campo, ma di più, un braccio, due, il torace, il volto, il cervello, il cuore. È stata la mano di D10S ai tempi, è stata poi quella dell’uomo di Certaldo a fare di un gruppo di buoni giocatori con qualche grande giocatore, un gruppo di campioni con qualche eccellenza. Non c’è altra spiegazione. E la matematica e la statistica non ci smentiranno, basta guardare lo storico delle risorse azzurre prima dell’apice scudetto e poi subito dopo, per analizzare questo curioso caso di “sballo” delle performances. Lucianone ha preso una Giulia Quadrifoglio e l’ha fatta passare per un Testarossa. Ora che non c’è più lui alla guida, la Giulia, però, si crede ancora nata a Maranello.
Grazie Kovalenko. Perché hai dimostrato che anche chi è sempre caduto in piedi, un bel giorno la può mettere male a terra e gli si gira. Aurelio ci ha sempre preso, questa volta ha preso una cantonata pazzesca, lo ha fatto perché si sentiva troppo pieno di sé e voleva farlo capire a tutti. Negli anni di presidenza che hanno portato allo scudetto è stato un Presidente intelligente e lungimirante, sempre padre padrone, ma estraneo dal sentiment e dalla piazza, e soprattutto prima impeccabilmente manageriale, presente ma capace di delegare anche vegliando, di spartirsi oneri e onori.
Il tricolore lo ha cambiato. È diventato “napoletano”, ben visto dal popolo e dunque suscettibile ad esso, da despota illuminato a dittatore. Tradito da Giuntoli e Spalletti, non è – come in precedenza – andato alla ricerca di figure professionali che potessero portare il gioco ad un livello superiore, ha pensato di non averne bisogno. Se chiunque fosse venuto a Napoli avrebbe fatto, come si suol dire, bene, il motivo era perché a Napoli c’era lui. Aurelio ha preso tutto il potere decisionale nelle sue mani come non aveva mai fatto prima, e come non avrebbe dovuto fare. Non si è rivelato all’altezza, perché è un’altezza irraggiungibile per chiunque. Ha fallito.
Grazie Kovalenko. Perché più che una traiettoria, hai dipinto il quadro del banco degli imputati. Garcia andrà via, arriverà uno tra Tudor, Cannavaro o Mazzarri. Chissà però se le responsabilità saranno spartite, contrariamente nulla si risolverà. E Rudi dalla Costa Azzurra, coccolato da una leggera brezza, con un bel vin rouge, sghignazzerà. Mercì Kovalenko.
