Sogno di una tregua grazie a una partita in Lapponia

A dicembre, mentre i bambini del mondo chiedono giochi a Babbo Natale, in Palestina c’è chi desidera solo vivere senza paura. In Lapponia, toccato da questa ingiustizia, un operaio propone una partita di beneficenza nella neve per richiamare l’attenzione del pianeta. Il match, seguito in streaming ovunque, diventa un inno di speranza: due squadre, colori palestinesi, gol e applausi gelati che scaldano i cuori. Nonostante tentativi di sabotaggio, tutta la comunità si unisce e porta a termine il progetto. E quando l’ospedale e il giocattolificio di Gaza vengono inaugurati, sotto le bandiere della pace, il vero miracolo di Natale prende finalmente forma.

Partita in Lapponia benefcaImmagine creata con AI e da Fabio Marino
Articolo di Fabio Marino26/12/2025

A dicembre ogni anno i bambini di quasi tutto il mondo scrivono le letterine a Babbo Natale per ricevere i regali, questo accade in Italia, in Francia, in Messico, in Brasile, in Cina… I piccoli fanno a gara per essere più bravi e ottenere ciò che hanno desiderato, ma c’è una parte del mondo, in Medio Oriente, in Palestina, dove i bambini non chiedono l’ultimo Pokémon o una macchina radiocomandata, bensì di poter vivere senza che cadano bombe.

In Lapponia, nella casa di Babbo Natale, i giocattoli vengono realizzati tutto l’anno per tutti i bambini. Uno degli operai, John Mock, provava grande dolore ogni volta che pensava a quei bambini. Voleva davvero fare qualcosa di unico. Per questo motivo convocò un’assemblea, una sorta di consiglio di fabbrica, con l’obiettivo di trovare una soluzione e portare un sorriso autentico anche ai piccoli palestinesi.

Gli altri lavoratori, sensibili al tema, non tardarono a mobilitarsi. Fu allora che un operaio, Paul Renny, ebbe un’idea curiosa: organizzare una partita di calcio in quelle lande ghiacciate e, attraverso lo sport, provare a risvegliare la coscienza mondiale. Del resto, una cosa simile era già accaduta molto tempo prima: in Europa. La chiamarono Tregua di Natale. Se ha funzionato una volta, pensò Paul, può funzionare ancora.

Il calcio è uno sport amatissimo, capace di unire più di quanto divida, e ben adatto a lanciare messaggi importanti. Dalla Lapponia si voleva gridare al mondo che tutti i bambini sono uguali: non esiste nessun bambino “più uguale” degli altri. Inoltre, in fabbrica c’erano abbastanza operai per organizzare un’amichevole con due squadre complete.

Per garantire che il denaro raccolto con la partita fosse utilizzato esclusivamente per scopi benefici, venne istituito su PayforXmas un fondo fiduciario. L’obiettivo era costruire un ospedale e un giocattolificio a Gaza; davanti a questi edifici sarebbero state issate la bandiera della pace e quella della Lapponia, come simboli di solidarietà. Chiunque avesse voluto distruggere tali opere sarebbe stato messo di fronte alla responsabilità di togliere valore a quel gesto.

L’amichevole avrebbe visto contrapporsi i lavoratori della progettazione e del design a quelli dell’assemblaggio e della verniciatura. Le due squadre avrebbero indossato i colori palestinesi: una la bandiera, l’altra la kefiah.

Fu George Comet a proporre di trasmettere l’incontro in streaming. In questo modo si poteva raccogliere ulteriori donazioni e, allo stesso tempo, attirare l’attenzione su ciò che stava accadendo a Gaza. I bambini del mondo, seguendo la partita, si sarebbero sentiti partecipi di un gesto di speranza e avrebbero potuto sostenere il fondo attraverso sms solidali.

Finalmente arrivò il giorno del match. Si udì prima l’inno lappone e poi quello palestinese. Una folla festante, avvolta nei cappotti e nella curiosità, salutò calorosamente i giocatori. La partita fu arbitrata dal custode della fabbrica, Richard Last.

Il primo tempo fu intenso e combattuto, con continui ribaltamenti di fronte che tennero tutti con il fiato sospeso. Le squadre si affrontavano con grinta ma anche con grande rispetto: i progettisti costruivano azioni precise come ingranaggi perfetti, mentre gli assemblatori rispondevano con scambi rapidi e affiatati. Due tiri sfiorarono il palo, strappando esclamazioni al pubblico che seguiva la partita in diretta. Collegati da ogni angolo del pianeta, riempivano la chat di cuori, bandierine e messaggi di incoraggiamento, creando un’atmosfera di gioiosa partecipazione.

Nel secondo tempo il ritmo rimase alto. I progettisti riuscirono a sbloccare il risultato grazie a un’azione costruita con pazienza: passaggi millimetrici, un filtrante geniale e un tiro preciso che fece esplodere gli spalti in un applauso. Ma gli assemblatori non si arresero. Poco dopo, recuperarono palla a centrocampo, organizzarono un’azione corale velocissima e chiusero con un tiro all’angolino che ristabilì la parità.

La sfida proseguì equilibrata fino all’ultimo secondo, finché il fischio finale non sancì il pareggio. Nessuno, però, rimase deluso: il vero vincitore fu la solidarietà. Giocatori, allenatori e volontari si riunirono al centro del campo in un grande abbraccio, consapevoli di aver lanciato un messaggio importante e di aver contribuito, tutti insieme, a una causa giusta.

Non tutti, però, avevano apprezzato quel gesto. Un gruppo di elfi, mentre assisteva al match, tentò più volte di bloccare la trasmissione online e persino di hackerare il conto destinato alla raccolta fondi. Non soddisfatti, provarono anche a danneggiare il cantiere e a sottrarre parte dei materiali necessari. La notizia del loro operato si diffuse rapidamente, sia tra gli operai che tra gli abitanti della Lapponia.

La reazione della comunità fu immediata: operai, bambini e famiglie si unirono per proteggere il loro progetto. Organizzarono turni di sorveglianza, recuperarono materiali sostitutivi e misero in sicurezza ogni area del cantiere. Anche chi aveva seguito la partita da lontano offrì il proprio sostegno, dimostrando che quando una comunità crede davvero in un sogno, nessun ostacolo è insormontabile.

Alla fine, grazie alla collaborazione e al coraggio di tutti, il progetto fu portato a termine e gli edifici vennero inaugurati con una grande festa, celebrata sotto le bandiere della pace e della Lapponia.