Nuova stretta con Piracy Shield: sanzioni per chi utilizza il “pezzotto”

La legge anti-pirateria rafforza l'AGCOM con Piracy Shield, per bloccare siti illegali e sanzionare chi usufruisce di contenuti non autorizzati.

Articolo di Redazione SDS01/10/2024

La pirateria rappresenta un enorme problema per il settore dell’intrattenimento, e diventa una vera e propria crisi quando si parla dei diritti sportivi, soprattutto in Italia. Il calcio di Serie A sta attraversando un periodo difficile, con un interesse sempre più scarso da parte degli investitori. Questo ha portato le autorità a intervenire duramente contro i cosiddetti “pezzotti”, sistemi che permettono di guardare le partite evitando di pagare gli abbonamenti ufficiali. Tali pratiche non solo causano perdite economiche a piattaforme come DAZN e SKY, ma generano profitti che spesso finiscono nelle mani della criminalità organizzata.

Per combattere questa situazione, da settembre 2024 è attiva la piattaforma Piracy Shield. Realizzata dallo Studio Previti e donata dalla Lega Serie A all’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), ha l’obiettivo di contrastare la pirateria su due livelli: sia bloccando chi trasmette illegalmente i contenuti, sia colpendo gli utenti che ne usufruiscono. In questo contesto, il Commissario dell’AGCOM, Massimiliano Capitanio, ha annunciato l’arrivo di un protocollo che semplificherà l’applicazione delle sanzioni, previste tra 150 e 5.000 euro, come stabilito da una legge approvata l’anno scorso.

Oggi la pirateria si muove attraverso internet, sfruttando veri e propri siti web che trasmettono illegalmente contenuti protetti da copyright, come gli eventi sportivi, in particolare le partite di calcio. Il sistema si basa su decoder che consentono agli hacker di accedere ai contenuti delle Pay-Tv, per poi diffonderli gratuitamente, aggirando così i normali abbonamenti. La tecnologia alla base di questo fenomeno si chiama IPTV (Internet Protocol Television), che permette di guardare i programmi su computer, Smart TV o smartphone, a condizione di avere una connessione internet. Spesso il tutto è offerto gratuitamente o a costi molto ridotti.

Chi gestisce queste piattaforme illegali accede ai contenuti a pagamento, li ricodifica per trasmetterli via internet e li rivende a un prezzo nettamente inferiore rispetto agli abbonamenti ufficiali. Per contrastare questo fenomeno, è stata introdotta la legge n. 93/2023, nota come “legge anti-pezzotto”, pensata per combattere la trasmissione e l’uso di streaming illegali, bloccando rapidamente questi contenuti. Ma come avviene tutto questo? La chiave è l’indirizzo IP.

Come funziona il “pezzotto”?

Un indirizzo IP è un codice unico che identifica ogni dispositivo connesso a internet o a una rete locale. Questo termine, che sta per “Internet Protocol”, fa riferimento al sistema di regole che gestisce il formato dei dati scambiati online o nelle reti locali. In sostanza, l’indirizzo IP consente ai dispositivi di comunicare tra loro, fornendo informazioni sulla loro posizione e permettendo l’accesso per lo scambio di dati. Internet ha bisogno di un sistema per distinguere tra i vari computer, router e siti web, e l’indirizzo IP svolge proprio questo compito, essendo essenziale per il funzionamento della rete.

L’obiettivo è quindi individuare gli indirizzi IP di chi trasmette il segnale pirata e degli utenti che ne usufruiscono, così da poterli rintracciare, bloccare e multare. Il governo ha dato all’AGCOM nuovi poteri, consentendole di bloccare i siti pirata e i domini collegati a queste attività illegali, sia attuali che futuri. Uno degli strumenti chiave in questo ambito è Piracy Shield, che permette alle piattaforme con licenza di segnalare chi trasmette contenuti senza autorizzazione, fornendo l’indirizzo IP del sito illegale e le motivazioni per chiedere il blocco. Entro 30 minuti dalla segnalazione, il sistema genera un ticket e lo invia agli operatori delle telecomunicazioni (come TIM, Vodafone, Fastweb, WindTre), che hanno altri 30 minuti per bloccare l’accesso al sito.

Questo processo avviene automaticamente, senza intervento umano. Per evitare che vengano bloccati siti legittimi, è stata creata una whitelist di siti protetti da queste segnalazioni. Nonostante questa precauzione, si sono verificati errori, con siti legali bloccati perché condividono l’indirizzo IP con quelli pirata, a causa di trucchi utilizzati dai pirati informatici. Per questo, si è lavorato a una versione 2.0 di Piracy Shield, che sarà operativa tra qualche settimana. Anche Google sembra disposta a collaborare per migliorare il processo. Inoltre, è stato finalmente stabilito un protocollo tra la Procura e la Guardia di Finanza per facilitare lo scambio di informazioni e identificare chi utilizza servizi pirata.