Il Napoli organizza un nuovo ritiro a Chianciano Terme
Le ciociole di calcio raccontanto di quanto sia difficile questo calcio moderno: partite ogni 72 ore, e giocatori che si infortunano più di noi alle partitelle di calcetto. Ma il Napoli, resiste e porta a casa il risultato.
il Napoli vince a fatica contro il Sassuolo - credits to Instagram officialsscnapoliSono tempi veramente intensi per essere un tifoso del Napoli. In pochi giorni si sono visti catapultati da in inseguimento alla vetta, con orgoglio e grande ardore, ad un obiettivo che si sta allontanando sempre di più.
Il tutto condito da una consapevolezza data dal fatto che in campo ci sono sempre gli stessi calciatori, che girano e rigirano, che giocano e giocano senza soluzione di continuità.
Un po’ quando al lavoro ti commissionano un lavoro importante, che dovrà essere portato al cospetto del capo dei capi, il direttore dei direttori Megagalattici gran farabutt, in cui bisognerebbe coinvolgere un team di esperti, ma siete coinvolti solo tu e il ragazzo che generalmente fa le fotocopie.
Ed è questo che stanno facendo oggigiorno i calciatori di Mister Conte: si allenano, giocano, fanno le fotocopie, fanno preventivi per ammobiliarti casa, ritinteggiano e pareti e se hanno un attimo di tempo, passano al supermercato a prenderti le cassette d’acqua.
Quella della rosa del Napoli è praticamente una maledizione, chiunque rischia di farsi male facendo la più banale cosa. Addirittura pare che anche il presidente De Laurentiis si sia slogato una caviglia scendendo dal letto. Tempi di recupero da valutare.
Un Napoli stoico che resiste ad ogni maledizione
E in tutto questo il tempo per le chiacchiere è veramente poco, c’è da giocare subito. Quindi pronti via, il Napoli batte il Sassuolo 1-0 e già questa, di per sé, è un’impresa degna di un documentario di sopravvivenza su National Geographic. Titolo: “Gli ultimi sopravvissuti”.
Al Maradona va in scena una partita che più che una gara di Serie A sembra una gran reunion di reduci del dopoguerra: stessi undici da mesi, stessi volti stanchi, stesse gambe che ormai scricchiolano come parquet vecchio. Il Napoli entra in campo con l’aria di chi ha dormito tre ore, lavorato dodici e ora deve pure vincere una partita. Spoiler: ci riesce, ma con grande spirito di sacrificio… e con l’ambulanza parcheggiata dietro la panchina, a marcia indietro e con il portellone aperto.
Il Sassuolo dal canto suo non ci sta a fare da sparring partner, e prova a fare la sua parte, ma il Napoli segna l’1-0 praticamente subito (finalmente) e poi decide che basta così. Gestione energie, gestione crampi, gestione esistenze. Il possesso palla diventa una forma di meditazione zen, il pressing è più un “pressing si, ma poco poco”, perché non si sa mai: una scivolata di troppo e salta fuori l’ennesimo infortunio muscolare. E così è successo: Rrahmani fuori per infortunio (da capirne l’entità). Elmas altrettanto in preda a giramenti vorticosi di testa e allucinazioni, Politano sente tirare la gamba e stramazza al suolo.
Già, gli infortuni. Ormai a Napoli ogni contrasto è accompagnato da un brivido collettivo: “Si è fatto male?”. Perché la rosa, più che una rosa, è un bonsai. Ogni settimana qualcuno cade, e non per fallo: per sfinimento. Una lenta conta ai caduti, e un memoriale eretto in città. I ricambi non esistono, sono una leggenda metropolitana come il mostro di Loch Ness o la rotazione di Spalletti e Sarri (ops). Giocano sempre gli stessi “calciatori”, spremuti fino all’ultima goccia come limoni di Sorrento a fine stagione.
In curva serpeggiava una fittissima raccolta di monete tintinnanti, volte ad organizzare un fortissimo ritiro per questi ragazzi, ai quali veramente non si può dire e imputare nulla, alla volta di Chianciano Terme, con un pullman con le nostre nonne. Dopodiché, dopo aver fatto ossigenare i muscoli e il cervello, la meta successiva sarà, senza che nessuno ne disdegni o mostri obbiezione, a Lourdes. Međugorje, al limite.
Nel finale, il Napoli difende il vantaggio non con la linea alta, ma con la forza della disperazione e la promessa di una notte di sonno. Fischio finale: 1-0, tre punti, missione compiuta. I giocatori esultano, ma senza saltare: non vorremmo mai che qualcuno si stirasse festeggiando.
E così il Napoli vince, stanco, acciaccato, corto, ma ancora in piedi. Con sempre meno uomini, sempre più cerotti e una rosa che ormai si conta come i superstiti. Però occhio: anche stasera si porta a casa la partita. Domani si vedrà chi è rimasto sano.
Ora però si giocherà ancora in Champions, e poi subito alla volta di un ennesimo scontro diretto, a Torino, contro quelli là.
Non gli si può dire veramente nulla, se non grazie. E chi non lo fa, è davvero in malafede.
