De Magistris: “Sin dall’inizio è stato difficile relazionarsi con De Laurentiis”

Un estratto dell'intervista a Luigi De Magistris, ex sindaco di Napoli, presente in versione integrale all'interno del libro “A scuola da De Laurentiis" di Vincenzo Imperatore.

De Magistris
Articolo di Redazione SDS09/05/2023

Un estratto dell’intervista a Luigi De Magistris, ex sindaco di Napoli, presente in versione integrale all’interno del libro “A scuola da De Laurentiis“, biografia del patron azzurro a cura di Vincenzo Imperatore.

De Laurentiis doveva essere – ed è stato – uno dei primi interlocutori con i quali interfacciarmi. A Napoli lo stadio, all’inizio del mio mandato ma ancora oggi, è della città, del popolo, è di proprietà del Comune. In altri luoghi sono le società a detenere gli stadi con tutto ciò che comporta. Questo ha reso necessario un rapporto tra me e lui che doveva essere il migliore possibile per soddisfare l’interesse pubblico e permettere alla società di espletare la sua missione sportiva. Sin da subito, nell’analizzare i documenti – all’atto dell’insediamento della mia giunta nel 2011 – ci siamo resi conto che giuridicamente la relazione amministrativa pregressa con il club era abbastanza fragile.

Quindi il mio primo compito è stato quello di mettere mano a rapporti più equilibrati, sempre inerenti solo alla questione dello stadio. Perché non c’è stato altro: ogni tanto Aurelio aveva qualche idea sulla città, ma era tanto fumo e niente arrosto. In undici anni, non ho mai registrato nulla di concreto. Da lui negli anni, soprattutto nella fase iniziale, mi sarei aspettato qualcosa, ma il suo punto di vista era che già lo faceva investendo sulla squadra. Io mi sarei aspettato piccole cose, qualche piccolo campo, un luogo per fare gli allenamenti. Nulla di eccezionale, ma un segnale.

Sin dall’inizio è stato difficile relazionarsi con De Laurentiis. L’uomo è a targhe alterne, starci a contatto vuol dire tenere conto di tanti aspetti umorali, temperamentali, caratteriali. Da un punto di vista imprenditoriale, inteso come manager che lavora affinché la sua società funzioni, non ho mai avuto dubbi sulla sua onestà e sulla sua correttezza negli affari, mai verificato elementi che mi abbiano suscitato fastidi o sospetti sul suo operato.

Altri motivi di confronto? Mi sono scontrato quando lui pensava a uno stadio da 30-35 mila posti […] lui pensava a un posto per pochi, una élite anche a livello economico. Ma Napoli è un contesto cittadino popolare, gliel’ho sempre detto, e non avrei mai fatto passare l’idea di uno stadio esclusivo. La proposta di convenzione per cento anni? Era assurda! Lui voleva la cessione dei diritti dell’impianto. Era una delle tante proposte folli, strategicamente fatte per non essere accettate […]”.

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