La notte in cui Motta diventa muro
La green card della settimana va a Edoardo Motta, estremo difensore della Lazio, che nella semifinale di ritorno della Coppa Italia, mantenendo concentrazione e lucidità, ha parato 4 rigori su 5 all’Atalanta.
Edoardo Motta Motta con il suo coraggio irrompe come un fulmine a ciel sereno in Coppa Italia, prima in partita, poi ai rigori, nell’epoca in cui i giovani fanno fatica a emergere e a venir fuori, mentre il calcio italiano è in difficoltà ed in crisi di identità. Non è fortuna, è fede. Motta diventa un muro, un enigma irrisolvibile: quattro rigori parati consecutivamente, quattro sogni nerazzurri infranti contro i suoi guantoni. Ogni tuffo è un grido liberatorio.
La storia di Motta
Motta, 21 anni, di Biella, nasce calcisticamente nella Juventus che poi lo gira a Alessandria, Monza e Reggiana, prima di passare alla Lazio. La storia di Motta ci consegna un messaggio semplice e attuale: è necessario credere nei giovani, proteggerli e dare loro la libertà di osare. Al contrario oggi, troppo spesso, basta un errore per sparire: i calciatori italiani finiscono in panchina e l’ossessione della vittoria diventa una gabbia che soffoca il coraggio degli allenatori.
Ricominciare dai giovani
La notte di Motta potrebbe valere più di una vittoria: potrebbe essere il segno netto di una discontinuità da cui ripartire. Non solo per ciò che dice il risultato, ma per ciò che racconta il percorso: un ragazzo lanciato nel fuoco, lasciato libero di sbagliare e di riprovarci, fino a diventare decisivo. Se il calcio italiano vuole ritrovare identità e coraggio, deve ricominciare da qui: dalla fiducia, dalla pazienza, dalla scelta ostinata di dare spazio ai giovani. Perché a volte una partita non cambia soltanto un tabellone: cambia lo sguardo con cui si guarda al futuro.
