Var Games: il nuovo gioco più regalato all’Epifania

Sono ciociole di calcio, ma spesso e volentieri vanno di traverso. Il Var fa contorcere lo stomaco dei napoletani più dell'ultimo struffolo natalizio: col Verona è un amaro pareggio.

Il Var ferma il Napoli - credits to Instagram rasmus.hoejlundIl Var ferma il Napoli - credits to Instagram rasmus.hoejlund
Articolo di Giancarlo Moscato08/01/2026

Durante questi giorni che hanno preceduto la tanto amata Epifania, c’è stata una impennata di un nuovo giorno vendutissimo ma che allo stesso tempo fa discutere: Var Games.
Non si tratta di un gioco di guerra, o di una serie tv, né tanto meno delle Var Gàmes citate da Renato Pazzaglia in “Così parlò Bellavista”, alla ricerca del cavallino rosso. Ebbene no, ma è un vero e proprio gioco, in cui ognuno può dire la propria, cambiare le regole imposte inizialmente dalla carta Regolamento, e ognuno può darne libera interpretazione.

Il tutto aggravato dal fatto che, il 7 gennaio, costituisce quest’anno un po’ per tutti la data del vero ritorno al lavoro, e della vera e propria immersione totale nelle faccende che si erano lasciate in sospeso nello scorso anno. Rientrare il 7 gennaio dopo le ferie natalizie è già una fatica dell’anima.

La sveglia che suona troppo presto, e che si vorrebbe rendere a martellate. Il caffè che non è mai abbastanza, quella sensazione di essere tornato alla vita vera senza averne davvero voglia. Ma ecco che arriva la nota consolante: Napoli-Verona. Premesso che l’orario indicato sul calendario, le 18.30, è un crimine contro ogni città ed il suo traffico (come gli viene in mente di metterla ad un orario simile, infrasettimanale), chiunque vi si aggrappa come si fa con le ultime illusioni: “vabbè, almeno stasera ci pensa il Napoli”.

Ci si siede, già stanchi, più di testa che di corpo, con la voglia di vedere una partita che mi rimetta un po’ a posto le cose. Macché. Il Napoli fa e disfa: l’approccio sembra essere lontano da quello visto all’Olimpico contro la Lazio. Per quanto possa sembrare aggressivo e buttare subito giù tutto, è un po’ confusionario e lascia delle praterie manco fosse la proverbiale gazzella de “l’importante è che tu corra”.

Var Games: gioco adatto ad ogni età

Ed è proprio in queste praterie, che l’incubo inizia a materializzarsi: il Verona è in vantaggio. “Uanema d’o priatorio!” e chi se lo sarebbe aspettato. Ebbene sì: che poi contro il Napoli, chiunque pare abbia la capacità di segnare il primo gol in carriera, in grande stile, di tacco, o da 35 metri, o bendato, o calciando dalla propria auto nel parcheggio. Mistero della fede. Al Maradona, ex San Paolo, si vedono davvero dei miracoli.

Vabbè, un incidente di percorso, si pensa. E invece no, ed è qui che entrano i giochi del Var, peggio di Giochi senza frontiere condotti dal mitico Jocelyn, che probabilmente al Var avrebbe fatto meglio. Pallone spiovente in area di rigore partenopea, manco fosse un meteorite. Buongiorno salta, il braccio è largo per carità. Tocco di mani. Revisione lunga più di una “pausa di riflessione” tra due ‘nnamurati. Calcio di rigore.

Il verdetto si potrebbe anche accettare, per carità, se non fosse per quei giochi al Var. Il Var Games si materializza: tutto al contrario di tutto. Il braccio largo, ma il chiaro ed evidente fallo del calciatore del Verona ai danni del Napoletano, sembra non essere mai contemplato. Mai visto. Cosa deve fare per avere un fallo in quella situazione? Un gomito che lo sovrasta e probabilmente lo sbilancia. Allora, come funziona questo Var?

Pazienza, Verona in vantaggio per 2 volte e si va a vanti. Tocca riprenderla, ma al 7 gennaio di cui prima, le forze sembrano essere avvero residue, indigestione di panettoni e pietanze natalizie. Ma il Napoli si rialza, La reazione c’è: e allora inizia a caricare a testa bassa.

E succede quello che tutti stanno aspettando: gol. Da parte di Scott, chi altro se no? Chi potrebbe suonare nuovamente la carica, di un Napoli che appare più stanchi di noi alla fine di una giornata lavorativa? E allora si ha quella sensazione di grande impresa. Che di fatti, si era materializzata: mischietta in area, palla al danese, che con una frustata la butta dentro. Gol. Prendiamo il pallone in porta e andiamo a vincerla. Il vigore è nell’aria, la voglia di ribaltarla è palpabile. Ma fermi tutti: qualcuno pesca dal mazzo del gioco Var Games la carta “Imprevisti“.

Ed è subito “a seguito di revisione…”. Il Var annulla per tocco di mano, tutto da rifare. Anche in questo caso, la decisione si potrebbe accettare, a patto che ci sia la certezza del tocco di mano. La regola c’è, che dice che nell’immediatezza del gol, in caso di tocco di mano, è da annullare. Bene, benissimo, ma questo tocco di mano qualcuno l’ha visto davvero? C’è una immagine chiara oltre ogni ragionevole dubbio che Højlund la tocchi?

Il pallone sarebbe finito dritto sul petto, quindi non ci sarebbe alcun tipo di vantaggio. Ogni tribuna televisiva (ed è tutto dire), riferisce che non è mai fallo. Allora qui entra in ballo il giochino infernale del Var: chi dice cosa, come lo dice, come lo interpreta. La Roma ha subito un torto a Bergamo col gol di Scalvini che pare aver toccato poi il pallone col braccio. Esattamente: “pare”. E lì nel dubbio si è lasciato correre: perché non farlo anche ieri?

L’arbitro, piazzato benissimo, aveva convalidato il gol. Qual è l’immagine chiarissima che sbugiarda quella decisione, e soprattutto, perché non è andato a vederlo ma ha accettato la decisione della sala Var al calduccio?

Con questi interrogativi, e con un amaro 2-2, tutti i tifosi napoletani rivedono risalire tutti i cibi natalizi. E bisogna subirsi i tifosi delle altre squadre, interisti soprattutto, che per una settimana hanno lagnato per un arbitraggio scandaloso, e che ora ghignano, senza sottolineare gli errori. Ma come si sa, non si guarda mai alla trave del proprio occhio. Ah, la coerenza!

Si torna al lavoro, e alla realtà: domenica un big match che sa quasi di ultima spiaggia. Ma questa partita sa anche di “bisogna lottare contro tutti quanti..” come diceva un vecchio, lungimirante, e amatissimo saggio.