L’anticipo di futuro di Garcia, ha ribaltato il Napoli come un tagadà
Garcia trascina il Napoli lontano dall'orlo del precipizio. Gli azzurri ribaltano il Milan e dimostrano di avere un cuore col 4-2-3-1.

Aggrappati a Garcia. Dalle stalle alle stelle, con il rammarico di non essere andati ancora più sù. Finisce 2 a 2 Napoli-Milan, e per quanto abbiamo visto in campo sarebbe potuta finire in qualsiasi modo. Non ci avrebbe meravigliato la goleada di una o dell’altra, un pareggio monstre (4-4), né tantomeno una remuntada stile Cagliari.
Maignan come Garella
Purtroppo, per gli azzurri, Kvaratskhelia non ha fatto il Pavoletti, o Maignan gliel’ha impedito, questione di punti di vista. Fatto sta che all’ultimo secondo, il georgiano si è ritrovato sul sinistro la palla dell’Ave Maria. L’ha calciata sul portiere francese, intervenuto alla Garella. Sarebbe venuto giù il Maradona. Da esser sotto 2 a 0, a rimontarla 3 a 2, in dieci uomini (data l’espulsione all’89esimo di Natan) con il Milan in casa, avrebbe significato appunti per le storie da raccontare ai nipotini.
Non si è smosso il 2-2. È un pareggio che sta stretto sia al Napoli che al Milan. O meglio, sta stretto al primo tempo del Milan, e al secondo del Napoli. Perché le due squadre si sono praticamente divise la scena: un tempo a testa. Stretto, fino ad un certo punto. Perché sia il Napoli che il Milan – o i rispettivi allenatori – con una sconfitta avrebbero avuto ben altri problemi da affrontare, rispetto a qualche accorgimento tattico da analizzare.
Da analizzare è di certo una partita pirotecnica, lontana da qualsiasi canone. Il Napoli ha giocato un primo tempo versione Halloween, pure non indossandone la maglia, pauroso (in senso negativo). Il Milan nel secondo tempo ha dato dimostrazione pratica di come depauperare un vantaggio che avrebbe potuto essere oversize al 45esimo.
Dicevamo azzurri avvilenti, confusi, irriconoscibili, pesanti, distratti, in totale balia degli avversari. Fino al duplice fischio. Mentre tra i vicoli di Fuorigrotta suonavano le campane a morte per Garcia, il francese nei meandri dello Stadio ha ribaltato il Napoli come un tagadà. Sarà stata la forza della disperazione, oppure l’incoscienza di chi pensa: “Se mi devono cacciare, comincio a farlo a modo mio”.
Il 4-2-3-1 anticipo di futuro?
Lascia sotto la doccia Rrahmani (peggiore in campo, colpevole su entrambi i gol di Giroud, che lo ha umiliato), Mario Rui ed Elmas (perché non gioca mai?).
Dentro Ostigard, Olivera e Simeone. Si passa all’amato 4-2-3-1. Si passa a fare i protagonisti, il Milan cede lo scettro. Il Napoli è irriconoscibile, ancora, nel senso che gli stessi giocatori dei primi 45’ minuti sembrano altri. Lottano, pressano, dribblano, si trovano, dimostrano un ottimo livello tecnico-atletico.
Al 50esimo Politano (lui che nel primo tempo aveva messo fuori una palla a porta vuota), manda al bar Theo e Pellegrino, e a rientrare spedisce la sfera violentemente sotto la traversa: gran gol. Raspadori non resta a guardare, dopo 13 minuti, trasforma una punizione dai venti metri, di furbizia e talento. Palla a circumnavigare la barriera, sul primo palo di Maignan. Siamo a novembre in pratica, e nessuno aveva ancora segnato per mezzo di questo “fondamentale”. Viva la tecnica!
Sembra una di quelle notti, purtroppo non lo è. Finisce sulla gamba di Maignan, come dicevamo poc’anzi. Finisce che non puoi essere contento fino in fondo, ma nemmeno depresso, né cattivo. Il Napoli ha giocato un brutto primo tempo, ma c’è. Il Napoli è vivo. Non è una squadra attualmente completa, concede tanto, ma il suo lo fa.
Con il Milan ha avuto cuore, ad inizio stagione pensavamo non ne avesse più. Garcia l’ha “girata” col 4-2-3-1, e con l’ingresso di uomini verticali. Olivera di nuovo, per Mario Rui, per avere l’uomo che prende il fondo, su entrambe le fasce partendo da dietro. L’aggressività di Ostigard. Il centrocampo a due. Il trequartista e le due ali, la punta.
Forse è un anticipo di futuro.
