Contro la Juventus il Napoli si presenta con i biscotti danesi

Domenica pomeriggio, momento esatto per gustare dei biscotti post cena. All'interno della fatidica scatola blu, però, c'è quello che tutti troviamo ogni volta ne vogliamo assaggiare uno. E così, tra un biscotto e una ciociola, contro la Juventus probabilmente si spengono i sogni scudetto dei tifosi azzurri

la Juventus batte il Napoli - credits to Instagram Juan05Jesusla Juventus batte il Napoli - credits to Instagram Juan05Jesus
Articolo di Giancarlo Moscato26/01/2026

Per il tifoso napoletano, contro la Juventus è da sempre la partita delle partite. Simbolismo, storia, viscere, sangue: corre tutto in quei 90 minuti. Dalla Juventus dell’andata, alla Juventus del ritorno, di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta.
Il tifoso napoletano si presenta a questa gara come un condannato che si avvia verso il patibolo. C’è chi ci crede, sempre, e giustamente verrebbe da aggiungere perché fin quando si è in 11 contro 11, bisogna sempre lottare e giocarsela finché si può. Sono però le avvisaglie prepartita che lasciano veramente cadere ogni braccia.

Si parte dalla delusione di Copenhagen, in cui sembrava praticamente in tasca la vittoria, ma è stata poi buttata alle ortiche. Questo si traduce in energie fisiche e mentali sottratte a quelle già ormai povere, logore, come un auto a riserva all’altezza di Valmontone, quando bisogna arrivare sulla Firenze – Pisa – Livorno, e gli autogrill chiusi. Ancora tanta strada da fare, ma la benzina è ormai agli sgoccioli.

Contro la Juventus, ma come contro le ultime squadre, gli azzurri sono una squadra tirata fino all’ultima goccia di sudore. Ormai il tema infortuni è diventato veramente una barzelletta, ogni tifoso che guarda la partita ha contratto un infortunio muscolare, una slogatura, una frattura o un risentimento.

Un tema ormai così tanto attuale, e ricorrente, che bisogna affrontare in maniera decisa, traduzione: qualcuno deve pagare. Bisogna trovare un responsabile. Certo, nel prepartita anche la dose di sfortuna è sempre presente. Calciatori che non si arruolano alla rosa, per risentimenti muscolari, anche quando non giocano (vedi Mazzocchi). Ah, gli infortuni. Ormai non sono più una scusa, sono una religione.
Ogni tifoso napoletano guarda la panchina e si chiede se manca qualcuno… e la risposta è sempre sì. Manca qualcuno, spesso più di uno, a volte metà squadra, altre volte pure la speranza. A Castel Volturno ormai non c’è il campo di allenamento, c’è il reparto ortopedia.
“Chi è indisponibile oggi?”
“Chi respira ancora?”

Con la Juventus deposte le armi Scudetto

A Torino si presenta anche l nuovo acquisto Giovane, che giustamente arriva più spaesato di quando in prima media, e venivamo divisi per classe quando mancavano i docenti, e venivamo mandati nella classe del terzo anno formata da ladri, criminali di guerra, trafficanti di organi.

Eppure, dopo il primo gol della Juventus meritato, il Napoli non rinuncia a giocare, prova a tenere il campo, ma c’è la sensazione che prima o poi accada qualcosa. Anime pezzentelle partenopee, che iniziano vagare il campo come i Fantasmi Eduardiani. Si prova a far girare il pallone continuamente, ma di tirare verso la porta, che sarebbe caposaldo del gioco del pallone, proprio non se ne parla. Timidi al tiro più di quando una ragazza ci chiede di salire a casa, e si mette in mostra la collezione di francobolli anni 80.

E questa Juventus non pare sia così irresistibile (spoiler: non lo è), ma perché il Napoli entra in modalità risparmio energetico, quella che neanche il telecomando quando finisce la batteria. Metteteci nel mezzo un paio di abbracci, plateali, affettuosi e come attestati di stima, a ridosso di Vergara e Højlund, che tutti ma proprio tutti vedono. La chiamano in gergo calcistico cravatta, cintura, ma l’impressione è che ai calciatori partenopei gli abbiano fatto proprio tutto il vestito.

Anche i tifosi della Juventus si mettono le mani in faccia a guardare i replay, ma soltanto al Var erano impegnati, quando vogliono, a guardare il cimitero degli elefanti cantare su Domenica In. Non bisogna appellarsi agli episodi arbitrali in queste condizioni, certo, ma è qualcosa che non può e non deve passare inosservato.

E proprio quando il Napoli sembra essere convinto di giocarsela fino alla fine, arriva la mazzata. Un po’ come quando tra amici, si chiede di tener nascosta l’uscita segreta del giorno prima con gli amici, d’avanti alle proprie ragazze, e arriva il compagno di turno: “ci siamo divertiti eh ieri sera?”. Occhiate come e frecce di Robin Hood, conti che si faranno a casa inevitabilmente, insomma: serata rovinata.

E tutto ciò risiede nel passaggio sbagliato da Juan Jesus, scolastico e vietato anche nei pulcini di ogni scuola calcio. 2 a 0 per la Juventus, e partita chiusa. Certo, sparare a zero sul brasiliano per molti ora verrebbe facile, ma dopo prestazioni eccellenti, possono sbagliare tutti. E come sempre, ci mette la faccia. Puntualmente.
Il 3-0 finale è quasi gentile, se vogliamo dirla tutta. Un atto di misericordia. Poteva andare peggio, ma probabilmente la Juve ha avuto pietà vedendo in campo undici anime stanche, alcune delle quali chiaramente presenti solo per onor di distinta.

E purtroppo bisogna ammettere a sé stessi, che sul campo di Torino, come Raspadori lo aveva praticamente rubato qualche anno fa, si posa a bordo campo la classica scatola di biscotti danesi (e data la Champions “a volte ritornano”), in cui puntualmente all’interno quei biscotti non li trovavi. Purtroppo per tutti, anche questa volta, una volta aperta la scatola, si trova ago e cotone, e il tricolore. Che viene di fatto quasi consegnato a quelle lì del nord.
Recuperare tanti di questi punti, a queste condizioni, è davvero utopico. Dispiace perché i ragazzi ce l’hanno messa davvero tutta, ma “il cavallo quando è stanco non va frustato, va messo nella stalle”, come direbbe il medico a Sophia Loren e Matroianni in Ieri, Oggi e Domani.

Il sentimento finale del tifoso napoletano è un mix perfetto tra ironia amara, rassegnazione e sarcasmo terapeutico. Il tifoso napoletano spegne la TV, sospira e pensa:
Vabbè, almeno non ci siamo fatti male… ah no.” Cuore e fegato, sono di fatti esplosi.
E niente. Disfatta consumata, scudetto probabilmente consegnato con ricevuta di ritorno, e Napoli che torna a casa con una certezza: non è stata una partita persa. È stata una stagione che ha deciso di zoppicare fino alla fine.

E se mercoledì per la Champions, non avete nulla da fare, portate il curriculum a Castelvolturno: si cercano panchinari.

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