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Pari e Fusi, cerchiati di blu ma anche di azzurro

Pari-Fusi

© FOTO ARCHIVIO DAVIDE MORGERA

Hanno un cognome che spari veloce come un colpo di rivoltella ma in campo sembravano enormi giganti e te li ritrovavi dappertutto, in ogni zona del campo. Ti giravi e c’erano loro, entrambi 1,74 di altezza, che in questo caso non è mezza bellezza. Li vedevi ovunque, tappare ogni falla ed ogni piccolo pertugio lasciato scoperto dai compagni, coprire come dei forsennati sull’avversario che minacciava tempesta. Uomini ovunque, quattro lettere. P-a-r-i e F-u-s-i.

Pari e Fusi

Il primo, sebbene romagnolo D.O.C., giocò nove anni consecutivi nella Doria e nel porto dei cantautori dagli umori malinconici vi lasciò il cuore. D’altronde come non sentire un senso di appartenenza se vinci lo scudetto insieme a Vialli e Mancini, Pagliuca e Cerezo, Vierchwood e Lombardo?

Il secondo fu blucerchiato ma anche partenopeo, sessanta le presenze con Napoli e Samp (con gli azzurri anche due reti), magari ancora oggi ha il cuore diviso in due.

Uno monogamo, Fausto Pari, una sola moglie, quella sulla sponda di Genova, anche a fronte dei bei ricordi che lo legano a Partenope. L’altro, Luca Fusi, con due compagne, tradite poi dalla storia d’amore col Toro dove collezionò il doppio delle presenze messe assieme con Napoli e Samp.

Pari in maglia azzurra (per l’occasione gialla)

Il primo si mostra gioioso, sempre sorridente, ha un caratteristico spazio tra i denti e sembra che abbia appena raccontato una barzelletta facendo ridere i compagni di squadra. L’altro è più sornione, come un vero “lumbard”, ma anche lui con una faccia da furbo e da scaltro uomo di lago. Il loro ruolo, però, li accomuna nell’analisi tecnica, quella del classico mediano che deve tirare la carretta e che cerca di impostare, magari meno fisico dei calciatori di oggi ma tutto sostanza e diga davanti alla difesa. 

Ambedue sono passati per Napoli vivendo gli ultimi anni dell’epopea ‘maradoniana’ ed il post Diego. Due anni dopo l’addio di Fusi, infatti, arrivò Pari ma entrambi hanno condiviso epiche battaglie e partite di alto livello contro gli azzurri di Maradona quando vestivano il blucerchiato. I due si sono, in pratica, quasi passati il testimone anche grazie agli ottimi rapporti tra Ferlaino e Mantovani.

Alemao e Fusi

Fusi ha giocato nel Napoli dal 1988 al 1990 vincendo uno scudetto ed una Coppa UEFA. Mentre Pari gli è ‘subentrato’ dal 1992 al 1996 centrando solo una qualificazione UEFA con Lippi dove giocò solo le ultime gare di campionato. Il confronto tra i due Napoli potrebbe essere impietoso se pensiamo che Luca Fusi è stato fedele scudiero di Maradona (il quale, pare, lo abbia espressamente richiesto a Ferlaino quando si cercava un cursore da affiancare a Crippa ) mentre Fausto Pari ha vissuto momenti alterni sotto la guida di Ranieri, Lippi e Boskov.

Sampdoria-Napoli: rigore di Maradona

I due precedenti a Marassi da avversari del Napoli:

I due peperini del centrocampo hanno un altro aspetto in comune. Quando erano insieme alla Sampdoria ed hanno giocato in casa, a Marassi, le hanno sempre buscate dal Napoli. Due i precedenti. Il primo risale al 12 ottobre 1986, entrambi i ‘sette polmoni’ sono in campo, Fusi indossa la numero 4 e Pari la 7. E’ l’anno del primo scudetto degli azzurri ma ad ottobre, dopo quattro giornate di campionato, quasi nessuno pronosticava il Napoli vincente. Invece gli uomini di Bianchi, condotti in campo dalla personalità di Diego, vincono per 2 a 1 nonostante i due legni colpiti da una Samp che schiera tre punte mentre Giordano è l’unico puntero del Napoli di quel giorno. Segna prima Caffarelli, pareggia Vialli su rigore e Maradona, ancora su un dubbio penalty, ribalta il risultato. In campo, per la cronaca, il Napoli non schiera la sua formazione migliore ed affida a Volpecina e Sola le ‘chiavi’ di un centrocampo tecnicamente ‘povero’. 

