Bari, Guiebre: “Della Puglia mi piace molto il clima. In passato giocavo in attacco”
Il terzino del Bari, Abdoul Guiebre, ha rilasciato un'intervista in cui ha raccontato come è nata e come si è evoluta la sua passione per il calcio.
Foto SSC BariIl terzino del Bari, Abdoul Guiebre, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di RadioBari in cui ha raccontato come è nata e come si è sviluppata la sua passione per il calcio. Queste le sue parole riportate da TuttoBari:
“Sono nato in Burkina Faso, in Africa. Poi sono arrivato a 3 anni in Italia e sono cresciuto qua, tutta la mia infanzia si è svolta a Forlì. Mio padre arrivò in Italia e si stabilì a Napoli per poi trasferirsi per lavoro a Forlì. Ci fece i documenti e riuscì a portare tutta la mia famiglia qui. Con i miei fratelli ho un bel rapporto, essendo africani non siamo molto affettuosi ma ci parliamo molto.
Faccio il Ramadan, o almeno ci provo, perché a causa degli allenamenti è difficile farlo nel migliore dei modi. Quando ero piccolo mi piaceva visitare nuove città, poi mi piace molto anche la moda. Amo Venezia e la cultura afroamericana. Ciò che preferisco della Puglia sono il clima e il tempo, mi piacciono i posti in cui puoi stare solo con te stesso a riflettere con serenità”.
Guiebre e gli inizi nel mondo del calcio
“Giocavo a calcio in un parco a Forlì e un giorno il presidente mi chiese di andare a provare a giocare da loro nelle giovanili. Sono andato da solo e sono riuscito a inserirmi nel gruppo.
All’inizio giocavo in attacco, ma i gol iniziavano a mancare e mi sono spostato più dietro. Se sono qui è oggi grazie a un signore che ha sempre creduto in me, lo chiamavo nonno Davide e purtroppo oggi non c’è più”.
Infine, l’emozione della prima chiamata in Nazionale: “Non me l’aspettavo perché ero al Monopoli, in Serie C. La nazionale è forte, ci sono Tapsoba del Leverkusen e Traorè dell’Ajax, oltre a un paio di giocatori di Premier che hanno un enorme talento. Quando ho ricevuto la chiamata non ci ho pensato due volte, ma non era mai stato un mio sogno da piccolo: non ci avevo mai pensato sul serio”, ha concluso Guiebre.
