Ivan Jurić non fa sconti a nessuno

È anche grazie a gente come Ivan Jurić se la Serie A viene definita da alcuni "il campionato degli allenatori". La sua filosofia attraverso il suo giocattolo, il Torino.

Torino JuricFoto Mosca
Articolo di Redazione SDS30/09/2022

© “JURIĆ” – FOTO MOSCA

Ricordate che durante l’estate navigò sui social il video di un allenatore afferrarsi con un altro dirigente della squadra? Bene, era proprio Jurić, l’allenatore del Torino, prossimo avversario del Napoli. L’animata discussione, è pacifico pensare, nacque a causa del delicato momento in cui si trovava il Torino: pochi acquisti, tante cessioni, poco dialogo tra i piani “bassi” e quelli “alti”. I cugini della Juventus in estate hanno perso mezza squadra titolare, da Andrea Belotti a Bremer, da Dennis Praet e Josip Brekalo. Jurić, come in campo, è ruggisce e tira fuori gli artigli, non ci sta: si presenta da Cairo lamentandosi per il mercato in stato di paralisi. Il risultato è scontato: arriveranno, tra i più celebri, Valentino Lazaro, Nikola Vlasic, Aleksey Miranchuk e Peer Schuurs.

Il Torino è la fotocopia del suo allenatore: cattiveria agonistica, determinazione, rabbia e intensità. Il calcio dell’allenatore croato si iscrive al filone di ispirazione tedesca, il cui gioco senza palla è privilegiato rispetto a quello con il pallone. I seguaci della corrente del “giochismo” si indignerebbero a vedere il pallone trattato nel modo in cui viene gestito dai ragazzi di Jurić. Diamo in tal senso un’occhiata ad alcuni numeri della scorsa stagione: il Torino ha albergato costantemente tra le ultime cinque classificate nella lista delle squadre che hanno completato più passaggi, addirittura primo per lanci lunghi sbagliati, ma primo per duelli aerei giocati. Il dato che fa capire più di tutti quanto sia satanico il Toro è quello che recita i falli commessi: 705 (o 18.6 a partita). Ben 72 in più del Genoa, che si posizionò al secondo posto; per sua sfortuna, solo in questa classifica.

Il Torino, ma generalmente molte squadre di Jurić, hanno come primo obiettivo una volta iniziata la partita mettere in chiaro chi comanda sul piano fisico. Sotto questo punto di vista, il Napoli potrebbe avere qualche difficoltà, soprattutto in attacco dove non figurano giganti. A differenza, magari, del centrocampo e della difesa, in cui operano, su tutti, Anguissa e “The Monster” Kim. Non è una squadra molto tecnica, e tenta di compensare questo gap attraverso il fisico. La zona nevralgica del campo dovrebbe senza problemi essere di monopolio azzurro.

Si sollevano diverse questioni inerenti ai padroni mediatici del campionato italiano: molti sentenziano che la continua esaltazione dell’allenatore – e non della squadra, vista come mero burattino nelle mani del burattinaio – vada a discapito della fantasia dei calciatori, veri protagonisti all’interno del rettangolo verde. Posizione legittima, corretta anche, ma bisogna analizzare il fenomeno caso per caso. Restando sul Torino, oltre ai due epicentri tecnici Sanabria e Lukić, non è stata quasi mai la fantasia o la tecnica dei singoli a sbloccare le partite, ma è la filosofia del suo allenatore ad essere costantemente messa in campo, quando si vince e quando si perde. Ogni volta che vengono alzati campanili da un’area ad un’altra, quando la partita passa sul piano fisico, nel momento in cui l’arbitro ha annotato sul suo taccuino il sesto fallo a sfavore, è sempre Ivan Jurić che entra nei corpi (diciamo) e nelle menti dei suoi calciatori. Come è entrata, a sua volta, la cultura Metal nel suo bagaglio culturale, dal quale non solo ascolta la musica ma ne ha incamerato lo spirito distruttivo.

Il suo pretoriano è Lukić, nonostante in estate era più fuori che dentro al club, addirittura si parlava di Napoli tra le sue possibili destinazioni. Il serbo è il numero dieci del Torino e, come anticipato, è il calciatore più tecnico della squadra. Non è uno che danza sul pallone, altrimenti non sarebbe di certo uno degli uomini preferiti del suo allenatore: l’ex Levante è un dieci atipico, che si sporca di fango quando serve. Mostra i muscoli e contrasta, equilibra il gioco e detta i tempi, tira, scarta, libera i compagni. Jurić, su di lui, afferma: «È un pilastro della squadra e non voglio che disperda le sue qualità. Ho puntato molto su di lui e sulla sua crescita e fin dall’inizio ha un rendimento sopra la media. È un centrocampista completo, sa fare tutto e sono molto soddisfatto».

Sotto un punto di vista qualitativo, l’anello debole della squadra è la difesa, anche se Jurić ha saputo ben impastare il materiale a disposizione. Il Torino, infatti, tutto sommato non è una squadra che subisce troppi gol. Sette gol subiti in queste sette partite; non eccessivi, se considerati gli interpreti, anche se Rodriguéz si considera uno dei migliori difensori in Italia nel suo ruolo (ci sarebbero, però, un paio di difensori che avrebbero qualcosa da ridire). Sconfitto da Inter e Sassuolo nelle ultime due partite, adesso i ragazzi di Jurić saranno più diabolici che mai. Dal canto suo, il Napoli deve reggere mentalmente l’impatto mentale con il Torino, senza abboccare alle provocazioni. Attenzione, quindi, ad ammonizioni di troppo e nervi che saltano. Osimhen, uno dei più irascibili, partirà dalla panchina, ma in campo ci sarà Mario Rui, che abbiamo visto spesso duellare con chi maltratta i suoi compagni di squadra in campo.

Da questo match partirà il calendario di ferro del Napoli prima del Mondiale in Qatar, e in poco meno di dieci giorni la classifica può rivoluzionarsi drasticamente; starà anche a Luciano Spalletti gestire al meglio le alternanze senza lasciare punti per la strada.

Al campo l’ardua sentenza.