ESCLUSIVA – Pietro Varriale: dall’aneddoto con Sinisa Mihajlovic, alla salvezza con il Capri

Pietro Varriale, ex Lazio e Benevento tra le altre e attuale direttore sportivo, si è gentilmente concesso ai nostri microfoni di Sport del Sud.

Pietro Varriale, Capri
Articolo di Federico Grassi31/05/2024

Pietro Varriale, ex Lazio e Benevento tra le altre e attuale direttore sportivo, si è gentilmente concesso ad un’intervista in esclusiva ai nostri microfoni di Sport del Sud. Cresce nelle giovanili della Lazio, conquistandosi a soli 17 anni l’integrazione in prima squadra. Nella capitale vincerà nella stagione 1999/2000 una Coppa Italia sotto la guida di Sven-Goran Eriksson nello stesso anno dello Scudetto. Dopo qualche avventura in piazze importanti come Catania e Benevento, Varriale decide di conseguire a Coverciano il titolo di direttore sportivo. Dopo un’avventura all’AfroNapoli, nel 2023 firma per il Givova Capri Anacapri, raggiungendo una salvezza importantissima.

Le parole di Varriale

Ad inizio anno a Capri si è presentato con la volontà di stupire. In un certo senso tale volontà è stata rispettata. Il raggiungimento della salvezza in anticipo non era poi così scontato. È d’accordo? 

“Quest’anno ci si è trovati a dar fronte ad un campionato inusuale e difficile. Non è stato semplice per noi da squadra d’isola affrontare il ritiro di alcune squadre o le corazzate del girone. La volontà di stupire è stata rispettata, perché abbiamo fatto partite importanti anche con le grandi, vedi Nola, Pompei, Puteolana e Mariglianese. Abbiamo dovuto affrontare delle squadre che qualche anno prima facevano la Serie D.

Abbiamo parlato di una salvezza importantissima. Si poteva però ambire ai piani alti della classifica?

“Non aver vissuto la territorialità dell’isola ci ha un pò penalizzati e con una squadra giovane era importante vivere Capri. Abbiamo inoltre sbagliato qualche partita; in quei casi si ritorna alla maturità di una squadra. Quando una partita non si può vincere non si deve perdere. Qualche posizione certamente poteva essere conquistata se avessimo reso al massimo, ma tenendo conto sempre della difficoltà dell’annata, è un grande traguardo. Potevamo ambire alle prime sei posizioni”. 

Tanti momenti belli in questa stagione, ma quale il migliore?

“È stata una stagione magnifica, ma il miglior momento probabilmente è stato il gol vittoria all’ultimo minuto in casa contro la Mariglianese; l’1-0 di Solitro. Una bellissima sensazione, segnare all’ultimo è sempre diverso”.

Sento spesso dire che Capri è una grande famiglia. Qual’è stato il rapporto con dirigenza e ragazzi quest’annata?

“Il rapporto con la dirigenza è stato sempre di massimo rispetto. Con i ragazzi invece bello e sano. Sono una persona che dice tutto in faccia nel bene e nel male e per me è importante quindi fare del rapporto gran parte del lavoro. Così facendo riesci dai ragazzi a ricavare sempre qualcosa di più”. 

Catania, Benevento e qualche panchina tra i grandi di quella grandissima Lazio degli ultimi anni ’90. L’esperienza che hai assimilato dalla tua carriera, cerchi di trasmetterla ai ragazzi?

“Con la Lazio ho fatto tre panchine in quella Coppa Italia vinta nella stagione 99-00 con Eriksson; avevo il  numero 31. In una di quelle, si giocava ad Delle Alpi di Torino contro la Juventus. C’erano Zidane, Del Piero… i grandissimi. Trasmettere oggi tutto questo ai ragazzi è difficile. È cambiato il calcio, sono cambiati i tempi. Non è più impossibile che un ragazzo che oggi gioca in eccellenza possa raggiungere palcoscenici importanti; vedi Gatti. Dico loro di crederci ovviamente, perché è la prima cosa da fare”.

C’è qualche ragazzo nei 22 che potrebbe fare un grosso salto di qualità?

“In rosa alcuni possono arrivare in Serie C, ma l’unico che può fare un percorso è Alessandro Tassiero. Tassiero lo voglio portare ovunque. Il suo potenziale è espresso solo al 30%. In un un campionato più che buono, deve capire che l’ansia non ha niente a che fare con lui. Gran parte degli errori che ha fatto quest’annata sono dettati dall’essere precipitoso. Lui ha tantissime qualità; ha cambio passo, strappo. Ha bisogno di mostrare personalità e capire che è un grande, ha 20 anni. Se capisce realmente capacità e limiti diventa un professionista. A tutto ovviamente subentra la fortuna e svariati discorsi che si devono ricercare nel tempo”.

Nella magnifica avventura alla Lazio hai potuto conoscere Sinisa Mihajlovic. Dall’esterno si è sempre notata la sua grande personalità, una persona davvero speciale. Com’era?

Con Sinisa mi sono allenato per due stagioni. Una grandissima personalità e una persona veramente eccezionale. Era uno dei pochi che mi dava veramente confidenza. Quando giocavo mi chiamavano “Piccolo Mihajlovic” perché avevo il gol su punzione nel sangue. Mi ha insegnato tanto, anche e sopratutto il modo di calciare”.

Varriale ha poi continuato: “Su di lui per capire ancora di più la persona ho un aneddoto. A Formello dove ci allenavamo c’era una palestra piccola con un canestro. Avevo appena firmato il mio primo contratto da professionista nel 1998 e subito mi trovai a scommettere con lui. 100mila lire se avesse fatto canestro con i piedi palla a terra da 40 metri. Ho dovuto ovviamente dargli i soldi”. 

Futuro al Capri? 

“Con la società al momento della firma nel 2023 ho accordato per una singola stagione. Ad oggi sono libero dal contratto e in questo momento ho la certezza di non rimanere a Capri. C’è stata qualche chiacchierata con la dirigenza e sono in attesa per capire meglio sul da farsi”.

Varriale ha infine terminato: “Auguro il meglio al Capri e a Capri, ringraziando tutti e sperando un giorno di vederlo giocare in Serie D o in Serie C”. 

 

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