Il calcisticamente corretto è una violenza

Il calcisticamente corretto, versione comunque meno convenzionale del politicallly correct, è diventato insopportabile.

Articolo di Vincenzo Imperatore01/11/2021

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©️ “NAPOLI” – FOTO MOSCA

Il calcisticamente corretto, versione comunque meno convenzionale del politicallly correct, è diventato insopportabile. Basta. Il calcio è governato dalla pancia dei tifosi e dei dirigenti. Condanno ogni tipo di violenza fisica ma non soffocate la “derisione” tipica del tifo. Deridere, sfottere, prendere in giro o scherzare pesantemente altro non è che un “portare a galla” sentimenti intimi. Ad esempio tra giornalisti non ci si risparmia in lazzi e canzonature, basta guardare qualche talk show per rendersene conto.

Addirittura ci sono studi di psicologia sociale che affermano che lo sfottò sia sempre un sintomo di libertà intellettiva, di necessità di espressione, di una forma culturale (si, culturale) che trova sfogo nello scherzo, essendo questo il solo mezzo socialmente consentito per sbollire un po’ la cattiveria che cova all’interno dei cuori degli esseri umani. Scherzare, ad ogni modo, può essere divertente, ma richiede un rilevante senso del limite. Molti confondono la franchezza e la mancanza d’ipocrisia, che sono dei corretti valori, con la maleducazione e il celebre “bidone della spazzatura al posto del cuore”, come ebbe a definire un odiato arbitro il simpatico (!!!) Buffon.

Ma, da qualche tempo, chissà perché, il “politicamente corretto” è divenuto la stella polare dei nostri comportamenti. Una moda? Il ritorno di una moda è sempre mescolato a una certa nostalgia; in certi casi anche a un vago senso di colpa in chi, riaprendo gli armadi, si accorge di aver dimenticato di metterci la naftalina. Ma qual è l’ambito semantico in cui opera l’espressione “politicamente corretto”? É forse una forma linguistica di ipocrisia per dissimulare in pubblico ciò che pensiamo in privato? Oppure, ancor peggio, una forma linguistica per simulare in pubblico idee, per le quali in privato nutriamo il più viscerale interesse? Tra un po’ ci si rivolgerà ai tifosi di stadio più caldi come si fa con gli animali, quelli meno addomesticabili. Prendiamola a ridere perché ormai la repressione delle colorite espressioni delle tifoserie sta assumendo contorni inquietanti.

Nella partita Salernitana- Napoli, uno dei tanti derby campanilistici italiani (Napoli vs Salerno), ci si sta scandalizzando anche per lo sfottò più pungente e cattivo che potrebbe diventare causa di ammenda per la società di calcio che, per responsabilità oggettiva, è rappresentata da quella tifoseria. Insomma, adesso anche il più classico dei “pezzi di m…”, coro rivolto ai calciatori e ai tifosi avversari, diventa motivo di ammenda. Di più, diventa motivo di discriminazione territoriale, come se i tifosi di casa salernitana discriminassero quelli ospiti, provenienti da 40 km più a nord. Veramente un colpo di genio, una tragicommedia che farebbe ridere se non facesse piangere. E pensare che ci sono alcuni che hanno sposato la linea federale, “finalmente si puniscono i maleducati”, o altri convinti che la discriminazione territoriale possa essere tale anche nella stessa regione – ma anche tra vicini di casa, aggiungiamo noi, o condomini dello stesso palazzo!

Quando non si sfocia nella violenza che, ripeto, condanno, in maniera più decisa del footbally correct, lasciate in pace le splendida rivalità tra campanili. Ora simpaticamente posso sfottere un po’ un mio amico salernitano o mi fate una multa?

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