Napoli, j’accuse

La sfida con l'Empoli è stata l'ultima, tragica tappa del viaggio di Rudi Garcia a Napoli: non ci ha capito niente, ma non è stato il solo.

Articolo di Mario Gargiulo13/11/2023

©️ “NAPOLI” – FOTO MOSCA

Scriviamo queste poche righe in piena bagarre, tra gemiti e crisi isteriche le cui sonorità risalgono impetuose la penisola provocando spostamenti d’aria persino in una divertita Milano. Ovviamente il “crucifige” investe quasi esclusivamente Garcia, capro espiatorio ideale di colpe che nascono ben più in alto e si diffondono come un puzzolente blob attraverso l’intera rosa, quasi nessuno escluso.

Congediamo il tecnico, parlandone probabilmente per l’ultima volta come allenatore del Napoli: è chiaro come Garcia sia affondato anche per la sua inadeguatezza e mediocrità. Lo ricordavamo di un’altra pasta negli anni romani. Invece la sua versione aggiornata è apparsa scadente: anche la fisiognomica nella gestione delle partite dalla panchina e la comunicazione verbale verso i suoi stakeholder hanno trasferito ansia, diffidenza, poca sicurezza. Le sue scelte tattiche, molte sostituzioni, le reazioni alle prime negatività sono sembrate emanare da una fonte molto più che incerta: direi impotente. In sintesi non ci ha capito niente, compreso ieri. Non certo però per avere lasciato in panchina Kvara e Zielinski, tanto indisponente e egoista il primo nelle sue ultime apparizioni quanto – come al solito – incapace endemicamente di essere substantial il secondo.

Chiuso il capitolo Garcia, cominciano le contraddizioni del popolo urlante. Sconvolto perché lo “squadrone” imbattibile dell’anno scorso sia ridotto a mal partito persino dall’Empoli; perché la corazzata Potemkin non sia capace di battere una derelitta squadra tedesca, reduce da mesi di mazzate senza se e senza ma. I nostri prodi che si riuniscono tutte le volte a centrocampo preparando non si capisce bene quale marcia trionfale e si sciolgono dopo due appoggi. Lo “scontento” Elmas capa vacante per eccellenza, il “professore” (forse di asilo veterinario) Rui, l’”indispensabile” Anguissa (su cui tanto ha contato Garcia venendone ricompensato da prestazioni sciatte e svogliate), solo per citarne alcuni non dei più noti. E poi le primedonne. Di Kvara abbiamo già scritto. Che dire invece dell’indispensabile nigeriano, quello che ha contribuito a picconare tra i primi in vario modo il “giocattolo”: presunzione pari solo alla permalosità e – finita la protezione celeste – père ‘e père a ripetizione.

Davvero una grande rosa, questa, impreziosita da un portiere da zona retrocessione e una difesa rabbrividente, dove passa per grande giocatore un’ala riconvertita a terzino che ogni volta che tocca palla in zona difensiva provoca brividi di terrore. Sull’altra fascia preferiamo far scendere un pietoso silenzio. Questa rosa impressionante – la “più forte d’Italia” qualche giocherellone va ripetendo da tempo – non perde solo con l’Empoli: inanella prestazioni sconcertanti, dimostra chiaramente strafottenza massima per i sentimenti dei tifosi e la colpa sarebbe di Garcia? Ma per piacere…

Infine il Presidente. Il vero, principale responsabile di tutto quello che è successo. Non perché abbia sbagliato la scelta del tecnico, che pure è stata un fattore, ma per non aver capito che andati via Spalletti e Giuntoli, consegnare questo “gruppo” (si fa per dire ovviamente) a Garcia sarebbe stato un delitto a mano armata. Non ricominciare un ciclo, monetizzando la vendita di tutti gli scontenti quanto sarebbe stato giusto, ha rappresentato un errore più che madornale che ADL pagherà molto caro in prima persona e, insieme a lui, tutti noi.