Un buon punto
Il dente ce lo dovevamo togliere. È accaduto a Roma, in una serata difficile, contro una squadra forte. È un buon punto, un punto solido.

© “ROMA-NAPOLI” – FOTO MOSCA
Il dente ce lo dovevamo togliere. È accaduto a Roma, in una serata difficile, contro una squadra forte che ha dato il massimo. È un buon punto, un punto solido.
Mou, novello Ciro il Grande, getta nella mischia decisiva i suoi “Eletti” e manda in tribuna i reprobi norvegesi, affidando la panchina a molti primavera. Avremmo quindi un vantaggio importante che purtroppo non sapremo sfruttare.
Gli 11 interpreti romanisti hanno valori non distanti dai nostri. Mou schiera un 4-2-3-1, dove i “due” sono centrocampisti fisicamente tosti e abbastanza tecnici, come dovrebbe essere quando si gioca con questo modulo. I “tre” a supporto di Abraham hanno qualità, dinamismo, anche loro molto fisici. Abraham non è un finalizzatore ma fa salire bene la squadra, è meno frenetico e istintivo di Osimhen. I due centrali sono inferiori ai nostri, al contrario secondo me degli esterni di difesa. Buono il portiere.
L’avvicinamento alla partita è stato rovente. Mou ha caricato l’incontro, spegnendo qualsiasi possibile contestazione dei tifosi dopo la figuraccia di coppa: l’Olimpico ribolle. I suoi “Eletti” scendono in campo con il fuoco addosso, alcuni anche in precarie condizioni (Zaniolo). Ad Abraham farà fare tutta la partita con un evidente fastidio alla caviglia pur di non operare cambi non necessari.
Il Napoli dà continuità alla formazione che possiamo considerare titolare. E nel bene e nel male vediamo, in “controluce”, le solite prestazioni. Partiamo come sempre dalle aree di miglioramento: ancora errori in fase di impostazione e palle perse. Insigne ne colleziona 3 nei soli primi 15’, Zielinski al 27’ regala ad un acciaccato Abraham la migliore occasione della partita. L’ avvicinamento all’area avversaria è (e sarà per tutta la partita) molto lento; mancano idee e organizzazione quando non si opta per il lancio lungo.
La nostra lentezza nasce da una serie di concause più volte rilevate nelle partite precedenti, sulle quali Spalletti deve lavorare. I centrocampisti nel traffico riescono a farsi vedere poco per impostare fronte alla porta avversaria e non retrocedere nuovamente il pallone. Ruiz è lento nei movimenti e nella gestione della palla. Anguissa non è un organizzatore di gioco. Zielinski letteralmente non c’è, anche se ieri nel secondo tempo ha fatto qualcosina in più del solito.
I 4 dietro non hanno soluzioni sicure, manca coraggio perché i piedi sono quelli che sono e il rischio di sbagliare imbucata, innescando ripartenze devastanti, è alto. In questo quadro diventa difficile per gli avanti rendersi pericolosi: ieri non ricordo parate di Rui Patricio.
Insigne non ha dato continuità all’ottima prestazione contro il Legia pur se la maggior parte dei palloni offensivi della partita sono passati dai suoi piedi così come i migliori e più efficaci cambi di fronte. Politano ha giocato un discreto primo tempo e si è eclissato nella ripresa. Osimhen ha smaniato nervosissimo per l’intero incontro ma pur chiuso in una morsa ferrea è stato una costante spina nel fianco per la difesa avversaria.
I nostri cambi sono stati ininfluenti e questo ha vanificato il vantaggio di avere una panchina nettamente più lunga. Elmas, non molto meglio di Zielinski; Lozano, più verticale di Politano ma senza la brillantezza ed esplosività dell’anno passato; Mertens, impalpabile nei pochi minuti giocati.
Perché allora non si è perso, al netto di alcuni errori clamorosi della Roma anche in contropiede (cfr all’83’ in superiorità numerica)?
La squadra ha una grandissima anima, una tenuta davvero importante in situazioni di difficoltà. Contro la Roma sanguigna e forte di ieri sera lo spirito di sacrificio di tutti i giocatori è stato encomiabile.
C’è cuore, una difesa tanto rivedibile in fase di impostazione quanto forte in quella difensiva. Ospina è un portiere di certezze assolute in questo momento. I due centrali nella nostra area sono di categoria superiore. I due esterni danno l’anima con tutti i loro limiti. L’intera squadra ripiega a protezione, compresi i meno dotati di vis pugnandi.
Il Napoli ha incassato 3 gol in nove partite e se è vero (come è vero) che le grandi imprese si costruiscono con grandi difese, questo è il nostro più importante valore: questo è anche sul campo, al momento, il merito più evidente di Spalletti.
Pareggio equo. Di pancia: ci è andata bene. A parte il palo su iniziativa di Osimhen (ultima deviazione di Ibanez), le migliori opportunità le ha avute la Roma e dal 65’ siamo calati molto nonostante le diverse panchine. E finiamola di lamentarci degli arbitri, abitudine vittimistica e perdente: Massa ha commesso alcuni errori ma ha arbitrato nel complesso bene, senza influire sul risultato e ricevendo i complimenti anche dai due allenatori espulsi.
Nel frattempo le due trasferte insidiose di ottobre, per le quali avevamo auspicato due pareggi, si sono chiuse con una vittoria e un pareggio. Se sapremo vincere le prossime due, certamente alla nostra portata, la classifica a fine ottobre sarà promettentissima con vista zona CL, il nostro vero obiettivo.
Andiamo avanti con fiducia perché possiamo e dobbiamo migliorare.
FORZA NAPOLI SEMPRE
