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Salernitana-Napoli e il Vianema

Salernitana-Napoli e il Vianema

©️ FOTO ARCHIVIO PERSONALE DAVIDE MORGERA

Non c’è tanto da spulciare tra gli archivi, in fondo. Nessuna sfida realmente da ricordare, nessuna partita epica e nessun “derby” campano che sia salito particolarmente agli onori della cronaca tra Salernitana e Napoli. L’unico precedente in serie A, infatti, risale alla stagione 1947-48 quando i granata approdarono in massima serie dopo aver vinto il girone C della serie B nell’anno precedente.

Eppure questa gara è molto sentita, sicuramente per la vicinanza che lega le due città, ma lo potrebbe essere ancor di più se avesse avuto una storia di sfide importanti in massima serie alle spalle. Dopo quell’anno infausto, per i colori di Salerno, con l’immediato ritorno nella serie cadetta, le due compagini si incontreranno per diversi anni in B alla fine degli anni ’40 per poi ritrovarsi, ancora nella medesima categoria, tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del nuovo secolo quando il Napoli di Naldi e Corbelli era ad un passo dal fallimento.

L’unica altra presenza della Salernitana in serie A risale al 1998-99 quando il Napoli era in B con Ulivieri in panchina, finché resse, ed alla fine chiuse con un malinconico nono posto. Nonostante avesse giocatori come Schwoch, Turrini, Bellucci e Baldini, giusto per citare quelli che si salvarono tra il mare in tempesta di un’annata tutta da dimenticare.

La retrocessione per illecito sportivo

Bologna-Napoli, 0-1 su Il Calcio Illustrato

Dicevamo dell’unico precedente in serie A, settantaquattro anni fa. Se Salerno piange con la retrocessione, Napoli certamente non ride. Alla fine di quel campionato, infatti, accadde di tutto. La squadra, comunque classificata quartultima, venne retrocessa all’ultimo posto per illecito sportivo. Cosa era successo?

Il 6 giugno gli azzurri, pericolanti più che mai, vanno a Bologna a giocarsi una gara da dentro o fuori, fondamentale la vittoria per avere ancora speranze di salvezza. Krieziu, acquistato dalla Roma per 16 milioni, sbanca la città felsinea con un colpo dei suoi. Vittoria di misura, tutti contenti, ce la possiamo fare. A fine torneo la sorpresa, scoppia lo scandalo. Il Napoli viene accusato di illecito per la vittoria sul Bologna e l’azzurro Ganelli è indicato come colui che ha avvicinato Cappello, Taiti e Arcari (solo il primo schierato in campo quel giorno) per proporgli di ammorbidire la partita. Non si è mai saputo se in cambio di danaro o meno.

Che girassero soldi è un’ipotesi poco probabile, quell’anno il Napoli era ormai alla frutta, le casse societarie piangevano come coccodrilli. La campagna acquisti fu una delusione totale perché puntare su La Paz, Candales e Cerilla, tre carneadi uruguagi, non era proprio da grande squadra. Inoltre fu un’annata costellata da continui incidenti con sassaiole e cariche della polizia al Collana per le intemperanze dei tifosi e le conseguenti squalifiche del campo. A questo va aggiunto il non trascurabile cambio di presidenza, da Russo a Muscariello, e quello della panchina su cui si siedono tre allenatori diversi, Sansone, Vecchina e Sentimenti II.

L’amaro precedente del Napoli contro la Salernitana

Barbieri con la maglia del Napoli

Lo scontro con la Salernitana fu, però, davvero pirotecnico, da fuochi d’artificio. Il 2 novembre del 1947 il Napoli schiera la sua formazione migliore con Sentimenti II in porta, Pretto e Pastore terzini, Rosi e Andreolo davanti alla difesa ed un attacco niente male con Krieziu, Verrina, Barbieri e Di Benedetti. Proprio questi ultimi due portano il Napoli sul 3 a 0, sembra fatta in un torneo dove gli azzurri stentano a decollare. Invece la beffa è dietro l’angolo e prima Onorato, poi Buzzegoli su rigore ed infine Vaschetto riportano la gara in parità. Finisce 3 a 3 con una rimonta incredibile dei granata sospinti da un pubblico attaccato alla rete di protezione che sembra spingere i giocatori di casa verso la porta avversaria.

Di Benedetti

Gipo Viani, l’inventore del Vianema

È pur vero che la Salernitana retrocesse, per un punto di differenza con la Roma, a fine campionato ma proprio quella squadra è ancora oggi ricordata per il suo allenatore, Gipo Viani, l’inventore del cosiddetto “Vianema”. Questo sistema di gioco, nato da un’idea di Antonio Valese, che portò poi al famoso “catenaccio” all’italiana, è quello che diede i maggiori trionfi anche all’Inter di Herrera negli anni ’60.

In pratica Viani staccò un giocatore in difesa, inventò il “libero”, l’uomo che, senza compiti di marcatura precisi, poteva tamponare le eventuali falle difensive o aiutare un compagno in difficoltà. Il futuro tecnico milanista (colui che considerò Altafini un “coniglio” e lo fece vendere al Napoli) non sapeva che probabilmente avrebbe creato una scuola di pensiero su cui si discute ancora, tra difensivisti e offensivisti, tra chi si accontenta del minimo e chi vuole il calcio spettacolo.

Dopo di lui, Nereo Rocco col Padova, poi Herrera con l’Inter e decine di allenatori all’italiana seguirono il suo esempio, il suo credo calcistico. Il loro motto? Prima non prenderle!

Gipo Viani

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