Nel torneo successivo la trasferta a Genova capita all’inizio del nuovo anno col Napoli in testa alla classifica. E’ il 17 gennaio 1988, la gara si gioca su un terreno infame, zuppo di pioggia, al limite della praticabilità. I due futuri giocatori napoletani non cambiano maglia nemmeno in questa occasione, sembra sentirlo ancora il buon Boskov : “Quando squadra vince mister non cambia squadra”. In effetti quell’anno la Samp ha un organico costruito già per vincere e finisce quarta, va in UEFA, a otto lunghezze dal Milan vittorioso in campionato.

Il tecnico serbo, che passerà poi al Napoli nella “era” Pari, aveva Briegel sulla fascia e Cerezo a dettare legge a centrocampo, un mastino come Vierchwood nelle vesti di francobollatore, Mancini e Vialli in attacco a dare fantasia e velocità, uno stantuffo come Mannini sull’altra corsia ed ovviamente i due piccoletti, Fusi e Pari a vigilare la zona mediana. Stava nascendo la squadra che due anni dopo avrebbe vinto il primo ed unico tricolore della Sampdoria.

Partita combattuta, il terreno infame segna di fatica i muscoli ed i nervi dei ventidue atleti ma con Diego in campo “mai dire mai”. Garella ci mette del suo e salva ripetutamente il risultato su uno scatenato Vialli. A tre minuti dalla fine, il giocatore argentino raccoglie un lungo passaggio di De Napoli, che scavalca tutto il centrocampo, arpiona la palla al limite dell’area e con uno strano tiro di punta butta la sfera alle spalle di Bistazzoni. E’ la famosa segnatura dopo la quale Diego si tuffa nel fango e vi si rotola insieme ai compagni fino a diventare una maschera melmosa. Ebbro di felicità.

Vittoria fondamentale degli azzurri. Se l’anno precedente era troppo presto per pronosticare lo scudetto, con questi due punti nell’ultima giornata del girone d’andata al Napoli viene accreditata più di una chance per la vittoria bis. Ahimè, sappiamo come andò a finire col sorpasso del Milan nella irreale chiusura di quel maledetto anno, altro che Napoli-Verona dello scorso torneo. 

L’esperienza azzurra dei due centrocampisti:

L’anno dopo Fusi è già un giocatore del Napoli, c’è da sostituire Bagni, uno dei quattro epurati (insieme a Garella, Giordano e Ferrario), quelli della rivolta di maggio. Il mediano di Lecco è il prescelto insieme a Crippa, Alemao e Corradini per riassestare il centrocampo napoletano. E’ un atleta molto affidabile, si sa che il suo apporto sarà sempre importante nell’economia della squadra, una sorta di guardia tra difesa ed attacco azzurro. La cessione al Torino, dove aprirà un ciclo di quattro anni consecutivi diventando un vero ‘cuore Toro’, lui così mingherlino e minuto, sarà una sorpresa anche per i tifosi partenopei. Chissà se, in cuor suo, si sarà mai domandato se la sua avventura partenopea poteva ancora continuare. Quando andò via l’unica certezza fu proprio quella di essere stato voluto bene dai napoletani. 

Policano, Pari, Fonseca e Thern

Nell’estate del 1992, invece, Ferlaino decide di puntare su Pari per sostituire Alemao ma in città non hanno ancora dimenticato gli anni d’oro di Diego. Si cerca di ricostruire un ciclo, forse la società crede ancora di poter arrivare al triangolino tricolore. Era l’anno delle grandi attese, del rilancio, diventa l’anno delle delusioni. Il Napoli, con l’esonero di Ranieri e il ritorno di Bianchi, si salva dalla retrocessione per soli due punti. Pari non gioca tanto, eppure è un trentenne di qualità ed esperienza. Ha un’ottima tenuta atletica, non gli manca il senso tattico, è grintoso quanto basta, ha un ottimo rapporto con i compagni e le sue pagelle vanno raramente sotto la sufficienza. E’, in realtà, un pò chiuso da altri giocatori e paga l’annata no del Napoli. In quel campionato anche il suo entusiasmo sembra venire meno ma giocherà con gli azzurri ancora per tre anni, gli ultimi due con Boskov da terzino perchè con Bordin, Pecchia e Buso il centrocampo è già al completo.

Chissà se, in cuor suo, si sarà mai chiesto se stava meglio alla Samp dove aveva vinto tre Coppe Italia, uno scudetto, una coppa delle Coppe ed una Supercoppa italiana. Chissà.

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