Un Santo Stefano macchiato dall’infamia, Inter-Napoli 2018
Oggi rievochiamo quanto accaduto il 26 dicembre 2018 a Milano prima e durante Inter-Napoli. Un Santo Stefano macchiato nel sangue e nell'infamia, troppo facilmente dimenticato.

Quest’oggi ricorre il terzo anniversario di un giorno macchiato dall’infamia, dall’ignoranza e dalla violenza. In molti ricorderanno quel Santo Stefano del 2018 in cui esplose l’assalto organizzato tra le tifoserie fuori dallo stadio, e rimbombarono, vergognosi, cori razzisti all’interno del Meazza di San Siro. Per i pochi che non rammentassero, vuoi per la breve memoria o per la scarsa sensibilità, noi oggi abbiamo deciso di non lasciare all’oblio gli eventi abietti di quel 26 dicembre di tre anni fa esatti.
È la sera di Santo Stefano, il Napoli di Ancelotti si appresta a far visita all’Inter di Spalletti a Milano. Il partitone tra le due formazioni è la gara conclusiva del “boxing day all’italiana”, nonché ultimo incontro da disputare nel 2018. Sono le ore 19.30, mancano 60 minuti al fischio d’inizio di Inter-Napoli, quando si accendono gli scontri tra le tifoserie organizzate in tutta la loro cieca violenza. Dalle telecamere di sorveglianza fu in seguito possibile la ricostruzione degli assalti e la dinamica della collisione tra le due bande armate e pronte alla lotta.
Qualche vedetta nerazzurra si muove su e giù lungo una via. Improvvisamente, nel giro di pochi secondi esplode il tutto. Il lancio del fumogeno è il segnale: la fazione napoletana sta arrivando. Scatta l’assalto. Oltre cento interisti incappucciati, armati di spranghe, mazze e coltelli compaiono su una traversa a tagliare la strada ai partenopei. Si dividono in due gruppi. Nell’evolversi di questo insensato caos accade l’irreparabile. In uno dei due raggruppamenti perde la vita Daniele Belardinelli, il capo ultras del Varese, unitosi agli interisti per l’”occasione”. Un’auto lo travolge mentre è già a terra, investendolo con entrambe le ruote, anteriore e posteriore, e dileguandosi poi dagli scontri ancora in atto.
Resisi conto della tragedia, l’azione si placa prima, per poi interrompersi momentaneamente. Gli ultras napoletani avvertono immediatamente i nerazzurri: “C’è uno dei vostri a terra!”. Passa qualche minuto. Viene concesso il tempo agli interisti di portare via il “caduto”, poi, come se nulla fosse successo, con la naturalezza di un uomo che respira, riprendono senza posa le assurde violenze. Se pure la tifoseria ospite non ha cercato inizialmente gli scontri, ha certamente risposto con forza, ricordando, a chi l’avesse scordato, che la Curva A resta una delle più agguerrite della penisola.
Ci sarebbe stato, poi, anche il campo. Già, il campo. Un Santo Stefano macchiato con il sangue per le strade e infangato di infamia sul rettangolo verde. Un’occasione offerta agli amanti dello spettacolo più bello del mondo di godersi una grande partita riscaldati dal calore dello spirito natalizio delle feste. Purtroppo, come spesso accade all’essere umano, anziché unirsi in un abbraccio fraterno tra tifoserie avversarie, è stata la via più atavica e barbara a rimbombare sguaiatamente da un lato all’altro dello stadio.
Per larghi tratti della partita tra Inter e Napoli dalla Curva Nord di San Siro sono stati scanditi ululati, buu e cori razzisti all’indirizzo specifico di Kalidou Koulibaly, responsabile agli occhi di quei pusillanimi di avere la pigmentazione della pelle un po’ troppo scura secondo i loro canoni. Il centrale senegalese, pur soffrendo interiormente, riesce a resistere fino quasi al triplice fischio, poi, ci si mette pure l’arbitro Mazzoleni, e il teatro dell’assurdo assurge a Deus Ex Machina.
Infatti, nel finale, esattamente al minuto 79, in seguito a un fallo fischiato a Koulibaly, e il conseguente giallo rimediato, il direttore di gara fraintende un applauso indirizzato dal senegalese agli ennesimi ululati provenienti dalla curva interista, ed espelle il difensore del Napoli. Nessun effetto dalle proteste dei compagni e dello stesso Ancelotti, sgomento per quanto si stava materializzando davanti ai suoi occhi. Il Napoli resta dunque in 10 e, a 90’ scoccato da qualche secondo, cade sotto il colpo beffardo di Lautaro Martinez. L’assurdo è ora completo.
Un Santo Stefano macchiato nel sangue, imbrattato dall’infamia e lordato di vergogna. Dopo soli tre anni il ricordo di quel giorno dovrebbe essere ancora tremendamente vivo, eppure, è necessario richiamarlo alla memoria, poiché la maledizione degli uomini è che essi dimenticano.
