Chiedimi chi era Giovanni Bubacco. Il numero 1 del Venezia e non solo

La storia dell'estermo difensore Giovanni Bubacco, protagonista con la maglia del Venezia e non solo, raccontata dalla penna di Gigi Poggio. Un calcio d'altri tempi, un portiere iconico di un'Italia che non esiste più.

Giovanni BubaccoGiovanni Bubacco con la maglia del Venezia
Articolo di Gigi Poggio12/04/2026

Osservare attentamente la geografia della serie A degli anni 60 rimanda a un calcio lontano, quasi inimmaginabile. Lecco, Spal, Varese, Messina, Venezia, Catania, Vicenza, Mantova, Modena e Bari, in un campionato a 18 squadre, pur se in annate diverse, animarono quelle stagioni arricchendole di momenti e personaggi che sono rimasti comunque nella storia. Portieri dai nomi immaginifici, da Cantagallo della Spal a Meraviglia del Lecco, capitani coraggiosi come Giagnoni del Mantova, Maroso del Varese e Savoini del Vicenza, numeri 10 con la calamita ai piedi come Cinesinho del Modena e Fascetti del Messina.

In quella serie A non era facile competere e sopravvivere e, per molti di questi club, si trattò di un’esperienza da “toccata e fuga”. A noi piace raccontare però qualche storia legata a quegli anni, di cui resta peraltro indelebile la memoria fotografata dalle figurine Panini, focalizzando la nostra attenzione sui portieri. Perchè proprio loro? Perché, in quei campionati, con gerarchie di valori comunque sbilanciate, le loro erano sempre domeniche da protagonisti nel bene e nel male. O unici colpevoli di clamorose imbarcate o eroi salvatutto, con prodezze da copertina. E poi il loro look: maglia nera, e solo nera, attillata, col colletto unico segno cromatico di appartenenza ai colori sociali. E proprio da una di queste storie, quella di Giovanni Bubacco, parte il nostro racconto.

Giovanni Bubacco, veneziano della Giudecca, nasce nel 1938, vicino alla chiesa del Redentore. Infanzia difficile, con la nonna a fargli da mamma, cresce calcisticamente dai Padri Cappuccini e a campo Marte trova la propria vocazione: giocare in porta. Tornei giovanili, belle prestazioni, le prime medaglie e poi la segnalazione al Venezia che ha osservatori in tutte le isole e i sestieri e scova il giovane Bubacco. L’esordio non ancora ventenne, un 14 giugno del 1958, in Coppa Italia contro il Brescia, mantenendo la porta inviolata. L’amore per i colori della squadra della sua città, dichiarato sempre senza mezzi termini, lo porta a divenire, ben presto, un simbolo dei neroverdi.

Tra i protagonisti della promozione in serie A, nel 60/61, esordisce nella massima serie l’anno dopo contro la Juventus, in una domenica trionfale per i suoi che superano i bianconeri, quel giorno privi di Sivori. E, a salvezza acquisita, viene confermato l’anno successivo, in cui gioca tutta la seconda parte del campionato. Di fronte, non solo Rivera, Mazzola e Bulgarelli ma pure il romanista Manfredini, Nielsen e Pascutti del Bologna, Sivori, il viola Hamrin, Sormani, quell’anno al Mantova di Hidegkuti, Altafini allora al Milan, il granata Hitchens e Di Giacomo, capocannoniere nell’Inter, quell’anno vincitrice del campionato. Bubacco fa il suo ma non può evitare la retrocessione, al secondo anno di serie A per il Venezia.

Gli anni successivi, pur non conquistando la titolarità, diventa un punto fermo della formazione e torna nella massima serie con la promozione del 65/66. E la A scopre il vero Bubacco, in un campionato tirato all’inverosimile fino agli ultimi minuti della stagione, con la Juventus che sorpassa l’Inter. Una stagione segnata dall’alluvione che non risparmia nemmeno Venezia. In quella domenica di novembre del 66, la trasferta a Cagliari, un episodio che il portiere neroverde racconta a distanza di anni. “Il motoscafo, diretto alla stazione, con tutta la squadra che attraversa la laguna nera di nuvole, il treno che parte per Milano e lì il Fokker che vola fino in Sardegna, anche se la comitiva ha il terrore per quel viaggio e qualcuno non ne vuole proprio sapere.

Poi un panino in pullman, verso l’Amsicora, con la gente di Cagliari che ci applaude all’ingresso, sapendo che cosa avevamo vissuto per arrivare lì. D’altronde, il Totocalcio non poteva fermarsi.” Il Venezia esce sconfitto e quella stagione prende una brutta piega. Ma Bubacco se la cava e il suo nome comincia a girare. “Che portiere ero? Coraggioso e acrobatico, dicevano. Con pochi fondamentali ma senza paura. Sono cresciuto, volando e tuffandomi sulla terra della mia Giudecca.”

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