Diego Armando Maradona: il campione invidiato dagli Dei

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Il 25 novembre 2020 è e sarà una data indelebile nella storia del calcio. Le lacrime versate dai tifosi di tutto il mondo, dal barrio “La Boca” di Buenos Aires ai “quartieri spagnoli” di Napoli, passando per le vie di Barcellona e Siviglia, sono state esemplificative di ciò che Diego Armando Maradona ha rappresentato per un’intera generazione di ribelli, sognatori ed esteti.

Il numero dieci per eccellenza, con estrema naturalezza e disinvoltura, è riuscito ad oltrepassare il confine tra l’uomo e il mito. Quando i suoi occhi si sono chiusi per sempre nella casa di San Andrés ha consegnato il suo nome alla leggenda. Non solo il calciatore più forte di tutti i tempi, ma molto di più. Maradona ha dispensato felicità e speranza, curando le ferite e i tormenti di molti, non riuscendo, tuttavia, a sconfiggere definitivamente i propri demoni.

Il capitolo Napoli è senza dubbio alcuno il più importante nel grande e complesso libro della vita di Diego Armando Maradona, perché segna un legame indissolubile che un singolo uomo ha saputo creare con una città intera. I napoletani hanno goduto delle sue incredibili giocate sul rettangolo verde e ne hanno conosciuto e sviscerato il profilo umano. El Pibe de Oro ha fatto innamorare i suoi tifosi perché non ha mai nascosto al grande pubblico l’uomo dietro il campione. Genio e sregolatezza, invulnerabilità e fragilità al tempo stesso. Mai un passo indietro rispetto ai propri ideali, alle proprie emozioni e a un immaginario di vita goliardica e sui generis. Amico di sempre, fratello e padre: Maradona ha saputo toccare le corde più profonde dell’animo di molti.

La miglior descrizione di Diego Armando Maradona, con ogni probabilità, la dà Emir Kusturica nel suo documentario del 2008: “Mentre la carriera calcistica era al top, la sua vita era sull’orlo del baratro. Diego ribaltava il concetto di normalità. Per questo lo veneravano. Perché la gente non si accontenta più della normalità. La normalità non è un presupposto per l’amore e la venerazione”. Il numero dieci è stato un’icona in tutto e per tutto. Un vero e proprio idolo sotto molteplici punti di vista. Esempio di riscatto per popoli dimenticati e lungamente bistrattati. A Napoli, e non potrebbe essere altrimenti, esiste un prima e un dopo Maradona. L’argentino rappresenta un caposaldo della ricca e multiforme cultura partenopea. Impossibile pensare a Diego senza associarlo alla città che ha segnato la sua epopea, e viceversa.

Non contano i gol, i record, i trofei e le Coppe più prestigiose: nessuno sarà mai in grado di raccogliere un’eredità del genere. Maradona ha avuto il merito di unire, di mettere tutti d’accordo. El Pibe de Oro trascende l’idea del talento o del fenomeno di turno. Diego ha riempito d’amore anime vuote. Ha riacceso sogni e entusiasmo in occhi spenti e stanchi. Dal nulla ha generato bellezza. Ecco perché Il numero dieci si colloca su un piano immensamente più elevato: quello del mito, della leggenda. Vittima, con ogni probabilità, dell’invidia degli Dei, di cui si accenna nella tradizione greca, concetto caro allo storico Erodoto.

φθόνος τῶν θεῶν: “Le divinità invidiose non tolleravano che gli umani si avvicinassero alla natura divina e perciò, quando questi si fossero spinti al di là dei limiti stabiliti, venivano puniti con la morte o privati della loro gloria”. Ecco perché l’hanno richiamato a sé così presto. Tuttavia, Diego con un ultimo guizzo vincente ha dribblato anche Kronos, il Tempo. Il campione argentino si è guadagnato l’immortalità: il suo ricordo riecheggerà per sempre.

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