Il Napoli contrae a Milano la sindrome di Jep Gambardella

Il tifoso napoletano sembrava quasi rassegnato alla dilagante festa Scudetto nerazzurra: e invece viene puntalmente rovinata dagli azzurri in stile Jep Gambardella. Distacco invariato con l'Inter, ma nel frattempo a Napoli ricchi premi e cotillon.

il napoli ferma l'Inter - frame credits to Dazn.pngil napoli ferma l'Inter - frame credits to Dazn.png
Articolo di Giancarlo Moscato12/01/2026

Alla vigilia della sfida Scudetto, ormai decantata da tutti in questo modo, il sentimento attorno al Napoli era quasi rassegnato. L’opinione pubblica lo aveva già incasellato nel ruolo più scomodo: vittima sacrificale, la squadra chiamata a presentarsi a San Siro per accompagnare l’Inter verso lo scudetto, senza opporre vera resistenza, o quanto meno a deporre le armi.
Troppa distanza in classifica (a ueste condizioni 4 punti potrebbe sembrare già un gap incolmabile), troppe incertezze stagionali, troppo San Siro. Tutto sembrava già scritto.

L’aria di festa nel fortino neroazzuro era già pimpante: le trombe erano pronte a squillare, i giornalisti-giornalai erano pronti a stendere i tappeti rossi alla volta del tricolore tornato nella Milano desiderata. Gli azzurri di Conte, dopo il brutto stop interno contro il Verona, sembravano dover salire lentamente verso il patibolo, e camminando camminando, scucirsi punto per punto lo scudetto dal petto.

D’altra parte, le premesse c’erano davvero tutte. L’Inter in campo ha tutti, ma proprio tutti, eccetto Dumfries: così come anche in panchina. Per quanto riguarda il Napoli, gira voce che lungo la strada abbiano cercato di convicere il pilota dell’aereo e due inservienti aeroportuali per figurare almeno in panchina, per fare da presenza, e perché no, magari entrare in campo in caso di ennesimo – e a questo punto probabile – infortunio.

Arriva quindi a Castelvolturno, un bell’invito a partecipare al passaggio di consegne. Il Napoli scava dall’armadio un bell’abito della festa, non troppo pieno di polvere essendo stato usato poco fa per la supercoppa, pronto ad essere indossato. Tutto ruggisce, tutti pronti a celebrare sua maestà l’Inter.

E invece no.

Chi si è permesso di invitare il Napoli?

Il Napoli entra in campo con un orgoglio feroce, con la voglia di smentire ogni previsione e ogni etichetta. Ma…ma…come si permette? Presentarsi a Milano e fare questa faccia tosta? A San Siro non si presentano dei calciatori, si presentano dei ragazzi spavaldi, nel parco del quartiere dove si facevano le mischie ad una porta, rumorosi, sporchi e incattiviti. L’approccio è quello giusto: gioca a viso aperto, senza paura, palleggia, aggredisce, costruisce. Non si limita a resistere: impone il suo calcio. L’Inter, che si aspettava forse una gara di gestione, si ritrova costretta a rincorrere emozioni, ritmi, idee.

Ovviamente però la sfiga ci vede anche benissimo, e i futuri campioni di Italia, del mondo, del Cosmo e pure del Subbuteo, passano in vantaggio ringraziando un errore di Scott McTominay: questa coincidenza è più rara della neve a Napoli. Ed allora ecco che dagli spalti iniziano a srotolarsi i tappeti: i telecronisti sbavano di fronte alla nuova regina del campionato.

Ma ecco che i partenopei, forti di un padrone cinematografico, hanno una sindrome che ogni tanto “riciccia” fuori: la sindrome di Jep Gambardella, personaggio già ormai storico de la Grande Bellezza.. Come già capitato, il Napoli non voleva solo partecipare le feste, ma le voleva proprio rovinare. Fatta eccezione per la Milano rossonera, già ci è riuscita qualche volta.

E proprio come un Bauscia milanese ma con l’animo da Gagà napoletano, si alza il bavero e cosa succede? Gol: 1 a 1. Il messaggio è chiaro: il piccolo Napoli ha appena lanciato una dichiarazione di orgoglio. Volete lo scudetto? Bene, però dovrete passare sui nostri cadaveri sparsi, sulle nostre auto con targhe polacche e rumene, sulle nostre tre dita, sulle nostre pizze pulcinellesche: dovrete combattere prima i luoghi comuni, e poi i calciatori famelici che avete di fronte.

Certo perché nel calcio qualcuno spesso dimentica che, al netto di numerosissime assenze, in campo ci vanno sempre 11 contro 11. E quelli di Conte sono stati i proverbialissimi 11 leoni. Poi succede qualcosa: calcio di rigore per l’Inter. Premesso che lo step on foot – come parlano ormai i bravi – sia netto, e così come il rigore, sono la rapidità di decisione e la zero esitazione che fanno discutere. Episodi simili, identici, anche a favore degli azzurri, sono stati considerati “fortuiti”. Ma qui c’è una festa da fare, e gli spumanti sono pronti a stappare. Gol, 2 a 1 dei nerazzurri: che si proceda a brindare.

Dimenticano però, alla Scala del calcio, che quell’invito alla festa, l’invitato “per sbaglio”, rischia di diventare l’ospite d’onore. Quello che voleva essere messo alla berlina, che tutti osservano, ora nessuno riesce ad ignorarlo. Ogni azione è un atto di ribellione contro una narrazione comoda e superficiale.

E così, ancora lo scozzese indomabile che trascinerebbe ogni popolo, la va a pareggiare e spaventa chi stava già cacciando la testa dalla finestra di casa ad urlare che erano ormai a + 7. Il risultato finale, parla di un pareggio, per 2 a 2, che restituisce una ennesima apertura di campionato, e non sancisce una chiusura netta.

Certo, questa potrebbe arrivare a breve, ma i futuri campioni di Italia, del Pianeta e dell’Universo stesso, non lo scuciranno direttamente dal petto degli azzurri, essendo che non li hanno battuti in stagione. Ma dovranno raccoglierne i cocci su ogni campo, in ogni uscita autostradale, e le briciole in ogni autogrill-

Nessuna resa incondizionata, nessun passaggio di consegne: ogni goccia di sudore dovrà essere spremuta e conquistata dalle squadre del “nordE”.

Il percorso è ancora lungo, il calendario impervio: ma come è bello rovinare le feste di chi già stava per esplodere i titoloni, ma che devono soltanto rimetterli nel cassetto, e attendere chiusi nella propria stanza, di tirarli fuori alla prossima occasione.

Bisogna tenerlo sempre come monito: ‘o napulitan se fa sicc, ma nun more.

Chapeau.

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