La vittoria logora chi non vince (con Spalletti)

Sei vittorie di fila, il Napoli allunga in testa e tra le prime solo il Milan tiene il passo. Piedi per terra e step by step.

Articolo di Mario Gargiulo27/09/2021

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© “INSIGNE” – FOTO MOSCA

Sei vittorie di fila. Il Napoli allunga in testa e tra le prime solo il Milan tiene il passo, vincendo di stretta misura con lo Spezia, squadra generosa quanto ingenua, una volta di più. Inter e Atalanta frenano insieme dopo una bella partita ben giocata da entrambe e la Roma perde il derby.

Togliamoci subito il dente: abbiamo vinto contro cinque squadre della parte destra della classifica, destinate a restarci, e contro la peggiore Juve degli ultimi decenni. Quindi, ancora una volta: piedi per terra e step by step.

Pagato il giusto dazio all’obiettività e alla prudenza, diciamo che il Napoli ieri ha confermato in parte i progressi di Udine e Genova. Non ha giocato una partita brillante ma Ospina non ha praticamente toccato palla e lo scarto finale avrebbe agevolmente potuto essere più ampio.

Il Cagliari, come l’Udinese, ha provato a ingolfare oltre misura il centrocampo. Il 3-5-2, marchio di fabbrica mazzarriano, si è tradotto anche sul 2-0 in un presidio costante con tutti gli effettivi della propria metà campo. In fase di impostazione Rrahmani è stato lasciato solo a baloccarsi con la palla per l’intera partita, mentre Marin marcava Ruiz come la più spietata e tignosa delle  guardie di basket.

Alcuni limiti di qualità dei nostri piedi in fase di impostazione sono puntualmente emersi. Nei primi 5’ tanti errori negli appoggi, anche puerili: Di Lorenzo, Anguissa, Ruiz e Zielinski in rapida successione.

Poi al 10’ il gran lancio di Anguissa a premiare un ottimo movimento di Zielinski:  difesa distratta che ha completato la frittata lasciando libero Osimhen di realizzare a pochi metri dalla porta in mezzo ai due centrali dormienti.

La partita è finita lì. Il Cagliari non aveva la forza di poter impensierire il Napoli e neppure ci ha provato, temendo l’imbarcata. Questo ha potuto far pronunciare a Mazzarri in conferenza stampa parole tanto false quanto necessarie a tener su il morale dell’ambiente.

Spalletti di contro ha giustamente sottolineato nel post partita che il Napoli ha mancato di concretezza nell’ultimo passaggio e nelle conclusioni. Abbiamo rivisto alcuni frame del recente passato: dribbling inutili, triangolazioni improbabili, qualche giocata “da parrocchia”, “veneziana”. Con il Cagliari di ieri te le sei potute permettere, non sarà sempre così.

Un altro spunto di riflessione è relativo a Osimhen: semplicemente devastante. Però deve imparare a far salire la squadra e la squadra deve essere più pronta a salire quando si attiva l’opzione del lancio lungo. L’uno contro uno te lo concederanno in pochi e l’uno contro tre difficilmente porterà qualcosa di buono. Ieri troppe volte abbiamo sprecato ribaltamenti di fronte perché, con la squadra arretrata, il nigeriano ha ingaggiato una gara sui 60 metri contro l’intera difesa avversaria.

Per finire con i segnali deboli – se fosse uno speech pubblico parleremmo del “non verbale”- il Napoli ieri era più lungo che a Udine e Genova. I reparti facevano fatica a compattarsi: dal mio punto di vista questo ha comportato uno spreco di energie inutile in una partita del genere. Vedere Osimhen e Anguissa mani ai fianchi gridava vendetta e su questo va fatta una riflessione.

La partita con il Cagliari ci ha fornito però anche importanti conferme.

Il Napoli di Spalletti è per la prima volta dopo parecchi anni anche una squadra fisica. E non tanto perché ci siamo rinforzati con Anguissa e Osimhen che finalmente hanno dato centimetri e peso ad una squadra tradizionalmente sub-dotata atleticamente.

Ma perché storiche “anime pie” stanno tirando fuori attributi e cattiveria. Per esempio abbiamo visto recuperi e falli cazzuti di Ruiz e Insigne (!!), lo stesso Zielinski è sembrato più in palla e – a proposito di non verbale – al gol di Osimhen si è piacevolmente notata la leggera contrazione all’incrocio delle sopracciglia: indubbio principio di partecipazione emotiva.

Detto tutto il bene possibile di Osimhen, Anguissa e KK, asse portante che ha dato vita a molto di quanto prodotto dalla squadra, appare davvero confortante la crescita di Mario Rui e Rramhani: nuove sicurezze e consapevolezze positive in zone del capo nevralgiche, talloni d’Achille per troppo tempo.

Spalletti oggi ha in mano la squadra. Di conseguenza cresce anche l’impatto dei messaggi lanciati. Il richiamo di ieri per quelli che entrano a partita in corso e che devono dare il massimo perché altrimenti non saranno mai potenziali titolari, sembra rispondere a qualche primo mugugno: potenziale o origliato. Ounas e Lozano sono in effetti sembrati meno convinti e pronti che in altre circostanze. Il gran lavoro del tecnico sull’impostazione di gioco e soprattutto sulla testa dei giocatori è una realtà innegabile. Gli equilibri restano precari ma almeno abbiamo qualcosa da tutelare dopo gli ultimi anni di vuoto ed errori.

Cari compagni di tifo, in Ottobre giocheremo fuori con Fiorentina, Roma e Salernitana; in casa con Torino e Bologna. Se riusciremo a non perdere, con due risultati positivi a Firenze e Roma e tre vittorie, potremo ragionare con qualche certezza in più e…davvero divertirci alla grande.

Forza Napoli Sempre

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