Salernitana, la resa dei conti di Iervolino: cessione o rilancio dopo l’umiliante retrocessione
Ai tifosi della Salernitana sentir parlare di "autofinanziamento e uomini di mondo anziché di calcio" fa venire l'orticaria: la piazza merita investimenti.
Foto Mosca SalernitanaLe promesse di Danilo Iervolino erano state roboanti al suo insediamento: zona sinistra della classifica, un nuovo modello Atalanta, Martens, Cavani, una Salernitana mai più ultima. Parole che si sono tristemente infrante contro la dura realtà del campo, con una retrocessione in Serie B arrivata addirittura con tre mesi d’anticipo.
Un fallimento sportivo ed economico
Un fallimento sportivo ed economico che ora costringe il patron a guardare in faccia i conti e prendere decisioni cruciali per il futuro del club. Cedere il testimone o rilanciare con un nuovo ambizioso progetto?
La situazione dei granata è oggettivamente disastrosa: una squadra senza identità e ormai rassegnata, un gruppo spaccato, il rischio concreto di infrangere ogni record negativo. Eppure Iervolino aveva rilevato il club in Serie A appena due anni fa, senza debiti e con un’ossatura abbastanza solida, nonostante il trust e tutti gli innumerevoli vincoli imposti dalla Lega.
Un cambio di rotta inaccettabile, che dovrebbe spingere moralmente il presidente a garantire un pronto rilancio per riportare subito la Salernitana nell’elite del calcio italiano. Questi tifosi appassionati lo meritano. Sentir parlare di “autofinanziamento e uomini di mondo anziché di calcio” fa venire l’orticaria in una piazza che merita investimenti e calciatori forti per puntare subito alla risalita.
La tifoseria per ora resta dalla parte di Iervolino come dimostrano i 16mila col Lecce e il malcontento assente anche nelle peggiori disfatte. Un attestato di fiducia che il patron dovrebbe ricambiare operando già da subito per allestire una corazzata in grado di battagliare nel campionato cadetto più difficile d’Europa.
In tal senso arrivano segnali incoraggianti. Nei giorni scorsi il CdA della Salernitana ha approvato il bilancio 2023 e un conseguente aumento di capitale per sbloccare l’indice di liquidità in vista della prossima stagione. Un atto importante per gettare le basi della programmazione futura come confermato dall’AD Milan: “Ci sarà continuità nel progetto, non un rilancio. Bisogna rilanciare solo la stagione fallimentare”.
Iervolino sembra quindi intenzionato a ripartire per riscattare l’umiliante retrocessione.
Rimarrà alla guida per tentare un pronto ritorno in A o cederà tutto dopo il naufragio iniziale del suo insediamento?
La piazza attende una risposta decisa sui futuri piani societari.
La realtà però è che, allo stato attuale, una cessione della Salernitana appare estremamente improbabile, a meno che lo stesso Iervolino non voglia accettare una debacle economica cedendo il club a prezzi di saldo.
La Salernitana retrocessa, un rebus dai conti in rosso
I numeri che circolano sulle conseguenze della cadetteria per il club campano sono impietosi e rischiano di trasformare il sogno iniziale del patron in un vero e proprio incubo finanziario. Il “paracadute” da 20 milioni della retrocessione non basterà. Gli introiti da diritti tv ad esempio crolleranno dai 30 milioni della A ai miseri 5-6 della cadetteria. Una voragine che da sola spiega i timori della proprietà e la fuga dei pochi potenziali acquirenti.
Ma il vero nodo è rappresentato dal monte ingaggi attuale, uno dei più alti di tutta la Serie A con 45 milioni lordi. Molti calciatori granata hanno clausole di riduzione all’ingaggio in caso di retrocessione, tra il 10 e il 30%. Ma si tratterebbe comunque di un risparmio limitato a fronte dell’esborso complessivo della rosa. Una cifra folle e insostenibile per la serie cadetta, che andrà immediatamente e drasticamente ridimensionata. Ma non sarà una passeggiata perché potrebbe costringere la società ad accettare altre minusvalenze per liberarsi di questi calciatori. E il bilancio, già in rosso, ne risentirebbe ulteriormente.
Iervolino non molla: nuovo corso ambizioso per riscattare l’immagine
Ma un imprenditore del suo calibro difficilmente accetterebbe una simile resa incondizionata dopo gli investimenti profusi. Più probabile quindi che rilanci con un nuovo corso ambizioso, per non dover abbandonare anzitempo il calcio professionistico con un finale poco lusinghiero a macchiargli la reputazione imprenditoriale e l’immagine di self-made man di successo costruita finora.
