La serie TV su D10S: tra storia e fiction aspettiamo il capitolo Napoli

La serie TV su D10S: tra storia e fiction aspettiamo il capitolo Napoli

Al Re Mida occorreva un tocco per trasformare qualsiasi cosa in oro, a Diego Armando Maradona, invece, basta la presenza (più o meno).

Sono stati caricati sulla piattaforma Amazon Prime i primi cinque episodi della serie “Maradona: sogno benedetto” dedicati alla vita del Pibe de Oro. Gli ingredienti per tirar fuori un cocktail geniale, forte, che piace, sono tutti presenti; d’altronde, si parla del dieci più forte di tutti i tempi.

In una serie che naviga tra l’ascesa nel mondo del calcio e l’esperienza del primo coma nel 2000, si parte (nella prima batteria d’episodi) dai primi calci nel potrero di Villa Fiorito, fino ad arrivare all’esclusione da parte di Núñez, presidente del Barcellona di quel tempo.

UN DUBBIO

Abbiamo tutti ascoltato la celebre intervista di un piccolo Diego, per la prima volta davanti le telecamere, in cui pronuncia due frasi che diverranno storia: “Il mio primo sogno è giocare il mondiale, il secondo diventare campione”.

Il dogma secondo cui “el Pelusa”, come veniva chiamato lì per via della sua capigliatura, avrebbe esternato il suo desiderio di giocare e vincere il mondiale, viene abbattuto. Quando Diego riascolta la sua intervista in televisione, afferma che sia stata tagliata per far audience. In quanto, le sue vere parole, sarebbero state altre.

“Il mio primo sogno è giocare un mondiale, il secondo è diventare campione con le Cebollitas”.

Fantasia degli autori o v’è davvero una possibilità di taglio da parte dei giornalisti dell’epoca?

Ascoltando l’intervista vera, sembra davvero che le parole del diez siano state tagliate.

TRA CALCIO E VITA

Sulla sua vita calcistica, abbiamo centellinato le pagine di ogni libro; dall’inchiostro, però, trarre le più vere sensazioni non è semplice. Forse questo è stato l’obiettivo di questa serie sulla sua vita, far arrivare le emozioni che una persona come Diego provava negli incroci del suo destino. Quasi come far risaltare il lato umano di una persona che, a volte, umano non lo sembrava affatto.

Anche la persona meno empatica al mondo avverte la sofferenza di un ragazzo mai realmente accettato in Catalogna, perchè sudamericano.

Come si vede, infatti, i pregiudizi sui sudamericani sono tali al punto da rendere Maradona l’unico calciatore Blaugrana ad essere seguito e tenuto sotto controllo fuori dal campo. La costante inquietudine catalana, unita alle porcheria della stampa, hanno sempre pesato sulle spalle del dieci. Qualsiasi momento era valido per trarne una news e gettare fango sul personaggio più in del momento, nonché più facilmente attaccabile.

Nonostante l’arrivo di Menotti in panchina, Diego resta solo un altro anno al Barcellona, dato che sarà cacciato dal presidente dopo la rissa divampata nella finale di Copa del Rey contro l’Athletic Bilbao.

A quel punto, c’è davvero la rottura.

Prossima tappa? Napoli. Cosa dobbiamo aspettarci? Possiamo prevedere tante polemiche, come ci sono già state in Argentina, soprattutto da parte della famiglia Maradona e dei Ferlaino.

FIGLIO DI UN POPOLO

Non occorre arrivare all’ultimo episodio per essere travolti da un’onda argentina. La personalità di Diego è forte, il suo spirito è ribelle ed irriverente, contro il potere di turno, trasgressivo, per certi versi anche solitario. Rispecchia perfettamente l’animo di un popolo, non solo del suo paese. È stato proprio questo carattere a non aprirgli le porte della felicità in terra iberica. Ma è stato perfetto per sposarsi in un matrimonio inscindibile con un’altra città, quella che vedremo nei prossimi episodi. Quella, a parer comune, più sudamericana d’Italia.

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