Caszely, gol e furore
Quella che ci racconta Giovanni Salomone nel suo libro “La rivoluzione nel metro cuadrado” è una storia di ribellione e di sogni. Ma prima di tutto di un uomo, Carlos Caszely, goleador cileno che ha provato a farsi strada tra le pieghe della vita inseguendo come un gol al novantesimo l’ideale del coraggio. Il risultato […]
Quella che ci racconta Giovanni Salomone nel suo libro “La rivoluzione nel metro cuadrado” è una storia di ribellione e di sogni.
Ma prima di tutto di un uomo, Carlos Caszely, goleador cileno che ha provato a farsi strada tra le pieghe della vita inseguendo come un gol al novantesimo l’ideale del coraggio.
Il risultato è un viaggio nella storia, tra il campo da calcio e quello di guerra, ma anche un cammino nei meandri della coscienza di un uomo, forte del suo credo, che ha giocato a carte scoperte con il nemico.
Siamo nel 1970. Il socialista-marxista Salvador Allende, vincitore delle elezioni in Cile, mette in atto un golpe che tre anni dopo, l’11 settembre 1973, viene represso nel sangue da Augusto Pinochet.
Ma Caszely, prima di essere un grande goleador, è “un uomo libero” e vuole urlarlo al mondo. Decide perciò di non arrendersi. Di scendere in campo e schierarsi politicamente contro Pinochet.
E così il nostro protagonista gioca la sua doppia partita: una è quella al Palazzo della Moneta, dove si presenta all’incontro con Pinochet con addosso una cravatta rossa, una dichiarazione, netta, chiara e sicuramente provocatoria, delle sue posizioni. L’altra è quella che viene ricordata come la “Partita della vergogna” ai Mondiali del ’74 in Germania, poco dopo il golpe. Si tratta di uno spareggio di ritorno, da una parte il Cile, dall’altra l’Unione Sovietica. Lo 0-0 dell’andata in Unione Sovietica preannuncia un secondo match dall’alta carica di adrenalina. Come se non bastasse il teatro della gara di ritorno in Cile è uno stadio destinato a diventare un campo di concentramento. A liberarlo è proprio Pinochet, ma l’Unione Sovietica si rifiuta di giocare.
Pinochet tuttavia schiera lo stesso il suo Cile e così il match ha inizio in un clima surreale. Caszely, sceso in campo, non può fare altro che dribblare il tormento dei suoi pensieri, fino a rimanere col rimpianto di non aver chiamato il pallone per calciarlo fuori dal terreno di gioco nell’azione che porta al gol vittoria del suo Cile, messo a segno da Chamaco Valdes.
Spenti i riflettori sulla partita, si accendono quelli su Caszely, ora incapace di smarcarsi dal rimorso e di affrontare le sue responsabilità, dopo aver fatto fino a quel momento della sua vita un mosaico di obiettivi e valori imprescindibili.
Eloquente a proposito è il flusso di coscienza nel capitolo “Il coraggio”, uno sfogo senza punteggiatura, che ruota attorno ad un ideale inseguito, impersonificato ma disatteso proprio sul finale. Sepolto sotto le macerie delle responsabilità.
