Lazio-Napoli, la vittoria ciliegina: è il momento di guardare alla torta

Vada a farsi benedire l’estetica, il Napoli doveva sopravvivere e l’ha fatto. La vittoria di corto muso sarebbe stata la ciliegina, ma era il momento di pensare alla torta.

NapoliFoto Mosca
Articolo di carloiacono28/01/2024

© “LAZIO-NAPOLI” – FOTO MOSCA

La domenica dell’effervescenza italiana stappata dalla sfida Sinner-Medvedev, che ha gasato il Belpaese come non accadeva da anni, è andata a sfiatarsi nella sonnolenza indotta da Lazio-Napoli: melatonina purissima.
Mazzarri arrivava al match dell’Olimpico con gli uomini contati (tra squalifiche, infortuni e Coppa d’Africa), tanti bastanti per farne undici verosimilmente titolari. Eppure l’occasione l’ex Comandante non l’ha colta, né tantomeno ha liberato le sue scarpe da sassolini o “dominato” sulle note del suo spartito. È terminata in pareggio, ma i fili li ha tirati il Napoli.

Non hanno meritato la vittoria gli azzurri (0 tiri in porta, 0,14xG, 2 tiri totale, 62% di possesso palla). Ma la Lazio, di certo, in casa e quasi al completo non ha fatto meglio. Anzi, i biancocelesti sono risultati completamente imbrigliati dagli avversari, sterili, a salve. Erano a lazo, qualche colpo di coda è stato battuto in fuorigioco. Del sarrismo nemmeno una traccia a cercarla col luminol. L’idea, la propria, invece, il Napoli l’ha perseguita. Aveva un piano – limitare i potenziali danni causati dalle defezioni – lo ha applicato con attenzione. Gli azzurri sono di nuovo una squadra solida, i sbandamenti da pista da sci sono solo un ricordo, e questo è il trionfo che ci si porta dall’Arabia: gran parte del buio che ha oscurato l’inizio di stagione era provocato dall’eclissi della concentrazione post scudetto. 

Ci si è divertiti poco, vero, ma il sollazzo non è il fine del calcio. Vada a farsi benedire l’estetica, il Napoli doveva sopravvivere, compatto, l’ha fatto. Vincerla di corto muso sarebbe stato il bonus, la classica ciliegina, ma era il momento di pensare alla torta. Mazzarri si è affidato ancora al 3-4-2-1. È partito dal primo minuto Ostigard – probabilmente il migliore del reparto in assoluto e della serata. A Perez e ai Pozzo saranno fischiate le orecchie, l’argentino non ha nulla di più del norvegese, venti milioni sono tanti, De Laurentiis ha le mani ben cucite: attenzione al colpo mancato last minute.

In mezzo al campo con Lobotka (al centro del villaggio) abbiamo rivisto Demme (affidabile, dal 60esimo Gaetano) e Zielinski (perché, sì, può giocare sino a quando non atterrerà a Linate). Politano accompagnava Raspadori davanti. A dieci minuti dalla fine, l’esordio in azzurro di Ngonge, subentrato a Giacomo Jack. Più tardi l’ingresso del sempre più spaesato Lindstrom (per Politano) e la prima del corazziere Dendoncker.

Di grandi occasioni non si può raccontare, sia Gollini che Provedel non dovranno lavare i guanti questo lunedì. La classifica dice ancora nono posto, ma a meno due dagli avversari di giornata e a soli meno quattro (cinque se la Fiorentina dovesse clamorosamente battere l’Inter) dal quarto. Sarà una lotta Champions da popcorn: al momento troviamo sette squadre in cinque punti per una sola posizione.

Ciò nonostante nelle ultime 9 partite (quelle con Mazzarri alla guida) il Napoli abbia raccolto solo 11 miseri punti. È una media da sabbie mobili, da migliorare, cominciando a fare la conta dei recuperati: Kvara, Cajuste, poi Simeone, gli africani.

Si entra in un mese da sei partite (quattro più che alla portata). Si entra nel mese della sfida con il Barcellona, quella che vale una stagione e che date le condizioni dei blaugrana potrebbe renderla quella del leggendario accesso al Mondiale per club, vero obiettivo del 2024. Significherebbe fare uno scippo alla Juventus, blasone e soprattuto soldi, quelli con i quali De Laurentiis dovrà dimostrare di aver imparato dal passato e creare il Napoli del futuro su misura per quel che sarà il nuovo tecnico.