L'angolo del Beck

Sempre di corsa: gli 80 anni del professor Rondelli, maestro d’atletica.

Ne “L’Angolo del Beck”, Roberto Beccantini celebra gli 80 anni di Giorgio Rondelli, maestro d’atletica e di metodo, raccontando un’idea di sport fatta di studio, fatica e passione, capace di spiegare i campioni della pista come quelli del pallone, da Cova a Panetta fino a Osimhen, decatleta del gol.

Da Long e Monti a Sinner: l’epica della sconfitta

Ne “L’Angolo del Beck”, Roberto Beccantini attraversa l’epica della sconfitta: da Luz Long a Eugenio Monti, fino a Sinner, quando lo sport supera il risultato e trasforma il perdere in memoria, esempio e civiltà.

Il pasticciaccio brutto di Boldi tedoforo, ultimo esempio di «Ahi, serva Italia»

Ne “L’Angolo del Beck”, Roberto Beccantini usa il caso Boldi tedoforo per tornare a Dante e all’eterna “serva Italia”: un Paese che prima esibisce e poi scarica, incapace di assumersi fino in fondo il peso delle proprie scelte.

Immagine creata con AI

Gli slogan che hanno fatto lo sport: dall’orazione di Diego al Boniperti «terzo»

Ne “L’Angolo del Beck”, Roberto Beccantini ripercorre gli slogan che hanno fatto lo sport: frasi diventate miti, spesso travisate, che raccontano più dei risultati la cultura, le ossessioni e le contraddizioni di chi le ha pronunciate.

Perché, se torno a nascere, farò l’allenatore

Ne “L’Angolo del Beck”, Roberto Beccantini riflette sul mestiere dell’allenatore: tra potere, alibi e piagnistei, un ruolo sempre centrale e mai davvero responsabile, dove il Risultato resta l’unico giudice che non fa sconti.

I 90 anni di Dan Peterson, il Colombo americano che ha «scoperto» l’Italia

Ne “L’Angolo del Beck”, Roberto Beccantini celebra i 90 anni di Dan Peterson: il Colombo americano che ha raccontato, allenato e spiegato lo sport a un Paese intero, trasformando il basket in linguaggio, spettacolo e pensiero.

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Ricordando John Robertson, che 45 anni fa era già nel futuro

Un ricordo che non è nostalgia ma testimonianza. Beccantini torna a John Robertson con gli occhi di chi c’era davvero, intrecciando memoria personale e storia del calcio, e lo fa con una scrittura che corre come un’ala vera: colta, ironica, mai compiaciuta. Un ritratto che diventa letteratura, perché certi gesti e certe parole non appartengono al passato, ma continuano a spiegare il presente a chi finge di aver inventato tutto ieri.

Foto di Jannes Glas su Unsplash

A proposito di rigori: dal limone di Benito al «Bonny soit qui mal y pense»

Un rigore non è mai solo un rigore. È una sentenza travestita da gesto tecnico, una cerimonia crudele in cui il confine tra genio e farsa dura lo spazio di un respiro. Beccantini lo racconta come si fa con i miti che non invecchiano mai, tra cucchiai che riscrivono la storia, limoni sabotatori e portieri condannati a scegliere senza sapere. Perché dagli undici metri il calcio smette di essere sport e diventa racconto. E come ogni racconto che vale la...

La caccia ai simulatori come la guerra agli evasori: troppi condoni

Ne "L'angolo del Beck", Roberto Beccantini smonta l’ennesima crociata contro i simulatori, tra giro di vite annunciati, Var che promette giustizia e una memoria calcistica che racconta tutt’altro. Perché la simulazione non è una deriva moderna ma un vizio strutturale del gioco, antico quanto il calcio stesso, e ogni indignazione a comando somiglia più a un rossetto di sistema che a una vera riforma.

La Coppa Italia specchio del Paese: un inchino alla «casta»

Ne “L’Angolo del Beck”, Roberto Beccantini smaschera le contraddizioni della Coppa Italia: tra formule che proteggono i potenti, favole che altrove sono possibili e un sistema che teme la democrazia del pallone più di ogni sorpresa.