Bari e la magia perduta del San Nicola
Per anni il San Nicola è stato il cuore delle emozioni dei baresi, ma dopo tante recenti delusioni, la magia si è spenta e lo stadio si è svuotato, simbolo di una città sempre più distante dalla sua squadra.
curva nord BariA Bari, per anni, il fine settimana aveva un sapore speciale: era il momento di andare allo stadio, prima al vecchio Della Vittoria e poi nell’avveniristico San Nicola, per soffrire e gioire insieme ai propri beniamini. Era un rito collettivo, quasi catartico, una liturgia popolare capace di unire generazioni intere sotto gli stessi colori. Tuttavia, qualcosa si è incrinato, la magia si è dissolta l’11 giugno 2023. Dopo quella maledetta finale playoff, l’incantesimo si è spezzato e tutto ciò che sembrava destinato a crescere si è improvvisamente svuotato. La Bari calcistica ha attraversato due stagioni grigie, anonime, zeppe di incertezze e prive di una direzione chiara. E così, lentamente, anche l’astronave del San Nicola — un tempo simbolo di ambizione e di futuro — ha iniziato a perdere pezzi del suo cuore più prezioso: la gente.
Dall’amore alla disaffezione verso la propria squadra
Nella storia del Bari si sono avuti momenti di diserzione di contestazione, ma allo stesso tempo la squadra è stata sempre sostenuta, sia quando si doveva salvare sia quando è ripartita dalla serie D. Basti pensare alla “meravigliosa stagione fallimentare”, nel 2014-2015, quando i tifosi spinsero la squadra quasi all’impresa della promozione in serie A, pur senza una proprietà. La storia del Bari certo non è stata costellata di grandi vittorie o trofei, ma la forza che contraddistingueva la storia della vecchia stella del sud era il legame col tifo e con la città, che purtroppo oggi sta venendo meno e non solo allo stadio. Infatti, nelle ultime sfide si è toccato il record negativo di presenze sia nella partita col Padova sia col Mantova, quando i presenti al San Nicola erano 9.666, specchio della fine di un amore. La disaffezione è tangibile anche in città. Nelle le strade di Bari, nei negozi, nei bar, fino a un paio di anni fa, la gente non solo di lunedì, ma per tutta la settimana, commentava, gioiva per la vittoria dei galletti o criticava la squadra quando perdeva o anche l’allenatore perché non aveva fatto giocare questo o quel giocatore, tutto questo sta scomparendo a favore di un disamore e un’apatia che deve far riflettere e che va oltre i risultati, oltre le pochissime vittorie casalinghe della squadra fra le mura amiche. La dimensione del Bari non può essere questa, tutti sappiamo che nel calcio si vince e si perde, ma il tifoso biancorosso vuole tornare ad emozionarsi, a sognare.
Dall’astronave dei sogni all’astronave degli incubi
I lontani tempi in cui il Bari era chiamato la squadra ascensore fra serie A e serie B hanno lasciato il posto alla statica mediocrità in cui attualmente ristagna la squadra. Un tempo tutta la città e i suoi dintorni non vedevano l’ora di andare al San Nicola, le famiglie, i gruppi di amici, le scuole calcio riempivano lo stadio con grande entusiasmo, in evidente contrasto con il vuoto attuale, in cui persino gli abbonati rinunciano ad andare allo stadio e non guardano più neanche da casa le partite. L’astronave dei sogni è ferma.
Ma…c’è ancora un cuore bianco-rosso che pulsa
C’è ancora un cuore che continua a battere forte, nonostante la disaffezione e il vuoto che oggi circondano il San Nicola. È il cuore dello zoccolo duro del tifo biancorosso: quei tifosi che non hanno mai abbandonato la squadra, né in casa né in trasferta, neppure in questi momenti grigi, quando sarebbe stato più facile voltare le spalle.
È un amore viscerale, incontrollabile, che fa stringere lo stomaco, accelerare i battiti, commuovere davanti a un gol come davanti a una delusione. È quel sentimento che dà un senso autentico alle parole dell’inno: “Da sola mai”. Perché davvero, il Bari, da solo, non lo è mai stato. E poi c’è quella domanda che da sola racconta la grandezza di una piazza: in quale altra città più mille tifosi si presentano a salutare la squadra prima di una partita fra ultima e penultima in classifica? Un gesto che va oltre ogni logica sportiva, che supera le categorie, i risultati, le classifiche. È pura appartenenza, identità, fede. Possono cambiare le presidenze, le società, gli allenatori e tutti i giocatori che indossano, anche solo per un passaggio fugace, la maglia biancorossa. Possono cambiare i progetti, i cicli, le ambizioni, ma una cosa non cambia mai: il tifo. I tifosi restano.
Sono l’unico elemento stabile, l’unica certezza, l’unica fiamma che non si spegne mai. E forse, proprio in questo amore che resiste a tutto, c’è ancora la possibilità di ritrovare quella magia che sembra perduta e ripartire: finché c’è qualcuno che continua a credere, allora il Bari non è finito. Non lo sarà mai.
